LAVORO

Vertenza ex Burgo, consegnata petizione al prefetto

Sono 672 le firme raccolte

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Vertenza ex Burgo, consegnata petizione al prefetto
CHIETI. I lavoratori ex Burgo vogliono vederci chiaro sul loro futuro.

Sono 133 i dipendenti in mobilità rimasti senza occupazione e senza ammortizzatori sociali e non esiste ancora un impegno formale sulla loro ricollocazione nel progetto In.Te. sull'area ex cartiera.
E per questo che stamattina una delegazione dell'assemblea permanente di Chieti insieme ai rappresentanti del Comitato Lavoratori ex-Burgo si è recata dal  prefetto per consegnare la Petizione Popolare avente come richiesta la convocazione urgente di un tavolo per il lavoro.
In poco tempo, infatti, i dipendenti hanno raccolto ben 672 firme di altrettanti cittadini allarmati della perdurante crisi occupazionale della Val Pescara per sensibilizzare le istituzioni a tutti i livelli ad individuare soluzioni vere e concrete che offrano una rapida ricollocazione dei lavoratori attualmente in mobilità e non solo.
«Ci preme ricordare ha dichiarato l’assemblea permanente di Chieti del Comitato Lavoratori ex-Burgo, «che la sensibilità mostrata dalla cittadinanza, nei riguardi del problema in questione, è stata altissima a dimostrazione del fatto di come la "Vertenza Burgo" sia molto partecipata dalla città e che continua a rappresentare una vera e propria emergenza sociale sulla quale non  permetteremo che cali il silenzio».
 Gli ex dipendenti hanno ringraziato tutti coloro che hanno contribuito con la loro firma a sostenere questa iniziativa sottolineando la disponibilità manifestata dal Prefetto ad attivarsi al più presto.
 Oltre alla vicenda ex Burgo (l’impresa chiusa e smantellata e sui cui terreni dovrebbero esserci aziende disposte ad insediarsi) continuano a rimanere aperte questioni che coinvolgono centinaia di famiglie come la vertenza Sixty. Anche i lavoratori dell’azienda Sixty, infatti, non hanno certezze sul loro futuro professionale e  continuano a subire le scelte aziendali e la disoccupazione (il problema degli esuberi e quindi dei licenziamenti).