L'OMICIDIO

Continua la caccia all’assassino: Ciarelli braccato. Famiglia vittima: «no a vendette»

Parla il padre del giovane ammazzato: «era buono, era un padre di famiglia»

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Continua la caccia all’assassino: Ciarelli braccato. Famiglia vittima: «no a vendette»
PESCARA. Continuano ormai senza sosta dal primo maggio le ricerche di Massimo Ciarelli, l’uomo accusato di essere l’assassino dell’ultras Domenico Rigante.

Un omicidio efferato («lo hanno ammazzato come un cane», raccontano gli amici) culminato all’apice di una vera e propria spedizione punitiva, non rara in città.
Il movente è ancora poco chiaro, forse una lite scoppiata il giorno prima per motivi sconosciuti che avrebbe fatto scatenare la furia di Ciarelli. Il rom di 29 anni, precedenti penali per droga alle spalle, ha così chiamato a raccolta almeno sei conoscenti e ordinato di mettere ‘le cose a posto’. Domenico Rigante è stato finito con alcuni colpi di pistola calibro 38: la pistola che il fuggitivo avrebbe ancora con sé. Il tifoso del Pescara si era rifugiato sotto al tavolo della cucina nella casa di alcuni amici in piazza Grue dove stava vedendo la partita del Napoli. Quando ha capito quello che stava per accadere ha supplicato il killer di non sparare: «ho una figlia di 7 mesi», ha gridato. Ma quella richiesta disperata non è bastata.
Il fratello Antonio, che secondo gli inquirenti era il reale bersaglio del commando, si era nascosto, invece, sotto al letto e oggi si sente tremendamente in colpa per quello che è successo. Domenico è morto per l’emorragia interna scaturita dal colpo di pistola che lo ha raggiunto al basso ventre.
Ieri era circolata insistente la voce di un arresto di Massimo Ciarelli a Tollo ma la notizia era assolutamente destituita di fondamento e pare che nessun elemento del suo fantomatico arresto sia in qualche modo anche lontanamente vicino alla verità. Ciarelli è ancora latitante a tutti gli effetti e si nasconde da qualche parte, forse in Abruzzo, forse a Pescara o forse più lontano. Sta di fatto che le Squadra Mobile diretta da Pierfrancesco Muriana starebbe monitorando una serie di zone e persone aspettando un passo falso di chi sta comprendo un assassino. Non si smorzano le voci, che viaggiano in fretta attraverso i gruppi ultras, come quella che raccontava di una sparatoria, ieri a Rancitelli. Anche questa è risultata poi essere una voce assolutamente falsa.

OGGI I FUNERALI, TENSIONE ALLE STELLE
La tensione però è alle stelle e la città è col fiato sospeso mentre tutti sperano davvero che Ciarelli possa in qualche modo ravvedersi e consegnarsi, costituirsi e chiudere questa caccia all’uomo sperando in futuri benefici di pena.
False sarebbero anche le voci di una presunta mediazione in atto ma di sicuro la questura vedrebbe di buon occhio il costituirsi di Ciarelli ma al momento il presunto assassino non ha formalmente un difensore ma ci sarebbe solo un legale d’ufficio che non avrebbe avuto ancora un ruolo attivo.
La paura maggiore in queste ore è lo spettro della violenza che potrebbe non essere finita e che aleggia nell’aria, anche se istituzioni e forze dell’ordine continuano ad ostentare tranquillità e ad infondere parole melliflue ma del tutto afone alle orecchie di chi ha già minacciato chiaramente e pubblicamente di farsi giustizia da solo.
Da quelle rivendicazioni («abbiamo un fratello da vendicare») prende però le distanze il papà della vittima, Pasquale Rigante che chiede di abbassare i toni. «Mio figlio era un buono», ha detto ieri, «pensate che qualche giorno fa era andato a Bergamo al funerale del giocatore del Livorno Piermario Morosini, e qualche giorno fa aveva partecipato a Roma anche al funerale del papà di Danilo Soddimo (giocatore del Pescara, ndr)».
«Non vogliamo vendette, né altra violenza», ha continuato l’uomo. «La giustizia deve fare però il suo corso. Ci sono persone che stanno lavorando e noi abbiamo fiducia. C'é però rabbia e doloro perché perdere un figlio di 24 anni che aveva una bambina di pochi mesi non si riesce a spiegare. Antonio, l'altro mio figlio sta male al pensiero che poteva trovarsi lui al posto del fratello». Pasquale Rigante, alla domanda su un eventuale appello al presunto omicida per costituirsi ha detto: «Non c'é nessun appello da fare, quello che ci hanno detto essere successo nel momento dell'aggressione non si può neanche commentare. Siamo addolorati ma allo stesso tempo molto confortati dall'affetto dei tanti tifosi del Pescara che sono venuti in obitorio».
E questo pomeriggio alle 16 nella chiesa del Santissimo Crocifisso di Villaggio Alcyone ci saranno i funerali in forma privata ai quali parteciperanno i due giocatori biancazzurri, Ciro Immobile e Marco Verratti, che non sono stati convocati per la gara in Toscana. Parteciperanno alla funzione anche numerose delegazioni di tifosi tra cui quelle del Messina e del Vicenza (squadre gemellate con la tifoseria biancazzurra) e del Livorno. Il funerale sarà a carico dell'Amministrazione comunale di Pescara, mentre due raccolte di fondi sono avviate dal Pescara Calcio e dai tifosi biancazzurri tramite l'apertura di un conto corrente. Prima dell’arrivo in chiesa la bara di Rigante (verso le 14) lascerà l'ospedale per raggiungere lo stadio e attraverserà la curva nord. «Canteremo insieme per l’ultima volta insieme a Domenico», dicono gli ultras.
Per Rigante è stata scelta una bara biancazzurra - con incisi il simbolo del delfino del Pescara Calcio e dei Pescara Rangers, club a cui era iscritto Rigante. Il giovane è stato vestito con una maglia biancoazzurra su cui sono state messe decine di sciarpe con i colori sociali del Pescara.

DOMENICA LA MANIFESTAZIONE «PER CHIEDERE GIUSTIZIA»
Domenica mattina, a partire dalle 10 in piazza Italia, si terrà invece la manifestazione «per chiedere che venga fatta giustizia». «Non sarà la manifestazione dei rangers contro i rom», ha detto il papà di Domenico, «non dovranno esserci sciarpe e bandiere del Pescara perché prima di essere tifosi noi siamo cittadini e questa manifestazione è per chiedere che venga fatta giustizia». Gli organizzatori hanno ribadito che si tratta di una «manifestazione pacifica» durante la quale si cercherà un confronto con le forze istituzionali