RICOSTRUZIONE

Ingegneri:«Ricostruzione di L’Aquila tra illegittimità e vizi di procedura»

Puntano il dito anche contro la congruità di spesa e chiedono l'intervento degli organi di vigilanza

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    Ingegneri:«Ricostruzione di L’Aquila tra illegittimità e vizi di procedura»
L’AQUILA. Non è la prima volta che tra architetti e ingegneri si protesta e si contestano procedure della ricostruzione de L’Aquila. Questa volta ci vanno giù duro gli ingegneri, Ordine nazionale con sede a Roma, che attaccano modi e procedure adottate per ricostruire la città devastata dal terremoto.

Ingegneri sul piede di guerra dunque che mettono senza mezzi termini sul banco degli imputati la Struttura Tecnica di Missione, nonché il Commissario delegato per la ricostruzione.
La contestazione principale riguarda l’affidamento diretto della progettazione alla università de L’Aquila, un aspetto già emerso mesi fa ed altrettanto contestato allora.Nello specifico l’ordine degli ingegneri contesta una «sospetta irregolarità sulla tipologia dei compensi» e «mancanza di riscontri concreti sul piano del recupero urbanistico».
   Una serie di gravi perplessità che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) ha affidato ad un documento, conciso, ma efficace, per chiedere delucidazioni esaustive alla Struttura Tecnica di Missione ed al Commissario delegato per la ricostruzione. A tre anni dal terribile sisma, la categoria punta il dito contro alcune procedure adottate.
Due i livelli su cui si muove la denuncia: il primo si riferisce all'affidamento alle Università degli incarichi di progettazione per i Piani di ricostruzione, sotto forma di attività di supporto al RUP, che non avrebbe legittimità. Il secondo riguarda le tariffe di riferimento utilizzate nel pagamento di prestazioni rese da soggetti pubblici e da  privati. Raffrontando infatti i compensi emerge che per la medesima attività - ovvero la redazione di un Piano di ricostruzione - relativa ad uno stesso intervento – un borgo dell’aquilano con specifiche caratteristiche  - il corrispettivo per l'Università  è ben il doppio, in altri termini si aggira attorno ai €142mila a fronte, invece, di €64mila per i soggetti privati.
   Due differenti procedure per uno stesso tipo di incarico: è l’amara scoperta fatta degli ingegneri. Il capitolato del 19 novembre 2010 viene richiamato, infatti, per le prestazioni rese da soggetti pubblici, come gli Atenei, mentre una vecchia circolare n.6679/1969 per quelli privati, come gli studi professionali di ingegneria, con esborsi per le casse dello Stato ben diversi.
   Netta la reazione del CNI in merito ai compensi alle Università che «possono apparire del tutto spropositati ed essere oggetto di serie ed approfondite riflessioni, anche da parte dei competenti e deputati organi di vigilanza della congruità della spesa». Entrata, peraltro, indicata dagli Atenei come “rimborso spesa”, che, per gli ingegneri, maschera, in realtà, «una prestazione specialistica rilasciata da un soggetto pubblico non abilitato a svolgerla». Mentre è ormai vitale assicurare «la massima trasparenza e serietà di tutti gli interventi in atto. Per un pieno e totale recupero urbanistico», dicono gli ingegneri.