VILLA PINI

Il Consiglio di Stato rinvia a luglio la decisione su Villa Pini & C.

Come preannunciato i giudici hanno unificato i ricorsi e rinviato al 13 luglio 2012

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Il Consiglio di Stato rinvia a luglio la decisione su Villa Pini & C.
ABRUZZO. Il Consiglio di Stato ha rinviato al 13 luglio prossimo la decisione su Villa Pini e sugli altri ricorsi per SanStefar e Maristella.

Come anticipato da PrimaDaNoi.it, l’esigenza di unificare tutti e tre i fascicoli ha avuto la meglio sull’urgenza di decidere sul primo, cioè Villa Pini che è un pò la “vertenza pilota”. Parlare di Villa Pini riassume infatti tutte le problematiche dell’ex Gruppo Angelini e tutte le difficoltà che la politica ha incontrato ed incontra per gestire la complessa vicenda degli accreditamenti per l’attività sanitaria della galassia delle società fallite due anni fa. I contrasti e i ricorsi al Tar – e quindi al CdS - sono nati sull’interpretazione dell’articolo 7 bis della legge 32, che nega l’accreditamento agli imprenditori della sanità che non pagano stipendi e contributi per sei mesi. Su questo si erano inseriti i ricorsi accolti dal Tar L’Aquila e che erano stati presentati dall’Aiop, cioè dalle altre Case di cura private. Secondo la tesi accolta dal Tar abruzzese, e sulla quale il CdS si dovrà pronunciare, la Regione avrebbe sbagliato a riattivare gli accreditamenti al curatore fallimentare perché anche lui sarebbe inadempiente in quanto non ha pagato gli stipendi ed i contributi arretrati di Angelini. Insomma una norma votata dal Consiglio regionale per tutelare e favorire i dipendenti rischia di ritorcersi proprio contro i lavoratori, i quali in realtà rispetto al fallimento non sono dipendenti, ma creditori. E in quanto tali – per legge – non potevano essere pagati prima della chiusura della procedura fallimentare, come tutti i fornitori. Come ha detto in udienza il presidente, il CdS ha “contezza” dell’importanza della decisione da assumere, ma per motivi di organizzazione interna del lavoro, l’ufficio ha sempre unificato le cause connesse. Ma proprio perché anche il Consiglio di Stato è consapevole della delicatezza della questione che investe 1.400 persone che lavorano in queste strutture (ma anche tutto il mondo sanitario abruzzese) il rinvio è stato solo di tre mesi, cioè al 13 luglio. Allo slittamento si è opposto Tommaso Marchese, avvocato dell’Aiop, che ha criticato la presentazione degli altri ricorsi come una strategia per allungare i tempi. «Io non mi ero battuto ai tempi della sospensiva per non trastullarci inutilmente su questioni marginali e per andare subito al merito – ha detto in udienza Marchese – in pratica avevo accolto una sospensiva tecnica, ma solo perché si sarebbe deciso al più presto. Ora questo rinvio avviene mentre c’è uno strano e tardivo interesse della politica a questo problema. Non vorrei che si pensasse ad una legge regionale che disinnesca il problema. In quel caso potremmo andare anche alla Corte Costituzionale, perché sarebbe un’invasione di campo legislativa mentre è in corso un giudizio. In democrazia queste cose non si fanno».
 I difensori di Villa Pini & C. non si sono opposti al rinvio. Intanto perché i ricorsi presentati – peraltro dovuti e non frutto di una regìa processuale – rendono ancora più complessa ed articolata la questione che investe il Diritto fallimentare e la sua prevalenza su quello amministrativo e poi perché per prassi tutti i ricorsi sullo stesso argomento sono sempre unificati. Senza dire che uno dei motivi che ha giustificato ed in qualche modo “favorito” lo slittamento è anche il fatto che a luglio il CdS dovrà affrontare anche una seconda tranche della vicenda Villa Pini: c’è stato infatti un secondo ricorso (oltre quello accolto dal Tar sull’accreditamento) che investe il budget 2011 alle Cliniche, compresa Villa Pini “nuova gestione Petruzzi.”
«Io confido nella correttezza e nella serietà dei giudici del CdS – ha dichiarato l’avvocato Giuseppina Ivone, curatore fallimentare del Gruppo Villa Pini – aspetto serena le decisioni, convinta come sono della fondatezza delle nostre posizioni sia in punta di diritto che nei rapporti con la Regione. Capisco il Collegio che ha deciso così, anche perché la questione è cresciuta con l’aggiunta della seconda tranche che riguarda il budget».
 La notizia dello slittamento ha fatto rapidamente il giro dei sindacati, dei politici, dei sindaci, di tutti gli addetti ai lavori che fino a ieri speravano in una decisione rapida e che si erano fatti promotori di documenti, odg e prese di posizione fino al Consiglio comunale di Chieti che ieri ha votato la solidarietà ai dipendenti. Ma i più informati erano consapevoli di questo “rischio rinvio”, come poi è avvenuto. In realtà in tutto il mondo politico regionale c’era la segreta speranza che ancora una volta fossero i giudici a togliere le castagne dal fuoco alla Regione, risolvendo in qualche modo il problema occupazionale, prima che sanitario, del Gruppo Villa Pini. Insomma l’impressione è che la politica non voglia – qualcuno dice: non sappia – risolvere la questione rischiando di scontentare l’Aiop attraverso una modifica dell’articolo 7 bis e della legge 32 che in qualche modo salvi gli accreditamenti già concessi. Cosa che peraltro non sarebbe nemmeno corretta, in quanto non si cambiamo le regole del gioco mentre la partita è in corso.
Certo la legge 32 è risultata incompleta, anche se non poteva normare una situazione imprevista. Resta il fatto politico che comunque la Regione un piano B lo deve comunque adottare per far fronte al pericolo di una frantumazione dei posti di lavoro (di cui in questo momento non si sente proprio il bisogno) e dei servizi che il Gruppo continua ad assicurare, se il CdS dovesse condividere le tesi del Tar. L’impressione però è che le motivazioni della sentenza aquilana sembrano deboli nei punti dell’inadempienza del curatore, nel richiamo alla concorrenza (che non esiste nei servizi in convenzione) e nella giustificazione della tardività del ricorso Aiop. Come dire che tra i dipendenti le ragioni dell’ottimismo prevalgono su quelle del pessimismo. C’è poi una carta segreta che la Regione potrebbe giocare. Detto che il Consiglio regionale e la Giunta non pensano ad una “guerra santa” a favore o contro qualcuno, c’è sempre il tavolo di monitoraggio come ancora di salvezza. Visto che la sanità abruzzese è non solo commissariata, ma proprio guidata per mano dal Ministero dell’economia che fa il bello ed il cattivo tempo anche con Chiodi, Baraldi e Masci, potrebbero pensarci a Roma come tranquillizzare il mondo della sanità privata abruzzese, che non è composto solo dagli imprenditori.
Sebastiano Calella