SANITA'

Asl di Chieti: al via i Dipartimenti tra polemiche e mugugni. La Baraldi pensa alle dimissioni?

Insofferenza del sub commissario verso i manager

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Giovanna Baraldi

Giovanna Baraldi

ABRUZZO. Giovanna Baraldi medita di lasciare, Francesco Zavattaro prova a resistere.

Questa diversità di comportamenti fotografa in modo emblematico lo stato dell’arte nella sanità abruzzese ed in quella teatina in particolare. Le ultime mosse del sub commissario alla sanità e del manager Asl Chieti hanno infatti scombinato il quadro idilliaco che dalla Regione viene imposto come un ordine di servizio: sulla sanità tutti d’accordo. E se serve, negare anche l’evidenza. Che in questo caso è l’insofferenza del sub commissario Baraldi verso i manager che non rispettano le linee guida per gli Atti aziendali o verso le pressioni (non solo dell’opposizione) per riportare la gestione della sanità sotto il controllo della politica. Di qui i contrasti negati, ma evidenti, come sulla vicenda degli Atti aziendali che non si è ancora conclusa per le resistenze che continua a mostrare il manager Zavattaro alle richieste di modifica che vengono anche da Roma. E così salta l’incontro già previsto in settimana tra la Baraldi ed i manager, mentre a Chieti la riorganizzazione della Asl procede a passi spediti, come fa sapere un comunicato rassicurante:  «nella Asl sono nati i Dipartimenti unitari (che raggruppano i reparti omogenei) e sono state votate le terne dei nomi tra i quali il manager Francesco Zavattaro sceglierà i direttori. Per questi eletti il professor Roberto Vaccani, docente di Organizzazione e Personale alla School of Management della Bocconi, in settimana ha già tenuto un corso di due giorni (la Asl di Chieti lo chiama “evento”). Questo esperto ha spiegato agli eletti quali sono le caratteristiche professionali e caratteriali che i nuovi direttori debbono possedere per svolgere bene il loro lavoro».
 Tra quindici giorni – ma questo la Asl non lo dice – il docente della Bocconi tornerà di nuovo per un colloquio con gli interessati. Da qui partirà la selezione dei “vincitori” o meglio la motivazione che servirà al manager per giustificare le sue scelte. Esempio: al Dipartimento medicoc’è la terna Franco Cuccurullo, Fernando De Benedetto e Filippo Salvati. C’è già un direttore in pectore? Chissà. Ma il costo del professore della Bocconi sarebbe giustificato se riuscisse ad imporre una scelta diversa da quella che tutti si aspettano e cioè che il rettore Cuccurullo – Bocconi o non Bocconi - batterà gli altri due concorrenti. Perché la stranezza di questo “evento” non sta tanto nella presenza qualificatissima del professor Vaccani, ritenuto uno dei massimi esperti nazionali di scelta del personale destinato ad operare nella sanità (dai manager a tutti gli altri gradini gerarchici inferiori), quanto nel fatto che i Dipartimenti ed i direttori in pectore sono stati chiamati ad aggiornarsi mentre l’Atto aziendale della Asl di Chieti non ha ricevuto ancora l’ok dal Ministero. E soprattutto non ha convinto il sub commissario Giovanna Baraldi, perché si è discostato dalla linee guida a suo tempo approvate e comunicate ai manager. Ma Zavattaro è andato dritto per la sua strada, prima confrontandosi solo con Chiodi, poi resistendo in vario modo alle richieste della Baraldi stessa e del Ministero per tornare allo schema tipo dell’Atto aziendale  accettato dagli altri manager: il Programma operativo, di cui le linee guida sono emanazione, non prevede e quindi non tollera né un aumento del numero dei Dipartimenti né i conseguenti maggiori costi. Invece Zavattaro ha tentato di non rispettare questi vincoli ed ha continuato a muoversi ed operare come se nulla fosse, forte dei suoi appoggi romani e della protezione di Chiodi, di cui forse si sente interprete più della Baraldi. Infatti, dice il comunicato Asl, il corso del professor Vaccani «è l’occasione per condividere gli obiettivi da raggiungere e per fare in modo che tutti i candidati prendano piena coscienza delle linee operative che l’Azienda seguirà nell’immediato futuro, attraverso un confronto serrato». Come dire: le linee della mia Asl le decido io, nella mia autonomia.
BARALDI INFASTIDITA?
E’ questo atteggiamento che infastidisce la Baraldi che si è assentata dall’Abruzzo per alcuni giorni? In realtà il suo ritorno a casa è dovuto solo a motivi familiari, anche se non è escluso che questa pausa serva a qualche riflessione sul suo futuro a fianco di Chiodi. Insomma ci sono contrasti nella gestione della sanità. Come capita a Chieti, dove la creazione dei Dipartimenti ha sollevato più di un dubbio e soprattutto disegna un quadro nuovo e non concordato del futuro della Asl, con qualche incertezza negli accorpamenti. Vedi i problemi della Radioterapia unita alla Medicina nucleare. Oppure lo strano declassamento dell’Università d’Annunzio che al massimo avrà la direzione di tre Dipartimenti (nei segnali stradali però si legge ancora: Ospedale clinicizzato) o la cancellazione del cardiologo universitario Raffaele De Caterina dalla terna del dipartimento cardiologico, così come del cardiochirurgo Gabriele Di Giammarco. La rappresentanza delle malattie del cuore è stata affidata infatti a tre ottimi professionisti, ma di questi solo Filoteo Gaeta è un cardiologo medico specifico (peraltro di grande esperienza e professionalità), mentre Francesco Spigonardo è un chirurgo vascolare e Giovanni Scipioni è il capo degli anestesisti nel team dei trapianti. E mentre continua lo spezzettamento della Cardiochirurgia, arriva il declassamento inatteso della d’Annunzio. Non è un caso che nella Asl di Chieti e nel SS. Annunziata è passato sotto silenzio che l’unico reparto ad ottenere il “bollino blu” europeo per la qualità è stato quello del professor Leonardo Mastropasqua, di cui si sono perse le tracce nei vari organismi. Come non si parla più delle difficoltà del reparto di Ginecologia, oberato di lavoro a tal punto che le donne malate di tumore convivono con quelle che debbono partorire, oppure delle difficoltà a rendere operativo il percorso nascita che pure è stato imposto a livello regionale o a far funzionare il Cup o le liste di attesa. E’ vero che le terne nascono dalle disposizioni di legge e contrattuali, ma decide il manager a chi affidare l’incarico di responsabile del Dipartimento. Il quale si dovrà barcamenare nella scarsa trasparenza dei bilanci e nelle difficoltà a capire quante risorse sono disponibili e come allocarle. Questo rapporto di fiducia con la direzione generale è anche un limite, perché si rischia di fare “solo” quello che desidera il manager. E l’effetto collaterale imprevisto potrebbe essere quello che già succede nella sanità a Chieti, dove si parla di più di corsi di aggiornamento alla Bocconi o della Bocconi, di consulenti per lo staff del manager o di teorie sulla “Sanità incompiuta”, come è il titolo di un libro del 1991 del professor Vaccani.
Questi i nomi degli eletti nelle terne per ciascun dipartimento:
Dipartimento Medico: Franco Cuccurullo, Fernando De Benedetto, Filippo Salvati.
Dipartimento Chirurgico: Paolo Innocenti, Lorenzo Mazzola, Carlo Manieri.
Dipartimento Cuore: Francesco Spigonardo, Filoteo Gaeta, Giovanni Scipioni.
Dipartimento Emergenza e accettazione: Antonio Caporrella, Antonio Iacovella, Lorenzo Russo.
Dipartimento Oncologico: Stefano Iacobelli, Antonio Nuzzo, Giuseppe Pizzicannella.
Dipartimento Materno infantile: Francesco Chiarelli, Valerio Flacco, Antonio Di Francesco.
Dipartimento Prevenzione: Raffaele Sebastianelli, Mario Olivieri, Giuseppe Torzi.
Dipartimento Radiologia e radioterapia clinica: Giampiero Ausili Cèfaro, Antonio Cotroneo, Antonio Marulli.
Dipartimento Salute mentale: Nicola Carlesi, Massimo Di Giannantonio.
Dipartimento Governo dei rapporti istituzionali e amministrazione: Walter Russo, Manuela Loffredo, Stefano Spadano.
Dipartimento Governo dei contratti e servizi logistici: Pierluigi Galassi, Filippo Manci, Vito Bucciarelli.

Sebastiano Calella

FEBBO: «NOTIZIE INFONDATE»
«Ancora una volta, puntualmente, si torna a parlare della Cardiochirurgia di Chieti usando il pretesto di fantomatiche modifiche al progetto con l’intento di sminuire l’operato della Regione e della Asl», replica l’assessore Mauro Febbo. «Anche questa volta però le notizie circolate in questi giorni, nel tentativo di mettere in discussione tutto, non sono corrette. All’undicesimo livello nel nuovo polo di Cardiochirurgia infatti non sarà collocato l’Ufficio tecnico ma sarà trasferita la Direzione generale nei locali che sarebbero rimasti a grezzo. In questo modo aumenteranno gli spazi destinati, come giusto che sia, alla funzione sanitaria nella struttura del SS Annunziata. L’ufficio tecnico invece resterà dove si trova adesso. Quindi – sottolinea Febbo - nessun declassamento e nessuna modifica perché all’undicesimo livello del nuovo polo non era prevista la biblioteca che comunque troverà lo stesso spazio all’interno della nuova struttura. Inoltre non capisco come si faccia a sostenere che se manca una biblioteca, un reparto non possa funzionare bene o non possa essere un polo d’eccellenza. Piuttosto mi dovrebbero spiegare come mai la grandissima e bellissima sala convegni prevista proprio vicino al Polo di cardiochirurgia non è stata ultimata e di fatto non è utilizzabile».