CATTURATO

Omicidio Pescara. Ciarelli: 88 ore in fuga poi la resa: «non sono come mi dipingete»

I retroscena della latitanza e la cattura finita con la consegna nell'area di servizio della A14

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Ciarelli al momento della consegna

Ciarelli al momento della consegna

PESCARA. La sera stessa del delitto la polizia è stata ad un passo dalla cattura: sono arrivati con qualche minuto di ritardo dove il presunto omicida era appena passato prima di far perdere le proprie tracce. Da quel momento, era la mezzanotte tra martedì e mercoledì, è partita la caccia all’uomo.

E Ciarelli è finito come un topo in gabbia proprio nei momenti in cui una commossa Pescara stava dando l’ultimo saluto a Domenico Rigante.
Il giovane ultrà è stato salutato questo pomeriggio da circa 3mila tifosi e amici tra le lacrime, cori da stadio, qualcuno razzista e pieno di vendetta, fumogeni e poi silenzio.
La sua morte, però, è ancora tutta da scrivere: ci penseranno gli investigatori, diretti da Pierfrancesco Muriana, che tirano un breve sospiro di sollievo prima di tornare al lavoro e identificare gli altri 6 presunti complici dell'omicidio. E Massimo Ciarelli, rom con precedenti, spiegherà le ragioni della sua spedizione punitiva,  racconterà il perchè di tanta ferocia? Confermerà l'intenzione di voler in realtà uccidere il fratello gemello di Domenico, Antonio?
Per ora è presto per saperlo, quel che è certo è che il presunto assassino è finito braccato dalla polizia e con la terra bruciata intorno. Il rom in questi quattro giorni ci ha provato in tutto i modi a non farsi acciuffare ma alla fine si è dovuto arrendere e ha dovuto alzare le mani. La sua corsa, iniziata martedì sera in piazza Grue a Pescara, è finita nell’area di servizio di Francavilla, sull’autostrada, 88 ore più tardi. In mezzo una latitanza ancora avvolta dalla nebbia fatta di coperture e brevi spostamenti. Nel tardo pomeriggio di oggi si sono aperte le porte del carcere di Vasto; al momento della resa Ciarelli non ha parlato di quanto accaduto la notte dell’omicidio e allo stato attuale è difficile dire se nel corso dell’interrogatorio di garanzia dei prossimi giorni vorrà spiegare quello che è successo o si avvarrà della facoltà di non rispondere.

«MI CONSEGNO»
Va bene, mi consegno, ha detto nel primo pomeriggio di oggi: la decisione sembrava ormai inevitabile dopo i continui messaggi, diretti e indiretti, che gli agenti della Mobile hanno lanciato ai familiari nel corso delle molteplici perquisizioni. Almeno una quindicina in appena 4 giorni, su tutto il territorio regionale ma anche fuori come in Molise, in Puglia e anche una ‘puntata’ a Milano. E in ogni casa passata al setaccio sempre gli stessi risultati: nessuna traccia di Ciarelli e bocche cucite da parte dei parenti che fanno parte di uno dei clan rom più uniti del pescarese.
Il messaggio lanciato è stato chiaro: se si consegna nessuno si fa male, se continua a fuggire c’è il rischio di un blitz armato. Così il presunto killer che secondo la ricostruzione degli inquirenti avrebbe ammazzato senza pietà un ragazzo più giovane di lui, accecato dall’ira e dalla rabbia di chissà quale ‘sgarro imperdonabile’, ha scelto questa volta la strada della ragionevolezza.

«BRUCIATI TUTTI I CONTATTI»
Ma la polizia lo ha ribadito più volte: «nessuna mediazione», non c’è niente da contrattare. Se Ciarelli non si fosse consegnato, al massimo entro un paio di giorni, assicurano, sarebbe scattato il blitz.
«Dal 1° maggio non gli abbiamo dato tregua», ha spiegato Pierfrancesco Muriana capo della Mobile. «Gli abbiamo bruciato tutti i contatti. Lui ad un certo punto ha capito che la cosa migliore che potesse fare era uscire fuori». Ciarelli avrebbe quindi valutato che la resa potrebbe anche agevolare il suo difficile percorso giudiziario ma soprattutto potrebbe alleggerire la posizione dei suoi parenti (il reato di favoreggiamento non può comunque contestarsi ai familiari più prossimi).

IL COVO NON E’ STATO INDIVIDUATO
La polizia fino a questo momento non ha individuato il covo dove si è rifugiato l’uomo durante la latitanza. Non si sa dunque se sia stato da solo o in compagnia ma ci sono forti sospetti che sia rimasto in zona, certamente nel pescarese. Al momento della consegna non aveva con sé la pistola calibro 38 che ha ucciso Domenico Rigante e ci sono poche possibilità che la faccia ritrovare. Un’arma del delitto in meno è sempre una garanzia in più per chi deve rispondere del reato di omicidio e tentato omicidio come in questo caso.
Ciarelli sarebbe stato comunque molto accorto a non utilizzare il cellulare e resta da capire come riuscisse a comunicare con i familiari. La polizia ha tenuto sotto controllo tutta una serie di personaggi che erano intorno a lui tanto da circoscrivere tutta la tela di rapporti: il rom si è trovato così spiazzato. 

LA SORELLA DA TRAMITE
Nelle ultime ore è stata la sorella la tramite tra il fuggitivo e la polizia ed è stata proprio lei a dare l’ok finale e a far capire agli inquirenti che la corsa poteva dirsi finita.
All’ultimo minuto, per evitare rischi, c’è stato l’accordo e si è concordato l’incontro all’area di servizio. Lui si è presentato con la sorella e l’avvocato ed è stato subito portato a Vasto, in carcere. Una decisione, quest’ultima, maturata in seguito alla forte tensione che si vive in queste ore a Pescara e per evitare problemi di ordine pubblico.

«NON SONO COME MI DIPINGETE»
Al momento della consegna Ciarelli non ha riferito nulla della sera della sparatoria ma c’è stato uno scambio di battute tra lui e il capo della Mobile: «tu mi massacri sempre», gli ha detto Ciarelli, «ma io non sono come mi dipingono». Muriana aveva già arrestato Ciarelli nel 2005 a Montesilvano (all’epoca il dirigente della questura era il vice della Mobile) dopo una sparatoria avvenuta in via Mincio per via di una bambina contesa tra due famiglie rom. La polizia all’epoca lo rintracciò nei pressi di Fossacesia da alcuni parenti per sfuggire alle ininterrotte ricerche che si erano attivate.

LE INDAGINI VANNO AVANTI
Con l’arresto di oggi l’inchiesta, coordinata dal pm Salvatore Campochiaro non è chiusa. Questo era sicuramente il passaggio centrale ma adesso gli inquirenti vogliono approfondire il ruolo degli altri sei rom che hanno partecipato alla spedizione punitiva. Ciarelli è ritenuto il presunto autore materiale dell’omicidio ma bisogna attribuire le responsabilità anche agli altri che farebbero parte della stessa cerchia familiare.
Alessandro Biancardi