LA PROTESTA

Disabili: «lo stadio Adriatico non è sicuro»

Dopo la morte di Morosini spuntano nuovi dubbi

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La "gabbia"

La "gabbia"

PESCARA. «E’ da moltissimo tempo che i tifosi disabili fanno notare come il nuovo stadio adriatico, ristrutturato da pochi anni e costato alla collettività 10 milioni di euro, sia privo della sicurezza necessaria indispensabile a una persona con disabilità per poter essere messa in salvo in caso di emergenza».

Lo scrive Claudio Ferrante, presidente Carrozzine Determinate Abruzzo, che in una missiva indirizzata a agli enti pubblici ribadisce quanto già detto altre volte forse sortendo una reazione più tiepida. Dopo la tragedia della morte di Piermario Morosini, invece, secondo l’esponente dei disabili, sarebbe opportuno fare una riflessione e ragionare sulle carenze della sicurezza affinchè non si ripeta una nuova tragedia.
«E’ noto che le persone disabili sono state sistemate tra la tribuna e la curva nord, (in una gabbia di ferro) senza via di fuga», ricorda Ferrante, «l’unica via di fuga si chiama “ascensore”. Dobbiamo ricordare che prima della ristrutturazione esisteva una rampa che accedeva alla pista di atletica, eliminata a favore delle scale: siamo senza parole. Dopo la morte del calciatore tutti si sono preoccupati di trovare un capro espiatorio. Le parole comuni sono leggerezza e superficialità, ma quante altre volte le macchine hanno ostruito l’ingresso dello stadio? Ora ci è scappato il morto e tutti devono difendere l’onore o l’onorabilità delle istituzioni e della città».
Secondo Ferrante in una situazione di emergenza è sconsigliato prendere l’ascensore eppure questa in quel settore dello stadio dove sono stipati i disabili in carrozzina è l’unica strada.
«A questo punto sorgono spontanee alcune domande», scrive ancora Ferrante, «per eventuali sfollamenti, il personale è opportunamente formato ed in grado di dare disposizioni per mettere in salvo le persone gravemente malate? Non essendoci via di fuga, chi si occuperà di trasportare 50 disabili a braccia? Ed in quanto tempo ci riuscirà? Qualche dubbio sorge spontaneo a noi diretti interessati, visto che non è mai stata fatta nessuna esercitazione per l’evacuazione del settore disabili, né ci sono cartelli informativi con indicazioni precise verso luoghi di raccolta sicuri. E’ una vergogna aver progettato la ristrutturazione di uno stadio “moderno” nel recente 2009, senza aver tenuto conto che anche le persone con disabilità hanno il diritto di partecipare agli eventi sportivi senza rischiare la propria incolumità. In Italia i provvedimenti vengono sempre presi dopo che ci è scappato il morto. Ora è successo, anche se per diversa causa, cosa dobbiamo attendere ancora, un’altra tragedia?»