LA SENTENZA

Ciclone 2, accordo di programma Di Properzio: tutti assolti

Letto in aula il dispositivo che chiude uno dei filoni minori dell’inchiesta Ciclone

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Ciclone 2, accordo di programma Di Properzio:  tutti assolti
PESCARA. Il fatto non sussiste, si ordina il dissequestro. Tutti assolti gli imputati del filone “Cilone 2” che vedeva imputati l’ex sindaco di Montesilvano Enzo Cantagallo, il costruttore Carlo Di Properzio, l’assessore Cristiano Tomei ed il tecnico Rolando Canale.
Nessun regalo di volumetria, nessun illecito, nessuna svista da parte del Comune di Montesilvano, in sostanza le carte sono a posto, non vi sono né reati né illeciti. Il presidente del collegio giudicante, Massimo De Cesare, in meno di 10 secondi ha letto il dispositivo di tre righe che dispone il dissequestro dell’immobile di via Finlandia e nel contempo apre scenari nuovi e fino ad ora forse impensabili.
La mattinata era iniziata con molta tensione, ansia palpabile nonostante gli imputati non fossero presenti in aula. Mancava anche Cantagallo che invece è stato sempre presente a tutte le udienze di questo processo come di quello definito “Ciclone” che è il processo dal quale è disceso il filone chiusosi oggi con la sentenza di primo grado.
Secondo il capo di imputazione Gallerati, Cantagallo, Tomei e Canale avrebbero «con atti arbitrari ed in violazione di legge procurato intenzionalmente, in unione e concorso tra loro ed in esecuzione di un preciso piano criminoso, ingiusto vantaggio patrimoniale a Di Properzio al quale veniva attribuito il diritto di edificare 32mila metri cubi in più di quanto avrebbe potuto legalmente fare in base al piano regolatore».
Tutto falso, ha detto questa mattina il collegio giudicante.
I fatti risalgono al luglio 2001 e riguardano il Pint approvato con delibera di Consiglio comunale nel 1998. Tra le varie accuse si contestava anche la mancata realizzazione delle opere pubbliche previste dall’accordo di programma. Il 19 dicembre 2003 Di Properzio aveva inviato al Comune una proposta integrativa del Pint con la quale portava il costo degli interventi per ristrutturazione del campo sportivo da 443mila euro a 629mila e 167mila euro per le opere di urbanizzazione.
Nella vicenda rientrava anche Gallerati in qualità di sindaco e Vincenzo Brocco assessore (le loro posizioni erano state archiviate già in udienza preliminare per prescrizione). Anche il reato di corruzione era già caduto per l'ex Cantagallo.
Bisognava realizzare dunque opere sportive e verde pubblico ed anche una scuola.
Secondo l’accusa poi Cantagallo e Tomei avrebbero adottato la delibera 430 del 30 dicembre 2004 che avrebbe di fatto consentito le modifiche al piano proposto da Di Properzo. Modifiche illecite per il pm Gennaro Varone, tutto regolare per il giudice che chiude in maniera netta una questione disputata in 4 udienze in un processo che è filato via veloce rispetto all’altro principale che pure vede imputazioni simili.
La tensione sui volti degli avvocati (non è mancato qualche alterco) si è subito sciolta e forse nemmeno loro ritenevano come probabile l’esito poi effettivamente giunto. Una leggera smorfia di sollievo si è subito dipinta sul volto di solito impassibile dell’avvocato Giuliano Milia che difende Cantagallo. Pochi secondi dopo era già al telefono con il suo assistito per dargli la notizia.
Delusione per il pm Gennaro Varone che alla scorsa udienza aveva chiesto sei mesi per Cantagallo. Le repliche degli avvocati invece sono state affIdate a memorie scritte le quali hanno generato una breve controdeduzione da parte della pubblica accusa. Respinta anche la richiesta di nuova acquisizione di atti da parte dell’avvocato Giovanni Di Biase che difende Di Properzio. Documenti sufficienti per De Cesare che insieme agli altri due giudici si è ritirato in camera di consiglio per la decisione.
Quaranta minuti dopo il verdetto. Assoluzione.
Entro novanta giorni dovranno essere depositate le motivazioni che dovranno chiarire le ragioni della decisione e solo dopo il pm potrà proporre appello come è quasi certo che accada.
Il problema per la procura non è tanto aver perso questa battaglia ma rischiare di perdere tutta la guerra. E’ infatti fuori di dubbio che questa decisione, anche se in maniera indiretta, non potrà non influire sul giudizio principale del processo Ciclone dove figurano gli stessi imputati e dove l’impianto accusatorio, in parte, si basa sugli stessi schemi.
Intanto il palazzo rimasto congelato e non ultimato è stato dissequestrato. E’ probabile che a breve il costruttore invii la richiesta al Comune per poter concludere i lavori (non prima di una ulteriore modifica al piano regolatore) e poi la questione potrà dirsi definitivamente chiusa.
Ultima appendice aleatoria, come detto, l’appello.
Alessandro Biancardi