FESTIVAL DEL GIORNALISMO

Busi: «L’Aquila esperimento politico per la propaganda»

La giornalista ex Tg1 racconta le sue dimissioni. Il terremoto e le inchieste di Angelo Venti al Festival di Perugia

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Busi: «L’Aquila esperimento politico per la propaganda»
PERUGIA. «Proprio a L'Aquila è saltato il rapporto tra servizio pubblico e il suo unico editore, ovvero i cittadini». E' saltato il tappo. Così la giornalista Maria Luisa Busi si è dimessa dal Tg1 a seguito di una contestazione subìta nel capoluogo.

«Non è stato rotto in quel momento», ha detto la Busi intervenendo al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, «ma è stato un lungo percorso che si è protratto da circa diciassette anni. Diciassette lunghi anni di perfezionamento di quello che alcuni chiamano populismo mediatico».  Il viso della Busi è diventato subito rosso e cupo, quando la giornalista del Tg3 Abruzzo, Roberta Mancinelli, moderatrice dell'incontro, ha fatto vedere il video della contestazione degli abitanti dell'Aquila contro l'ex giornalista del Tg1. Piano piano gli occhi diventano lucidi e la mano tenta di coprire le smorfie della bocca tipiche di chi si sta commuovendo. Ma non piange. Resta lucida.
Un fragoroso applauso ha riempito la sala quando la giornalista ha affermato che la motivazione principale delle sue dimissioni dal Tg1 era dovuta a quell'episodio. «Non c'è prezzo per mantenere la schiena dritta», ha detto rivolgendosi ai numerosi futuri giornalisti presenti in sala, «io ho rinunciato alla mia carriera ma non al mio lavoro. Ne subisco tutti i giorni le conseguenze». «L'Aquila è stato il luogo deputato alla propaganda, una sorta di esperimento», ha continuato la giornalista, «L'Aquila è diventato un nuovo luogo metapolitico, perfetto per rappresentare il populismo mediatico che nasconde e camuffa, che racconta ma non racconta».  «Il populismo mediatico si è concentrato a L'Aquila, laboratorio dell'efficienza di questa rappresentazione, del suo perfezionamento. Si è stati talmente bravi a far credere che tutto vada bene che poi la gente ci ha creduto, e non solo gli italiani ma anche all'estero l'immagine del miracolo aquilano ha funzionato», ha detto senza mezzi termini, «Non c'è niente di più volgare e pornografico di approfittare dell'immagine di un luogo di morte». «L'impalcatura mediatica è stata distrutta nel momento in cui è stata pubblicata la telefonata di Piscicelli che rideva nel letto alla notizia del terremoto nel capoluogo abruzzese», ha precisato il rettore dell'Università dell'Aquila, Ferdinando Di Orio.

DI ORIO: «BERLUSCONI OSSESSIVO E  COMICO»
Di Orio non ha risparmiato le critiche alla gestione dell'emergenza e del post facendo più volte riferimento alla "sindrome di Stoccolma" che avrebbe colpito molti degli amministratori locali «affidatisi subito alla Protezione civile e al Governo, lodando il loro intervento». «Come dimenticare l'ossessiva presenza dell'allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi,  che spesso la buttava sul comico quando noi non avevamo nulla da ridere». «La Protezione civile  mi diceva che dovevo farmi una ragione che l'Università a L'Aquila era finita», ha raccontato, «ma noi non ci siamo arresi. Non abbiamo chiuso nessun corso. Da subito lezioni nei capannoni. Anche se a L'Aquila sembra ci sia una volontà perversa di non farla ricostruire, ora il primo edificio ricostruito nel centro storico è la facoltà di Lettere e Filosofia e Scienze della Formazione». Ma il timore del Rettore resta quello che la città potrà essere solo per vecchi e per chi non ha possibilità di andare altrove mentre i giovani andranno via, vista l'impossibilità di creare posti di lavoro.

ANGELO VENTI E LE INCHIESTE PRIMA DELLA MAGISTRATURA
Al giornalista abruzzese Angelo Venti (www.site.it) è stato chiesto di raccontare qualche sua inchiesta che ha risvegliato "gli appetiti" della magistratura che ad oggi ha aperto 200 filoni sulla ricostruzione post sisma. Giusto qualche accenno all'ultima inchiesta "Soldi nel cesso"  che vede Guido Bertolaso, allora capo della PRotezione Civile, iscritto nel registro degli indagati. Tanto, troppo il materiale di cui potrebbe parlare Venti che fin dai primi momenti ha messo su una piccola redazione in un campo da rugby e lontano dai contesti istituzionali dove invece erano installate tutte le altre redazioni nazionali. Presenti alla conferenza su L'Aquila dimenticata anche il fotografo Stefano Schirato, i cui scatti sono stati raccolti in un lavoro chiamato "Sulle rovine di noi" e la giornalista del corriere.it, Stefania Ulivi, che insieme ad altre 15 colleghe ha realizzato un documentario su 27 donne aquilane.
Manuela Rosa