CICLONE TERCAS

Tercas nella bufera, la ''generosità'' dell’ex dg Di Matteo ed il fallimento Di Mario

Emergono i primi particolari sulla notizia di ieri del commissariamento della banca teramana

Redazione Pdn

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Tercas nella bufera, la ''generosità'' dell’ex dg Di Matteo ed il fallimento  Di Mario
TERAMO. Bankitalia ha detto stop. E da ieri la Tercas è stata commissariata «per gravi irregolarità e controlli inadeguati».

 Via da subito tutti i vertici, dal presidente ai revisori dei conti, sostituiti rispettivamente da Riccardo Sora, commissario straordinario, e dal Comitato di sorveglianza composto da Antonio Blandini, Silvano Corbella e Alessandro Portolano.
Gli organi straordinari – fa sapere una nota del Ministero dell’economia - operano sotto la supervisione della Banca d’Italia e adotteranno tutte le misure necessarie a garantire la regolarizzazione dell’attività aziendale e la piena tutela dei depositanti e di tutti i clienti di Tercas. «La clientela può quindi continuare a rivolgersi agli sportelli della banca che prosegue regolarmente la propria attività».
L’effetto mediatico che il commissariamento produrrà sull’immagine Tercas sarà sicuramente negativo ma di fatto il tentativo di attutire l’impatto sulla clientela è condiviso anche dai sindacati aziendali che ieri pomeriggio si sono già riuniti ed hanno chiesto un incontro immediato con il commissario. Eppure paradossalmente la Tercas gestita da Bankitalia è certamente più “sicura” oggi che ieri. Infatti il commissariamento non è giunto inatteso ma al termine di un’ispezione iniziata a settembre da parte della Vigilanza di Banca d’Italia, allertata da fibrillazioni per vicende non sempre chiare. In particolare si erano intraviste  una gestione a rischio del credito e operazioni disinvolte che avevano suscitato l’interesse  della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle entrate. «Tanto che la Cgil aveva già scritto alla Banca d’Italia dando il suo ok al progetto di mettere sotto controllo la gestione della Tercas», spiega il responsabile provinciale dei bancari Mauro D’Ignazio. E Gaetano De Lauretis, rappresentante aziendale Cgil, conferma: «Già da oltre un mese avevamo fatto le pulci al bilancio ed avevamo inviato una lettera a tutti i colleghi, ripercorrendo la storia di quello che è avvenuto nell’Istituto bancario teramano dal 2004 ad oggi. Diciamo che oggi la Banca d’Italia mette in sicurezza la gestione». Come d’altra parte stava cercando di fare il nuovo direttore Dario Pilla, in carica da febbraio e che non è stato esautorato, visto che non è coinvolto nella precedente gestione del direttore generale Antonio Di Matteo, ora sotto la lente di Bankitalia. Perché i problemi per i quali la Vigilanza ha deciso di cancellare i vertici della banca teramana si leggono in filigrana dalle nomine: si tratta di migliorare i controlli  e di assicurare una governance più attenta alla gestione dei soldi. Sono infatti due le vicende più grosse che hanno fatto saltare il coperchio di questo vaso di Pandora, che promette altri sviluppi clamorosi.

IL FALLIMENTO DEL COSTRUTTORE ROMANO RAFFAELE DI MARIO
La prima è l’indagine della Procura di Roma sul fallimento del costruttore romano Raffaele Di Mario, con relativa delega alla Gdf  di Teramo a svolgere indagini e ad acquisire documentazione relativa a questo crac. All’epoca si parlò di una bancarotta che coinvolgeva una decina di società riconducibili a Di Mario, tra cui la Dimafin che ha ricevuto un mutuo di 100 mln di euro da un gruppo di banche, Tercas compresa. Una vicenda molto complessa e dai contorni ancora nebulosi, che l’ex direttore generale Antonio Di Matteo ha vissuto in due vesti, al momento del finanziamento ed al momento dell’indagine. Infatti la scorsa estate proprio il dg ha ricevuto dalla Gdf la richiesta di acquisizione di tutta la documentazione che interessa il crac ed il fallimento di quelle dieci società romane che lasciano un buco di oltre cento milioni e tasse non pagate per 50. La seconda indagine della Gdf e dell’Agenzia delle entrate si muove invece su un altro versante, quando sempre a Di Matteo sono state chieste notizie degli investimenti di alcuni teramani nella Smi, la Banca di San Marino nella quale risultavano depositi di 40 abruzzesi, e molti appunto di Teramo. La saldatura delle due inchieste ha prodotto prima la sostituzione del dg ed ora il commissariamento. Così si metterà fine ad una gestione che non ha evidentemente brillato per trasparenza e che ruota attorno al dg Di Matteo, da sei anni alla Tercas, dopo essere stato direttore generale di Unipol Banca fino al 31 maggio 2005. Un direttore molto “attivo”, che già un paio di mesi dopo il suo ingresso in Tercas fece erogare un finanziamento di 60 mln di euro (un quinto del capitale sociale di allora che era di 300 mln) per l’operazione caldeggiata da Giovanni Consorte - e che vedeva impegnata anche la Hopa del finanziere Emilio Gnutti - nell’acquisizione di Bnl. Proprio le incursioni di una piccola Banca abruzzese sullo scenario della finanza nazionale potrebbero essere la spia di un malessere gestionale, in cui la mania di grandezza ha giocato un ruolo disastroso per la Tercas. A nulla è servito allargare la sua sfera di influenza acquistando nel 2010 la Caripe per 228 mln di euro e tentando (solo sulla stampa) l’acquisizione di Carichieti: operazioni che con il senno di poi sembrano attivate più per coprire altre storie che per rafforzare la Tercas. E così naufraga anche il sogno di una Cassa di risparmio unica in Abruzzo, dove solo Carichieti sembra in buona salute, dopo l’annunciata scomparsa anche di Caripasq. Tocca ora alla Banca d’Italia riportare serenità nella gestione della Tercas, che sembra l’ennesimo fallimento del modello teramano che sembrava il più adatto all’economia abruzzese.
Sebastiano Calella