L'INCHIESTA DI PDN

Comprano casa ma la casa non c'è: l'odissea del "Baby Residence"

Il cantiere verrà venduto ad una ditta che si occuperò di concludere i lavori

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Il cantiere è ancora così

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SPOLTORE. Hanno comprato casa sulla carta ed hanno sborsato soldi veri. Ora però si ritrovano senza casa e senza soldi.

In totale erano 68 acquirenti, poi rimasti in 58, coinvolti in questa vicenda ancora lontana dalla risoluzione. Tutti con lo stesso problema: hanno acquistato un appartamento sui progetti al Baby Residence a Sambuceto, hanno versato degli anticipi (alcuni fino a 70 mila euro, ci raccontano) ma l’immobile non è pronto. Secondo documenti che PrimaDaNoi.it ha avuto modo di vedere i patti erano chiari.
Per appartamenti di 50 metri quadri, più sottotetto di altri 50 metri quadri e balconi da 30 metri quadri il prezzo finale concordato era di 138 mila euro.
Da compromesso 5 mila euro sono stati versati alla sottoscrizione del preliminare, altri 5 mila dopo 20 giorni, quasi 18 mila entro la realizzazione della struttura in cemento armato del fabbricato, altri 17 mila euro entro non oltre la realizzazione delle tamponature esterne del fabbricato. Per chiudere i 93 mila euro al momento della consegna dell’immobile.
Tutti hanno comprato dallo stesso imprenditore, Pakundo Immobiliare di Marcello Sborgia. Tutti hanno le stesse domande: «vedremo mai quelle case pronte e finite?»
Ora gli acquirenti provano a fare quadrato. Sono stufi di aspettare e soprattutto esigono spiegazioni che, dicono, non sono mai arrivate. La data della consegnata è stata continuamente procrastinata: si parlava all’inizio del 2007, poi 2008… di anno in anno si è arrivati anche al 2011 e poi, a marzo scorso, quando qualcuno ha ipotizzato anche l’ipotesi fallimento in agguato la società ha dato ennesime rassicurazioni: «"stiamo montando le travi in legno dei tetti", ci hanno raccontato. Sarà tutto pronto all’inizio del 2012».
Oggi, a quattro mesi dall’inizio dell’anno, l’odissea non si è affatto conclusa. Gli acquirenti del Baby residence si sono ritrovati su un gruppo Facebook e dopo anni di lotte individuali hanno deciso di fare fronte comune e si sono affidati ad uno stesso avvocato. Nei mesi scorsi di diffide ne sono partite diverse ma Pakudo non risponde.
«Il compromesso è stato effettuato dalla maggior parte di noi tra la fine del 2006 e gli inizi del 2007», racconta a PrimaDaNoi.it Loredana Girasole. «La prima consegna era per luglio 2009 e, dopo un paio di proroghe, giugno 2012». Ma le speranze di poter mettere finalmente piede nella nuova casa tra due mesi sono praticamente nulle, basta dare un’occhiata al cantiere e anche un profano capisce che la questione è seria.
E c’è anche a chi della casa non gliene importa più nulla ma chiede almeno di recuperare i soldi. «Da settembre 2011 il cantiere è deserto. Nessuno ci dà speranze ma solo tante storielle per tenerci buoni».
E Loredana Girasole è agguerrita: è riuscita tramite internet a recuperare circa 12 nominativi di acquirenti su 75 appartamenti, «molto probabilmente tutti venduti».
«Abbiamo dato i soldi del compromesso e, alcuni, dell'avanzamento dei lavori», racconta ancora Girasole. «Le cifre vanno da un minimo di 10.000 euro a oltre 70.000 euro. C'è, per esempio, chi ha dato in permuta un terreno. Alcuni di noi hanno stipulato una polizza fidejussoria con un'azienda di Napoli che, da Gennaio, risulta irreperibile». Tramite ricerche via internet alcuni acquirenti l’avrebbero rintracciata addirittura nella Grande mela dove si sarebbe trasferita.
«Sborgia», continua Girasole, «ci ha detto che non ha più ricevuto i finanziamenti dalla banche e non ha soldi per ultimare i lavori. Dice che sta tentando di vendere l'immobile ad altre imprese di costruzioni. Questo circa quattro mesi fa».
Ad oggi nulla è cambiato. Gli acquirenti sono preoccupati ed esasperati. C’è chi è costretto a restare in affitto e sborsare soldi che avrebbe preferito investire diversamente. Ma ci sono anche coppie giovani che dopo il matrimonio sognavano di cominciare una nuova vita e invece si ritrovano a vivere con i suoceri.

«GLI AQUIRENTI HANNO RAGIONE, IO NON SONO PIU’ CREDIBILE»
Sulla questione PrimaDaNoi.it ha sentito anche Marcello Sborgia che di date non ne vuole dare: «non sono più credibile». Il costruttore sostiene che gli acquirenti abbiano tutte le ragioni di essere adirati, spiega i tanti problemi con le banche e anche di essersi fidato di qualcuno che forse non meritava la sua fiducia.
Il primo che nomina è il geometra che avrebbe fatto una ‘svista’ ovvero costruito su un terreno demaniale: «abbiamo aspettato due anni per un decreto tra ministeri e demanio». Poi sono arrivati i problemi con gli istituti di credito che non possono erogare soldi a società che si occupino anche di giochi. E Sborgia, oltre all’Immobiliare, gestisce anche la Pakundobet che è un centro scommesse.
Con il blocco del finanziamento il cantiere si è bloccato. «Non siamo riusciti ad avare i soldi», racconta l’imprenditore, «pur aver offerto 10 milioni di capitali, miei personali, a garanzia. Da qui è iniziata la trattativa per la vendita ed ad oggi stiamo aspettando». Dunque della costruzione del Baby Residence si occuperà una nuova ditta (con la quale è stata già stilata una bozza di contratto) «che finirà il fabbricato alle stesse condizioni sancite sui compromessi».
Sui tempi, però, Sborgia non vuole dare date: «non sono più credibile, avremmo dovuto firmare tra venerdì e sabato il contratto con questa ditta ma l’appuntamento è saltato». Dal momento che la vendita ad altra società sarà conclusa, il cantiere dovrebbe andare avanti per altri 6 mesi per la parte centrale (ovvero le parti comuni) e un 1 anno per le altre.
Pensa di aver sbagliato qualcosa o di non aver fatto qualcosa che avrebbe dovuto fare in questi anni? «Mi sarei dovuto appendere da qualche parte? In questi anni sono passato per bugiardo, truffatore, poco di buono. Purtroppo la sventura è stata quella di doversi fidare di collaboratori a cui ho dato ascolto. Io quest’opera l’avrei potuta finire e consegnare tre anni fa…poi c’è stato quell’errore di costruire sul terreno demaniale».
E poi Sborgia sostiene che i guai siano derivati anche dalla banca: «se fossimo stati con una Cassa di Risparmio non sarebbe mai accaduto. Non sono l’ultimo arrivato sulla faccia della terra o uno spiantato. Ho delle proprietà personali che non ho esitato a dare come garanzia. Con una banca locale tutto questo non sarebbe accaduto, una banca locale conosce te e la tua storia, la tua identità fino al midollo. Noi con la nostra banca solo per aver ritardato di un mese il versamento di 1 milione di euro abbiamo dovuto pagare 23 mila euro di interessi, questi sono tassi più che usurai».

I SOTTOTETTI
Ma in questi mesi aspettano anche i residenti (circa una ventina di famiglie) che hanno acquistato sottotetti «con abusiva destinazione residenziale», dice la procura di Pescara, del complesso Le Monache 2 e Le Monache 3 dell’impresa Diesseci della moglie di Sborgia. Sottotetti che non potevano essere venduti come appartamenti e dunque abusivi. Chi ha comprato aspetta l’agibilità intanto che la questione è finita anche in una inchiesta della magistratura pescarese.
«Io non ho fatto né più né meno di quello che fanno gli altri costruttori, costruire dopo l’assenso del Comune, un piano collegato al piano terzo venduto e costruito come locale di sgobero», spiega Sborgia. «Questa è la realtà. Potrei fare nomi di illustri concittadini che abitano in case e villette dove c’è una parte che è cubata e un’altra che non è cubata».
A chiudere la lunga fila di persone in attesa che bussano continuamente alla porta di Sborgia ci sarebbero anche ex dipendenti anche loro riunitisi su un gruppo Facebook.
«E dopo la mancata consegna di buste paga e altri documenti», lamentano sul social network, «è il turno del CUD 2011 che non sono stati ancora inviati ai dipendenti»

Alessandra Lotti