IL CASO

Morte Morosini, il vigile: «ascensore occupato e scale intasate, ho fatto tardi»

L'agente rischia dalla sospensione al licenziamento

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 (Fabio Urbini)

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PESCARA. L’ufficiale sabato scorso ha lasciato l’auto parcheggiata davanti al cancello dello Stadio Adriatico rallentando l’ingresso della ambulanza di circa 4 minuti.

Per ora si è autosospeso ma dovrà comunque subire un processo interno di carattere disciplinare.
Oggi è affranto, «sotto shock», ha ammesso le proprie responsabilità ed ora con molta probabilità riceverà  una sanzione disciplinare. Lo ha confermato questa mattina il sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, in una conferenza stampa convocata d’urgenza per chiarire gli esiti degli incontri e della concertazione avviata già poche ore dopo l’evento alla stadio Adriatico.
Il vigile (di cui non sono state divulgate le generalità) rischia da 11 giorni a 6 mesi di sospensione dal servizio, con sospensione dello stipendio. Ma se ci dovessero essere profili diversi e dovessero emergere durante le indagini penali della procura si potrebbe arrivare al licenziamento.
La sua astensione dal lavoro durerà fino al prossimo 7 maggio, giorno in cui terminerà la propria attività il collegio disciplinare, presieduto dal direttore generale del Comune Stefano Ilari.
Si tratta di un procedimento che prevede il contraddittorio e prove a carico e a discarico. L’ufficiale potrà produrre una memoria e spiegare la sua versione dei fatti. Alla fine ci sarà una vera e propria “sentenza” seppure disciplinare. «E' stato senza dubbio un fatto censurabile, riprovevole, vergognoso, esecrabile, una leggerezza imperdonabile e chi ha sbagliato pagherà», ha detto il sindaco Mascia spiegando che oltre l'avvio del procedimento disciplinare l'amministrazione civica non poteva fare altro.
«Si tratta infatti - ha aggiunto il primo cittadino - di una persona giovane, con due figli piccoli, che indossa la divisa con dignità. Se la gente non ha percepito immediatamente quello che stava succedendo perché stava lavorando all'interno del Gos (Gestione osservatorio sicurezza) per le attività relative alla partita. L'area in cui la macchina era parcheggiata era occupata da molte altre auto di servizio. Tutta l'organizzazione del piazzale ha risentito della presenza di queste automobili. In ogni caso le responsabilità sono evidenti ed è giusto che chi sbaglia paghi».
Sulle dimissioni del comandante dei vigili, Carlo Magitti, Mascia si è mantenuto su un atteggiamento prudenziale: «Io ci ho anche pensato, ma in questo momento, per quanto riguarda la questione della macchina parcheggiata, non ritengo sia la questione delle questioni».
In questa vicenda «i vigili hanno sbagliato», ha detto ancora Mascia, ma «vorrei lanciare un appello al recupero di credibilità di chi lavora all'interno della municipale. Oggi gli agenti (sono 160) svolgono un compito difficile», dopo la morte di Morosini, e «ho ricevuto messaggi fastidiosi, via mail, contro il corpo di polizia municipale. Ritengo però che non si possa fare di tutt'erba un fascio. Ho visto delle reazioni dell'opinione pubblica non piacevoli ma ho già detto che chi ha sbagliato pagherà».
Il sindaco non ha ancora parlato personalmente con il vigile (anche se ha annunciato che lo farà), nè con il questore Paolo Passamonti.
Intanto dalla procura fanno sapere che per ora questa vicenda non interessa in attesa di acquisire ulteriori elementi dalla autopsia che in qualche modo dovrà chiarire quando  e perché è morto Morosini. Bisognerà spiegare se il ritardo di 4 minuti della ambulanza possa aver in qualche modo influito sugli effetti del malore.
Per quanto riguarda invece la vicenda del vigile urbano l’inchiesta interna del Comune dovrà chiarire per esempio se la consuetudine di parcheggiare le auto di servizio nel piazzale e, dunque, ostacolare i mezzi di soccorso sia una pratica regolare, in uso da tempo e capire per quale ragione nessun responsabile si sia mai posto il problema dell’intralcio. Anche la società che gestisce il sistema di sorveglianza dello stadio sembra non aver sollevato questioni in merito. E’ anche chiaro che a cose fatte le responsabilità sembrano molto più evidenti e gravi. Ma la città di Pescara avrebbe potuto fare una figura migliore se tutti avessero rispettato le norme e avessero dimostrato più disciplina e rigore. Specie chi quelle norme deve farle rispettare. Forse Morosini sarebbe morto lo stesso ma questa è tutta un’altra storia.

LA RICOSTRUZIONE DEL VIGILE
Ed è stato il sindaco a raccontare la ricostruzione dei fatti dal punto di vista del vigile: «si è assunto le proprie responsabilità e il graduato ha raccontato di aver lasciato l’auto in quella posizione perché il piazzale era occupato da molte altre auto di servizio delle Forze dell’Ordine. Il vigile guidava personalmente l’auto e in quel giorno aveva il compito di raggiungere la sede operativa del Gos al secondo piano dello Stadio, nel punto più alto dell’impianto. Stava svolgendo adempimenti per l’incontro in corso e stava lavorando per organizzare la partita prevista l’indomani, quella del Giulianova, dunque non è vero che stava in Tribuna a guardare la partita, ma stava lavorando. E’ evidente che quando ha percepito la gravità dei fatti in campo, ha subito cercato di raggiungere il piazzale: l’ascensore era occupato, le gradinate erano intralciate dal pubblico ed è arrivato pochi istanti dopo che era stato rotto il finestrino per la rimozione dell’auto».
«Se dovesse emergere che i soccorsi sono stati tempestivi come credo, e che a Morosini è stata fornita l’assistenza necessaria», ha detto Mascia, «non possiamo aggravare il peso della responsabilità su chi, comunque, sta vivendo questo momento in modo drammatico».

«CATENA DI SUPERFICIALITA’ DI VARI SOGGETTI»
«Sono convinto che si sia trattato di una leggerezza, di una superficialità, perché conosco il graduato ed è una delle persone che indossa con grande dignità la divisa e che sabato stava lavorando», ha detto ancora il primo cittadino. «Sicuramente dopo quanto accaduto ho sentito il Prefetto e a breve ci sarà una riunione, alla presenza anche dei responsabili del Gos, per fare il punto circa l’organizzazione dei servizi prima, durante e dopo le partite di calcio e per capire cosa sabato non ha funzionato. Sicuramente c’è stata una catena di superficialità da parte di vari soggetti».