IL CASO

Contrordine: nullo il sequestro al Caffè Venezia

Ancora un pronunciamento del tribunale del Riesame che restituisce i beni ai Granatiero

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Contrordine: nullo il sequestro al Caffè Venezia
PESCARA. Il Tribunale del Riesame di Pescara ha confermato l'annullamento del sequestro preventivo dei locali dei fratelli Michele Sebastiano e Pasquale Granatiero, di origine foggiana.

Tra i locali figurano anche i due noti Caffe' Venezia di Pescara più altre attività e quote societarie. La questione è tornata davanti al Tribunale pescarese dopo che la Cassazione aveva annullato con rinvio il provvedimento di dissequestro emesso sempre dal Tribunale del Riesame del capoluogo adriatico.
In pratica il Riesame aveva già annullato una prima volta il provvedimento emesso dal gip, c’era poi stato un passaggio in Cassazione che invece aveva accolto le motivazioni del pm e rinviato nuovamente al Riesame la decisione.
Il collegio giudicante (De Cesare – Casarella - Falco) dopo un preambolo puramente di carattere giuridico ritiene di accogliere l’istanza degli indagati poiché mancherebbero, così come esposti, sufficienti indizi per ritenere concreto il “fumus commissi delicti”. Cioè prove seppure solo in termini di probabilità che possano far ritenere possibile l’eventuale commissione del delitto contestato. I giudici precisano che non è questa la sede per anticipare un giudizio e per questo devono solo attenersi agli elementi, così come esposti dal pm (Gennaro Varone) valutandoli criticamente.
«Il capo di imputazione», scrive il Tribunale, «indica, solo in alcune ipotesi, elementi tutt'al più idonei a giustificare generici sospetti sulla provenienza delle somme di denaro; sospetti che, proprio in quanto tali non possono essere assunti come idonei a rendere configurabili, ancorchè astrattamente, il delitto o i delitti presupposti e, di conseguenza, il reato in relazione al quale il provvedimento cautelare e' stato adottato».
In pratica i giudici ricalcano il precedente giudizio che sosteneva proprio la medesima tesi: se la procura contestava ai Granatiero il riciclaggio dei soldi dell’altra famiglia mafiosa del Gargano, i Romito, in realtà non c’era traccia di questo legame o della provenienza dei soldi. Nessuna prova concreta che possa legare i soldi di provenienza, comunque dubbia, dei Granatiero a quelli dei Romito.
«Le altre condotte contestate», scrive ancora il Riesame, «non recano alcun riferimento alla natura e alla provenienza del denaro. In concreto, per quanto concerne le origini degli ipotizzati rapporti tra la famiglia Granatiero e quella dei Romito (cioè tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000) deve ritenersi che l’esito dei nuovi accertamenti da parte della procura non sovvertono la valutazione già operata a suo tempo dal tribunale di Foggia. Infatti la formale cessione di due attività commerciali di Manfredonia dai Granatiero ai Romito esclude decisamente che i primi possano essere considerati i prestanome dei secondi».
Anche per questo «la tesi della difesa viene giudicata verosimile».
Il Riesame contesta anche il venir meno del “reato presupposto” che in qualche modo il gip aveva trovato nel reato associativo di stampo mafioso, cosa che però è stata successivamente negata.
«Lo stesso pm», scrivono infatti i giudici, «nel suo ricorso in Cassazione ha decisamente escluso che il delitto presupposto del riciclaggio sia quello di associazione di stampo mafioso così privando del proprio fondamento anche il provvedimento reso dal gip e non ne ha indicati altri; peraltro nel capo di imputazione l’origine del denaro riciclato è indicata a volte come genericamente illecita a volte come sconosciuta e a volte è omessa del tutto né è dato rilevare dalla documentazione in atti una ipotesi di reato anche alternativa a quelle esaminate già dal gip e dal primo tribunale del Riesame in grado di fungere da reato presupposto rispetto ai reati di riciclaggio». Insomma se non c’è un reato presupposto, dunque una provenienza illecita del denaro in seguito a reato, non può nemmeno esserci riciclaggio.
Mancherebbero inoltre prove evidenti di contatti recenti tra i Granatiero e i Romiti così come invece supposto dalla Procura con alcune intercettazioni “smontate” dal Riesame. Il pm Varone starebbe valutando la possibilita' di presentare nuovamente ricorso in Cassazione. Contestualmente alla restituzione dei beni ai legittimi proprietari (i Granatiero) viene revocata dal tribunale anche la custodia giudiziale.
Intanto è attesa per il prossimo 17 maggio la decisione del Tribunale di Pescara sulla richiesta di fallimento della societa' Caffe' Venezia srl che nella scorsa udienza era stata rinviata forse in attesa proprio del pronunciamento di oggi. I locali erano stati sequestrati, insieme a conti e correnti e beni aziendali, a settembre 2011 nell'ambito di un'inchiesta su un presunto riciclaggio di denaro. Il valore complessivo dei sequestri ammontava a circa 20 milioni di euro. Ora anche la strada verso il fallimento sembra in salita. Ma questa vicenda ci ha abituato ai colpi di scena. Anche questa volta non finisce qui.
a.b.