SANITA'

Ospedale di Atri, il Tar sospende il giudizio contro i tagli

L’opposizione: «si fermi anche il manager Varrassi»

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Ospedale di Atri, il Tar sospende il giudizio contro i tagli
ATRI. Non si sono fatte attendere le reazioni del sindaco di Pineto e dei consiglieri comunali di Atri e Silvi (Pd, Udc e la Rosa bianca) dopo l’ordinanza del Tar L’Aquila che ha sospeso il giudizio sul ricorso presentato contro la riorganizzazione dell’ospedale di Atri.

Poiché il ricorso si basa su aspetti già affrontati in altri ricorsi analoghi che sono stati inviati all’attenzione della Corte costituzionale, il Tar sospende il giudizio in attesa di conoscere il pronunciamento dei giudici sulla costituzionalità degli atti del Commissario Chiodi.
 In particolare sotto esame è trasformazione in legge dei tagli del Programma operativo che erano stati bocciati dai vari Tar abruzzesi. La richiesta dei ricorrenti è semplice: «sarebbe lecito attendersi che il manager Asl Teramo prendesse atto che le sue determinazioni penalizzanti per l’Ospedale di Atri sono, tra l’altro, basate su un presupposto molto probabilmente incostituzionale. Quindi si dovrebbe astenere, in attesa della decisione finale del giudizio di costituzionalità, dall’assumere ulteriori atti in pregiudizio del territorio ed in violazione delle comuni regole del diritto ed anche del buon senso».
 Il Tar infatti ha valutato che la riorganizzazione dell’ospedale di Atri trae origine dal Programma operativo 2010 del Commissario che è ritenuto – a parere dei ricorrenti - palesemente illegittimo. Infatti è stato diramato in violazione della riserva costituzionale della pianificazione sanitaria in favore del Consiglio Regionale. I tagli del PO, come detto, furono “sanati” da un decreto legge del Governo Berlusconi che attribuì al Commissario Regionale, peraltro solo per l’Abruzzo, la potestà pianificatoria dalla quale, a discendere, dipendono gli atti del manager Giustino Varrassi.
«Concretamente – sostengono i ricorrenti - gli atti impugnati rimangono in un limbo, ma il sentore di illegittimità è fortissimo. Dunque la decisione del Tar segna certamente un punto a favore del ricorso, perché se la Corte Costituzionale accogliesse la questione verrebbero travolti tutti gli atti che hanno penalizzato il San Liberatore, non escluso anche l’atto aziendale definitivo del 7 marzo 2012, contro il quale ci apprestiamo ad un nuovo ricorso per far valere ancora una volta, come in questa circostanza, il diritto e la ragione».