IL PROCESSO

Sanitopoli. Angelini: «mi hanno macellato e distrutto», in aula è rissa perpetua

Insulti e minacce di querele, udienza di forte tensione. Si parla della busta delle mele, di telepass e viaggi a Collelongo

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Sanitopoli. Angelini: «mi hanno macellato e distrutto», in aula è rissa perpetua
PESCARA. «Mi hanno macellato, distrutto, finito. Dovevo pietire favori perché loro non utilizzassero metodi illeciti per distruggermi. Pagavo per essere trattato come i miei concorrenti».

Tra molte ripetizioni di fatti già trattati e gli ormai "consueti" screzi tra “scolari indisciplinati” e spesso con parole e atteggiamenti non consoni ad un’aula di tribunale, il processo Sanitopoli è ripreso ieri dopo alcuni stop forzati. Nulla di nuovo nell’aula 1 del tribunale di Pescara.
E’ continuato il controesame di Vincenzo Maria Angelini da parte del difensore di Ottaviano Del Turco, Giandomenico Caiazza, che per l’intera mattinata ha rivolto intotale non più di una quindicina di domande al testimone Angelini. Tra un quesito e l’altro però: battutine, risposte velenose, urla, imprecazioni, l’intervento del presidente del collegio giudicante Carmelo De Santis a sedare la rissa verbale perpetua, il filo del discorso che si perde, che riprende a fatica, che procede a fatica. Sanitopoli è un processo diverso dagli altri ed assistervi implica una dose aggiuntiva di forze, attenzioni, pazienza. Difficile credere che in questo modo si possa fare chiarezza o contribuire a meglio delineare i contorni della verità.
Da una parte, dunque, c’è Angelini (che ha annunciato di aver procrastinato il suo ricovero per essere presente all’udienza), abile con la dialettica, praticamente fa tutto da solo (il suo avvocato in tutta la mattinata non è intervenuto nemmeno una volta), più cavallo selvaggio, duro a farsi domare, che testimone disciplinato o parte in causa che attacca e si difende. Dall’altra, l’avvocato Caiazza, difensore dell’ex presidente della Regione, meno algido del solito (ha perso le staffe più volte) contestando a parole e con la mimica il metodo di conduzione del controesame imposto dal presidente De Santis. La tecnica dell’avvocato navigato si è però diluita in un dibattimento frammentato e frammentario, caotico e difficile da seguire anche per i molti «non ricordo» di Angelini o dei ripetitivi, fino alla nausea, «ho già risposto nell’incidente probatorio». A seguire tutto quanto c'è lo sguardo sempre attento dell’ex presidente Del Turco che non ha perso un passaggio del suo accusatore, sempre in silenzio, quasi immobile tranne per un gesto ciclico con la mano che tende a mostrare il palmo in senso di disappunto.
Anche stamattina nuova udienza che avrebbe dovuto prevedere la continuazione dell’escussione di Angelini ma oggi in aula lui non ci sarà. Per questo il presidente del collegio, Carmelo De Santis, ha disposto una visita medica che possa attestare la reale impossibilità di Angelini di essere presente.
E dopo una mattinata di battibecchi nel primo pomeriggio ancora la forza di perseverare.
Durante il controesame dell’avvocato di Aracu l’ennesimo “siparietto”. A riscaldare gli animi, nonostante l'appello al fair play rivolto più volte dal presidente del collegio a tutte le parti, la frase di Angelini «qualcuno ha visto troppe puntate di Perry Mason» . Non si e' fatta attendere la reazione dell'avvocato Giandomenico Caiazza: «presidente non consenta ad un teste di insultare in questo modo gli avvocati. Questo signore deve rispettare la toga». Angelini ha replicato a Caiazza «lei infanga la toga che porta». A questo punto e' scattata la bagarre totale e il difensore di Del Turco ha chiesto di mettere tutto a verbale e ha annunciato di voler querelare l'ex imprenditore della sanità: «Angelini se parla di me si sciacqui la bocca, io sono una persona per bene, non so se si possa altrettanto dire di lui». Su invito del presidente sono seguite le scuse di Angelini all'avvocato Caiazza

I TELEPASS
L’avvocato Caiazza ha ricostruito i dati fattuali emersi dalle ricevute dei telepass prodotte da Angelini e utilizzate per ricostruire le “famose” dazioni a Collelongo. La difesa ha cercato di comprendere se le ricevute prodotte in giudizio fossero proprio tutte quelle esistenti oppure solo quelle relative all’uscita Celano-Aielli che porta a Collelongo. Tra il 2006 ed il 2007 sono stati contati 48 viaggi complessivi ma molti sono state visite senza dazioni. «Andavo a supplicare di non uccidermi», ha detto Angelini.
«Come ha fatto a ricostruire le 8 dazioni senza il telepass?», ha domandato ancora Caiazza. Dopo un lungo battibecco la risposta di Angelini è parsa essere: «a memoria».
L’ex patron di Villa Pini ha ribadito poi più volte il concetto che sulle dazioni che lui e la moglie hanno ricostruito si dice più che sicuro, certo, ma che non può escludere che ve ne siano state delle altre, che si sia incontrato in altri luoghi, che sia andato a Collelongo da solo, con una macchina diversa da quella indicata in un primo momento. Insomma certo sulle contestazioni, più che incerto su tutto il resto.

LE MINACCE
Altra parte del controesame ha riguardato le minacce del gruppo vicino a Del Turco. Angelini ha più volte detto ai giudici che l’ex presidente si vantava di conoscere bene i procuratori, la finanza ed i Nas e che poteva agitare anche le ispezioni delle commissioni regionali e non su Villa Pini. Per questo, ha riferito Angelini, egli cercava la protezione del governatore che, invece, lo stava strozzando. «Io dovevo essere grato a Del Turco perché mi avevano rotto una gamba quando invece dovevano uccidermi. Dovevo ringraziarlo perché c’era Rifondazione comunista -mi diceva- che voleva vedermi morto e così dovevo subire in silenzio il meccanismo messo su ad arte per strangolarmi».
Il meccanismo dei rimborsi pubblici trattenuti per effetto delle ispezioni che certificarono anche una serie di prestazioni gonfiate per 180mln di euro. Sullo specifico delle minacce di inchieste agitate ad arte, però, Angelini non ha detto. Così come sulla presunta contraddizione rispetto alle precedenti dichiarazioni dove asseriva di non fregarsene delle minacce di Del Turco. Un punto nodale poichè la procura contesta la concussione (cioè il fatto che Del Turco sotto la minaccia abbia chiesto denaro).
Sulle ispezioni da parte della Regione ha detto che non le temeva ma che auspicava che fossero equilibrate. In aula si è parlato anche della famosa busta delle mele, su questa vicenda è intervenuto Del Turco con una dichiarazione spontanea: «nella busta delle foto ci sono mele, noci e castagne con il guscio e piene di spine. In trenta secondi non avrei potuto prepararla e poi era impossibile metterci le mani dentro senza ferirsi. L'avrà preparata qualcun altro».


IL COLLOQUIO REGISTRATO CON QUARTA
«Ero diventato una larva, sono stato distrutto, macellato da questi farabutti. La mattina andavo a piangere a casa di Cesarone. Ero in preda ad una crisi depressiva devastante», ha quindi aggiunto Angelini. Durante il controesame l'ex imprenditore della sanità ha anche sostenuto che quando ha registrato un colloquio con Lamberto Quarta non ha fatto riferimento alle dazioni in quanto «queste cose mi facevano e mi fanno schifo. Ero spaventatissimo e non ho fatto cenno ai soldi perchè avevo paura che Quarta potesse rendersi conto che era registrato».
Caiazza ha invece chiosato:«… forse perché aveva paura che rispondesse “di quali soldi stai parlando?”». E via nuovo scontro e urla in aula.
Angelini ha inoltre raccontato che «mi dicevano che dovevo parlare solo con Del Turco, Quarta e Cesarone e mi è stato vietato di parlare con gli altri politici». Nella seconda parte del controesame è intervenuto uno dei legali di Sabatino Aracu che ha posto al teste diverse domande riguardanti le presunte dazioni. Nella maggior parte dei casi Angelini ha fatto riferimento alle dichiarazioni rilasciate ai pm nel corso del dibattimento: «non sono immortale, non mi si può fare la stessa domanda dieci volte. Non ne posso più, non mi sento bene, sono qui e non dovrei starci». Subito dopo è stata la volta del controesame dell'avvocato di Luigi Conga. L'udienza è stata poi aggiornata ad oggi.
Alessandro Biancardi