L'INCHIESTA

Morte Morosini, aperta una inchiesta della Procura pescarese

Autopsia non prima di domenica pomeriggio

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Morte Morosini, aperta una inchiesta della Procura pescarese
PESCARA. La procura di Pescara ha aperto una inchiesta per chiarire le cause della morte del giocatore del Livorno Piermario Morosini.

Un atto dovuto che tuttavia dovrà cercare di fugare molti dubbi che si stanno annidando in queste ore.
Il caso è affidato al magistrato di turno Valentina d’Agostino che ha disposto l’autopsia sul corpo del calciatore che è stata affidata all'anatomopatologo di Pescara Cristian D'Ovidio. Potrà essere effettuata trascorse le 24 ore dall'accertamento della morte, quindi non prima di domani pomeriggio o lunedì mattina. In ogni caso, occorrerà attendere che il Pm formuli i quesiti specifici ai quali dovrà rispondere il medico incaricato.La salma è stata trasportata all'obitorio dell’ospedale di Pescara dove si è raccolta una folla silenziosa e costernata.
In molti si chiedono come sia possibile che siano sempre di più le morti improvvise dei giovani atleti sottoposti a continui controlli fin da ragazzini. Pescara ha già vissuto, appena 14 giorni fa, una tragedia analoga con la morte improvvisa di Francesco Mancini, ex calciatore e allenatore dei portieri del Pescara.
Intanto è certo che Morosini questo pomeriggio sia stato colto da una crisi cardiaca seguita da uno o due arresti cardiaci. Dalle prime informazioni si era detto che il ragazzo fosse cosciente ed il medico che lo ha soccorso per primo ha parlato di «stato soporifero» di non piena coscienza. Altre fonti poi hanno detto che Morosini non si è più ripreso. L’atleta è morto alle 16.45 in ospedale.
«Da quando sono arrivato io non ha mai dato un cenno di ripresa né di respiro e né di battito», ha spiegato Leonardo Paloscia, primario dell'Ospedale Santo Spirito di Pescara. «Quando sono arrivato io era tutto fermo. La causa? Non si può dire, penso che tutto sarà rinviato all'esame autoptico. Ritardi? Se si intendono 30 secondi non è quello, il medico del Livorno ha effettuato subito il massaggio cardiaco».

MEDICO PESCARA, «QUANDO L'HO SOCCORSO ERA GIA' RIGIDO»
«Ci siamo subito resi conto che era in arresto cardiaco e abbiamo immediatamente iniziato il massaggio, in attesa che arrivassero l'ambulanza e i soccorsi. Poi ho saputo che il ragazzo non si e' mai ripreso, nonostante al pronto soccorso gli fosse stato applicato un pacemaker provvisorio. Dopo un coma farmacologico di circa mezz'ora e' subentrata la morte. E' stato fatto tutto il possibile, non c'era altro da fare». Questo il racconto a Radio Sportiva del medico sociale del Pescara, Ernesto Sabatini, il primo a soccorrere Piermario Morosini. «Noi abbiamo visto questo ragazzo che sembrava scivolare, poi si e' rialzato, poi ha avuto tipo delle convulsioni e si e' accasciato. Sono entrato subito in campo e quando l'ho soccorso era gia' rigido. Vedremo dopo l'autopsia le cause certe del decesso», afferma il medico pescarese. «Dell'ambulanza ostacolata da una macchina dei vigili ho saputo dopo, sul campo durante i soccorsi non mi sono nemmeno reso conto del tempo che e' trascorso. E' stata una scena davvero tremenda, con tutti i ragazzi del Livorno chiusi in una stanza straziati dal dolore. Sugli spalti invece non c'e' stato nessun malore, anche se inizialmente sembrava».
Altro episodio che dovrà essere chiarito nell’ambito dell’inchiesta affidata al pm D’Agostino è proprio quello dell’auto dei vigili urbani parcheggiata di fronte al cancello principale predisposto per l’ingresso della ambulanza sul manto erboso. L’auto dei vigili, secondo alcuni testimoni oculari, ha ritardato l’ingresso del mezzo di almeno 4 minuti.
Secondo i medici, tuttavia, il ritardo non avrebbe influito sui soccorsi che intanto erano già avviati in mezzo al campo. Anche su questi aspetti sarà la procura di Pescara a dover far luce e a chiarire se vi siano aspetti penali da sanzionare.
«Credo che il giovane Morosini sia morto per un'aritmia cardiaca», commenta intanto il professor Ciro Campanella, cardiochirurgo e primario all'ospedale San Filippo Neri di Roma. «C'é la possibilità - prosegue Campanella - di individuare i soggetti aritmici ma i sistemi sono invasivi ed è difficile praticarli in maniera indiscriminata. Si tratterebbe di provocare con un catetere un'aritmia nei soggetti a rischio ma non sempre è possibile, anzi quasi sempre non lo è, poterli individuare. Noi siamo a disposizione - conclude - sia del presidente Petrucci che del presidente Abete per qualsiasi incontro che possa servire ad evitare episodi che stanno avendo una frequenza eccessiva».