LE INCHIESTE

Morte Morosini, aperta inchiesta per omicidio colposo. Iniziata l’autopsia

Oltre 90 minuti di massaggio cardiaco: «non si è mai ripreso»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

10378

 Morte Morosini, aperta inchiesta per omicidio colposo. Iniziata l’autopsia
PESCARA. Un’ora e mezza di rianimazione, dal campo di gioco fin dentro all’ospedale di Pescara. «Il cuore di Piermario Morosini non ha mai fatto un battito».

Sono stati 90 minuti faticosissimi «abbiamo utilizzato qualsiasi tipo di attrezzo», ha spiegato Leonardo Paloscia, direttore di Emodinamica e Terampia Intensiva Cornorarica dell'Ospedale di Pescara che sabato pomeriggio si trovava sugli spalti per assistere alla partita Pescara-Livorno ma quando ha capito quello che stava accadendo si è precipitato sul campo da gioco. Poi è salito anche sull’ambulanza che ha portato Morosini in ospedale e anche lì i tentativi di rianimazione non si sono mai fermati, andando ben oltre i 30 minuti previsti dal protocollo oltre i quali si instaurano danni irreversibili al cervello. «Avrei fatto lo stesso anche per mio figlio», ha detto ieri Paloscia in una trasmissione di 7Gold.
Proprio il medico ha spiegato che è difficile esprimersi prima dell'autopsia sulle cause del decesso «ma l'assoluta mancanza di segnali di ripresa, anche dopo undici scariche di adrenalina, mi induce a pensare a un aneurisma cerebrale».
Questa mattina l’anatomopatologo Cristian D’Ovidio si recherà in Procura per ricevere ufficialmente i quesiti posti dal magistrato. Saranno infatti i quesiti, cioé le cose che il pm vuole sapere sulla morte di Morosini, che chiariranno l'eventuale strategia successiva. Sulla base della perizia il pm valuterà infatti se esistono gli estremi di un eventuale reato da iscrivere sul fascicolo e gli ipotetici indagati, che per ora non risultano iscritti. La prima ipotesi di reato sarebbe per omicidio colposo. Per ora il fascicolo è stato aperto con la semplice dicitura degli "atti relativi alla morte di Piermario Morosini".

IL CASO DEFIBRILLATORI
Qualcuno aveva sostenuto che Morosini pochi minuti dopo essere caduto faccia a terra sul campo si fosse ripreso e avesse addirittura sputato la cannula per la ventilazione ma si sarebbe trattato solo di un riflesso non volontario.
In queste ore, intanto, si è acceso nuovamente il dibattito sull’utilizzo dei defibrillatori in campo. La loro presenza sul terreno di gioco non è obbligatoria. Nei primi minuti dopo la tragedia si era detto che di defibrillatori all’Adriatico non ce ne fossero. Poi la notizia è stata smentita dal medico del Pescara Calcio, Ernesto Sabatini che ha confermato la presenza ma ha anche spiegato che non è stato utilizzato.
«Il defibrillatore era in campo ma si deve usare solo dopo il massaggio cardiaco. A noi non dava l'ok perché non c'era il minimo impulso su cui intervenire, il suo cuore non ha fatto un solo battito. Praticamente è morto in campo».
Il massaggiatore del Pescara Claudio D'Arcangelo ha raccontato di essersi reso subito conto della gravità della situazione: «io e il dottor Sabatini abbiamo cercato di attirare l'attenzione, poi visto che l'arbitro era di spalle, siamo subito entrati in campo per soccorrere il ragazzo. Abbiamo cercato di serrare la mandibola e aprirgli la bocca con una cannula. Poi abbiamo praticato il massaggio cardiaco. Avevamo tutto a disposizione. Se c'era una possibilità per salvarlo, l'avremmo fatto. L'autopsia ci dirà di cosa è morto, in ogni caso è stata una cosa troppo grande».

L’AUTO DEI VIGILI
Ma il nodo che con tutta probabilità il magistrato D’Agostino vuole sciogliere è quello relativo ai soccorsi e alla polemica sulla macchina dei vigili urbani  che ha bloccato per qualche minuto l'ambulanza fuori dal campo di gioco. La D'Agostino vuole sapere se il piccolo ritardo è stato fatale a Morosini o se i soccorsi in campo sarebbero stati sufficienti a salvarlo. Da sciogliere c'é anche il nodo dei periti presenti all'autopsia, specie quelli di parte familiare, cosa che verrà chiarita questa mattina in Procura. Se i familiari di Morosini, ossia il cugino presente, dovesse chiedere la presenza del perito di parte, allora i tempi dell'autopsia slitterebbero di qualche giorno. Ma nel caso di una successiva iscrizione di qualcuno nel registro degli indagati in relazione ai risultati dell'esame che indicherebbero delle responsabilità nella morte di Morosini, e in assenza del perito dell'indagato, l'esame sarebbe non utilizzabile in dibattimento a meno che il magistrato non chieda già da oggi il prelievo di alcuni elementi
L’associazione Codici chiede la sospensione dell’ufficiale della polizia municipale di turno: «siamo sicuri – ha detto Domenico Pettinari – che il sindaco prenderà i necessari provvedimenti. Come associazione di consumatori ribadiamo con forza come in più occasioni abbiamo sempre fatto che nello svolgimento di eventi sportivi che richiamano numerosi utenti le norme di sicurezza debbano essere tassativamente applicate dalle istituzioni preposte anche in ottemperanza di quanto disposto dall’art. 2 del Codice del Consumo allorchè tra i diritti dei cittadini utenti sono previste le “erogazioni di servizi pubblici secondo standard di qualità ed efficienza».
Anche l’associazione Arco Consumatori attende di conoscere i risultati della indagine della magistratura sulle responsabilità della polizia municipale ma «non ci interessa», dice Arco, «infierire sulle responsabilità che crediamo non si possano imputare all’ultimo vigile in servizio. Interessa molto invece, conoscere le ragioni che hanno determinato le modalità organizzative del servizio messo in atto dai vigili urbani di Pescara e soprattutto quali modifiche intenda predisporre il loro comandante e l’assessore comunale competente per evitare nelle manifestazioni pubbliche di ogni natura il ripetersi di questi incidenti».

L’AGENTE SOTTO SHOCK
, RISCHIA LICENZIAMENTO
Proprio questa mattina il sindaco Luigi Albore Mascia dovrebbe ricevere dal comandante Carlo Maggitti la relazione su quanto accaduto sabato scorso. L’agente «è un bravo ragazzo», ha detto Maggitti alle agenzie di stampa. «E' preoccupatissimo, è rimasto malissimo ed è quasi in stato di shock. E' rimasto profondamente colpito in relazione alla paura che una sua distrazione possa essere stata concausa di quanto accaduto», conclude. In realtà secondo i medici i 4 minuti di ritardo dell’ambulanza non sarebbero stati determinanti.
«Con questa gogna mediatica si rischia di far male a due persone: una che purtroppo non c'é più e un'altra a cui stiamo dando addosso», ha detto ancora Maggitti
Sul fronte dell’inchiesta interna, gli accertamenti stanno proseguendo in modo veloce e in tal senso l’amministrazione comunale intende mantenere un atteggiamento «fermo e rigoroso», facendo piena chiarezza su tutto quanto accaduto ieri all’interno e all’esterno dello stadio Cornacchia.
«Sicuramente ci saranno provvedimenti disciplinari», ha spiegato Mascia, «che non saranno assunti dalla macchina politica, ma da quella dirigenziale e le misure previste in questi casi vanno dalla sospensione temporanea dal lavoro sino al licenziamento, misure che, ripeto, dovranno essere valutate dal dirigente una volta concluso l’accertamento dei fatti». Nella tarda mattinata di ieri il sindaco ha portato il proprio saluto e il dolore dell’intera città alla fidanzata del giovane campione e al cugino, presso l’obitorio dell’ospedale civile di Pescara.
Fonti interne del Pescara Calcio riferiscono intanto che nessuno steward avrebbe espressamente detto agli agenti della Polizia Municipale di non posteggiare l'auto in quel punto dell'ingresso maratona dove già altre volte sarebbe accaduto di vedere parcheggiare auto (appartenenti ad enti e corpi diversi) in modo non corretto. Sempre il dirigente della società biancazzurra addetto al campo - che sta scrivendo una relazione - avrebbe anche sostenuto che l'auto dei vigili sarebbe arrivata a partita iniziata. 

INIZIATA L’AUTOPSIA
E’ cominciata qualche minuto dopo le 11, presso l'istituto di medicina legale di Pescara, l'autopsia sul corpo di Piermario Morosini. Si prevede una durata dalle quattro alle cinque ore. Insieme a Cristian D'Ovidio, professore di medicina legale all'Università di Chieti,  è stato nominato un consulente tossicologo, la dottoressa Simona Martello, «perché siamo nello sport», ha spiegato il procuratore aggiunto Cristina Todeschini. All'esame partecipa anche il perito di parte per la famiglia di Morosini che è Cristina Basso, dell'Universita' di Padova.
Potrebbero essere effettuati anche test del Dna sui tessuti del giocatore perché qualora l'attenzione dell'esame autopstico si focalizzasse sui problemi cardiaci, secondo gli esperti si dovrebbe scandagliare anche tutte le ipotesi di difetti genetici legati all'attività elettrica del cuore. 

AUTO DEI VIGILI? «RILEVANZA INESISTENTE»
Il procuratore aggiunto di Pescara Cristina Todeschini spiega che «dalle notizie che abbiamo fin qui» la rilevanza dell’auto dei vigili parcheggiata in modo da ostacolare il passaggio dell’ambulanza, «sembra inesistente».
Il magistrato chiarisce quindi che alla luce delle indagini, e anche questo evento entra nell'unico fascicolo aperto fin qui dalla magistratura per omicidio colposo, non ha nessuna rilevanza penale, fino a quando non emergeranno le considerazioni dell'autopsia. «Il fatto e i tempi interposti al momento non dicono nulla di più di quello che già sappiamo sia accaduto al povero Morosini, fermo restando che qualora indagine interna dei vigili urbani ci venisse consegnata con una serie di considerazioni, allora, anche noi la esamineremmo».

CODICI CONTRO PALOSCIA
L’associazione Codici protesta contro alcune frasi che sarebbero state pronunciate dal professor Paloscia nella trasmissione “Domenica Sportiva” in onda sul canale 7 Gold «Il medico», dice Pettinari, «ha spiegato che in trentadue anni di laurea ‘non ho mai praticato una rianimazione di 90 minuti come fatto su questo ragazzo’ perché i protocolli ministeriali prevedono che su arresto cardiaco il tempo massimo delle procedure per rianimare debba essere di 30 minuti’. Siamo profondamente grati al Prof. Paloscia», dice Pettinari, «per il suo notevole impegno a favore di questa vita ma ci sembra quasi che vi siano cittadini di serie A e cittadini di serie B. Vorremmo essere sicuri che se domani arrivasse all’ospedale di Pescara “l’ultimo cittadino di questa terra” con un arresto cardiaco in corso venga trattato al pari degli altri magari anche per lui con un tentativo di rianimazione di 90 minuti e non solo di 30 come previsto dalla legge. Se si può fare di più facciamolo per tutti».
a.l.