SCANDALO INFINITO

Aumenta la tariffa dell’acqua: scandali e carrozzoni, pagano i cittadini

Ieri i sindaci dei Comuni dell’Ato pescarese hanno votato l’incremento del costo per gli utenti di 0,14 euro a metro cubo

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Aumenta la tariffa dell’acqua: scandali e carrozzoni, pagano i cittadini
PESCARA. Senza grosso clamore né pubblicità i sindaci dell’Ato4 pescarese si sono ritrovati per decidere l’aumento della tariffa dell’acqua.

La tariffa media dell'acqua passa, per i comuni dell'Ato pescarese, da 1,20 euro a metro cubo a 1,34 a metro cubo.
Lo hanno deciso ieri i sindaci dell'Assi che hanno limitato l'aumento perche', attuando l'esito del referendum sull'acqua, hanno tagliato dalla tariffa la remunerazione del capitale investito.
Senza grosso clamore, né pubblicità i sindaci dell’Ato4 pescarese si sono ritrovati per decidere l’aumento della tariffa dell’acqua. Manco a dirlo l’aumento è passato a maggioranza, i sindaci dell’Assi di Pescara (la nuova denominazione dell’ente d’ambito)  erano presenti  in 23. A votare contro i rappresentanti e consiglieri di Rifondazione comunista di Cugnoli, Civitaquana e Castiglione a Casauria.
Tra le decisioni prese anche l’impegno di trasformare il gestore (Aca) da spa a azienda di diritto pubblico, un passo fondamentale che potrebbe portare maggiori controlli e trasparenza.
Resta comunque l’aumento della tariffa dell’acqua dove la gestione degli ultimi 10 anni è stata caratterizzata da scandali e gestione clientelare che ha di fatto creato una voragine infinita nei bilanci spesso “sorprendenti”, voragini che sono sempre state colmate con l’aumento della tariffa e dunque fatta pagare ai cittadini. Proprio come nel caso di oggi: l’aumento è necessario per ripianare una gestione che rimane poco trasparente mentre nessuno dei sindaci dell’Ato si è mai esposto o ha preso le distanze dagli scandali che hanno riguardato l’Aca, o l’Ato.
Si era persino proposto un aumento ulteriore fino a 1,46 euro a metro cubo poi scongiurato all’ultimo momento.
«La novita' della riunione di ieri, durante la quale e' stato approvato il Piano d'Ambito, fermo dal 2003, e' legata al fatto che sara' costituita una azienda municipalizzata per mantenere la gestione pubblica dell'acqua, e questa e' la madre di tutte le scelte», ha detto Marcello Antonelli, assessore al Comune di Pescara, «l'Aca quindi si trasformera' e questa è una scelta politicamente forte».
 Antonelli ha anche annunciato che il comune di Pescara chiedera' la convocazione straordinaria del consiglio di amministrazione dell'Aca che e' scaduto (uno dei tre componenti e' scaduto da un anno e un altro e' incompatibile), affinche' si proceda al rinnovo e vengano nominati dei tecnici competenti, sia per i vertici politici che amministrativi.
«Bisogna fare in modo - ha aggiutnto il rappresentante del Comune di Pescara - che questo piccolo sacrificio che chiediamo ai cittadini attraverso l'aumento della tariffa sia seguito da un piano di investimenti. Da oggi si cambia registro; nessuno pensi che questi soldi possano essere usati per le assunzioni».
 Il sindaco di Citta' Sant'Angelo, Gabriele Florindi, ha spiegato che l'aumento «non e' retroattivo e scattera' con la pubblicazione sull'albo pretorio».
 La tariffa media in Italia e' di 1,47 euro a metro cubo, nel centro Italia di 1,63, a Teramo di 1,54, a Chieti 1,32, all'Aquila 1,68 e nell'Ato Marsicano 1,31. Tutti questi Ato - hanno commentato oggi i sindaci - avevano approvato gia' da tempo il Piano d'ambito e «Citta' Sant'Angelo - ha concluso il primo cittadino - si e' battuta dal 2009 perche' il Piano d'ambito venisse approvato" anche se oggi "ci fanno passare per un manipolo di sindaci cattivi».

LA POSIZIONE DI RIFONDAZIONE
«Dopo le proteste che abbiamo condotto insieme al movimento per l’acqua», ha commentato Marco Fars, segretario Rc, «i sindaci sono stati costretti a far propri alcuni obiettivi essenziali, quali il rispetto dell’esito referendario e la cancellazione della remunerazione del capitale, la necessità di fare la Valutazione ambientale strategica e la “Vinca” sulle opere previste, il controllo sulle spese di investimento e una parziale riduzione dei costi di gestione. Tutti temi che rappresentano una vittoria storica utile a tutto il movimento referendario, anche sugli altri territori».
Rifondazione Comunista ha, però, ritenuto comunque «irricevibili e ingiustificati» gli aumenti delle tariffe del servizio idrico, perchè comunque –dice Fars- «non si è voluto porre mano strutturalmente al carrozzone clientelare costruito in dieci anni dal "partito dell'acqua"».
«Non possono essere i cittadini a pagare le assunzioni presso Ato e Aca di esponenti politici, di loro parenti e amici».
In questi giorni l'Aca sta procedendo all'interruzione della fornitura per i morosi.
«Praticamente», aggiunge Fars, «ai cittadini viene chiusa l'acqua per pagare lo stipendio agli esponenti e dirigenti dei partiti di centrodestra e centrosinistra che sono entrati all'Aca e all'Ato certamente non attraverso le procedure concorsuali previste dalla Costituzione. Noi ci battiamo per il reddito di cittadinanza non per l'occupazione partitocratica della cosa pubblica. Invece di aumentare le tariffe gli esponenti di Pd, Fli e Pdl si autolicenzino. Come è emerso anche dalle inchieste giudiziarie e dalle relative intercettazioni gli esponenti politici, evidentemente, puntano sugli aumenti per poter rimettere in moto i meccanismi di clientela che richiedono risorse. Noi non ci stiamo. La crisi e le manovre di Berlusconi prima e Monti poi pesano già prepotentemente sulle famiglie tartassate. Non sono giustificati aumenti laddove non si è proceduto ad eliminare l’attuale gruppo di potere che gestisce l’acqua nella nostra provincia».

LATTANZIO E LINARI CRITICI
«Gli aumenti della tariffa dell’acqua impongono alla politica riflessioni e scelte non più rinviabili», lo sostengono i sindaci dei Comuni di Tocco da Casauria e Torre de’ Passeri, Luciano Lattanzio ed Antonello Linari.
«Assistiamo da settimane», hanno detto, «a riunioni convocate per decidere la revisione tariffaria e soprattutto per discutere i problemi di gestione dell’Aca, l’azienda acquedottistica che si occupa dei servizi idrici d'ambito in 64 Comuni, tutti quelli della Provincia di Pescara e delle province parte di Chieti e Teramo, in cui puntualmente manca il numero legale e non si discute del vero nocciolo della questione – raccontano Lattanzio e Linari, che hanno votato contro gli aumenti delle bollette – e cioè quello della mala gestio dell’Aca. Inoltre ci chiediamo, qual è quell’Azienda, pubblica o privata, in cui il management, che accumula debiti, e dunque incapace, si auto accredita per il nuovo corso di gestione, chiedendo aumenti per ripianare debiti da esso stesso contratti. Chiediamo – aggiungono ancora i sindaci di Tocco da Casauria e Torre de’ Passeri - ai colleghi sindaci e ai presidenti di Provincia di attivarsi per arrivare ad una gestione efficiente che, prima di aumentare le bollette dell’acqua, provveda al taglio di tutti i costi inutili e valuti le priorità per gli investimenti, decidendo realmente la gestione operativa dell’Aca. Chiediamo, insomma, alla politica di rimettere al centro le professionalità e i talenti, per un nuovo management Aca più competente e senza più clientele. E se da un lato le tariffe dell’acqua sono tra le più basse d’Italia e, su solleciti della Corte dei Conti e della Commissione Europea, vanno inevitabilmente adeguate, ci preme, soprattutto, sottolineare che i Comuni, essendo soci dell’Aca, rischiano di dover pagare i debiti di una società, l’Aca, che rischia, a causa dei debiti accumulati negli anni, di fallire. Va da se’, che i debiti da saldare, ricadrebbero, proporzionalmente sui Comuni soci. Una possibilità, da scongiurare con ogni mezzo, anche in considerazione che molti debiti contratti dall’Aca, sono stati contratti con i Comuni stessi: i cittadini si troverebbero, in pratica, beffati due volte».