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Nuovo Cda alla Carichieti ma i nomi sono top secret

Si parla di 2 o 3 sostituzioni. Ritorna il veterano Mario Falconio?

Redazione Pdn

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Nuovo Cda alla Carichieti ma i nomi sono top secret
CHIETI. “Top secret” che più “secret” non si può. Nessuna conferma ufficiale sul nuovo CdA della Carichieti.

E’ confermato che ci sono cambiamenti, ma il numero dei nuovi ingressi è coperto da segreto militare, segno che i giochi non sono stati ancora completati o forse – meglio - c’è ancora tensione per le sostituzioni già decise. Lo stesso silenzio c’è stato per la riunione della Fondazione che doveva indicare la sua rappresentanza, ma qui la giustificazione era la polemica interna sulla leadership del presidente Mario Di Nisio, messa in discussione per alcune scelte interne, come il restauro di Palazzo de Mayo che si è rivelato troppo oneroso e con la struttura ancora sotto utilizzata. Dell’argomento però si parla in città soprattutto negli ambienti politici (che da sempre sono i più interessati) e sembrerebbe che all’interno della squadra che dovrebbe guidare la Cassa ci siano due o tre sostituzioni. Il Consiglio, come noto,  attualmente è composto dal presidente Tito Codagnone e dai consiglieri Franco Caroli, Antonio Della Pelle, Giuseppe Di Marzio, Fabrizio Fusco, Filippo Rosa, Ennio Melena, Giuseppe Martino, Nino Silverio. Il toto nomi rilancia quotazioni in ribasso per Antonio Della Pelle e Filippo Rosa. La decisione di sostituire alcuni uomini che pure hanno rappresentato l’ossatura della banca teatina sarebbe nata anche in seguito alle vicende degli ultimi mesi e alle tensioni con banca Tercas.

IN CAMPO MARIO FALCONIO?
Sempre la politica bene informata parla invece di una “new” entry: Mario Falconio per il quale si tratterebbe di un ritorno al passato. Falconio alla soglia dei 79 anni è stato vicepresidente della Fira e già nel Cda di Carichieti ed è espressione di quel territorio del Chietino (Taranta Peligna) che ha espresso numerose personalità illustri tra politica e imprenditoria. 
Per oltre un trentennio Falconio è stato Direttore del Consorzio di Bonifica che, fine a qualche anno fa, aveva sede a Palena. In questa sua veste ha gestito per anni moltissimi soldi pubblici, vicino alla vecchia Dc di Remo Gaspari, nella quale ha sempre militato.
Un altro nome in arrivo da Vasto è Farina, su indicazione della Fondazione e ben sponsorizzato dalla politica. La Direzione generale non conferma né smentisce: non parla proprio e non lo farebbe nemmeno sotto tortura. Ciò significa che le operazioni di pulizia interna sul bilancio sono ormai a buon punto e con risultati evidenti sui conti, ma che gli ostacoli incontrati sulla strada della trasparenza sono ancora molti.
Altre voci però parlano di decisioni già prese e confermate, tra l’altro traslate in documenti ufficiali come una delibera di assemblea dei soci che dovrà essere presentata alla Camera di commercio entro 30 giorni.

SBROLLI: «PARLO SOLO DEL BILANCIO»
Il direttore generale Roberto Sbrolli parla con piacere solo della performance che la Cassa ha registrato quest’anno.
«Ben 5 milioni di utile netto, dopo rettifiche per 18 mln su oneri straordinari e svalutazioni per partecipazioni, 2, 2 miliardi di impieghi il che significa 60 mln in più rispetto allo scorso anno, erogati soprattutto in provincia di Chieti – spiega il direttore – la raccolta diretta è stata poi di 2 miliardi e 400 mln. Un dato a cui tengo è anche il rapporto tra sofferenze ed impieghi, che è circa il 2,8%, inferiore di due punti almeno rispetto al dato nazionale. Altro aspetto non secondario è il patrimonio di vigilanza, cioè il riferimento alla possibilità di erogare prestiti, che è di 240 miliardi. Insomma un indice di stabilità dell’8,30 in crescita rispetto al passato, quando si attestava al 7,40».
Il risanamento dei conti funziona?
«Non tocca a me dirlo – conclude il direttore Sbrolli – diciamo che la nuova squadra sta lavorando intensamente ed i risultati arrivano». Sembrano lontane le polemiche e le tensioni del recente passato quando si vociferava di un possibile acquisto della banca da parte di Tercas, ma non è escluso che l’onda lunga di quelle vicende possa aver avuto una ricaduta sui cambiamenti annunciati nel CdA, così come hanno avuto certamente un peso in qualche frizione con la presidenza della Fondazione. Nel mirino dei critici c’è la lunga permanenza alla presidenza dell’architetto Mario Di Nisio, con tutti i giochi per la sua sostituzione. Perché in effetti chi lavora per un nuovo nome è bloccato dal timore che la Fondazione, che possiede l’80% della Carichieti, possa cadere in mano di qualche altro gruppo che potrebbe vendere la Cassa di risparmio di Chieti, come già è avvenuto per altri istituti bancari abruzzesi. E nel bene e nel male fino ad oggi il presidente Di Nisio ha assicurato l’indipendenza e l’autonomia della Cassa. Quindi è sembrato solo strumentale il corollario di polemiche interne alla Fondazione sul suo bilancio e sui costi e sui materiali del restauro di Palazzo de Mayo, dagli arredi, ai quadri acquistati per arredare alcuni uffici e agli infissi. Non è piaciuta infatti la sostituzione delle finestre originali di legno bianco, come nello stile barocco di questo palazzo sei-settecentesco, con altre color legno. Ma si capisce che queste baruffe estetiche poco incidono sulla governante della Fondazione e semmai sono solo la spia di un malessere di altra natura. Come dire che mentre la banca si rinnova e recupera forze e ruolo sul territorio, la Fondazione arranca in attesa di un cambiamento che ancora non c’è stato. Ma nel mondo ovattato della finanza le rivoluzioni si realizzano a passi molto piccoli: un nome qui, uno lì, due sostituzioni, qualche capro espiatorio giusto per far capire che la fedeltà dev’essere cieca pronta ed assoluta “perinde ac cadaver”, come recita il giuramento dei Gesuiti per assicurare la sottomissione assoluta alla volontà dei superiori, con rinuncia alla propria personalità.
Intanto la Banca d’Italia mantiene la sua attenzione sulla banca teatina, con un’ispezione in corso proprio in questi giorni e che viene definita “di routine”.
Sebastiano Calella