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Chieti, «i precari reggono il Comune ma vanno a casa»

Usb: «dall’amministrazione programmazione nulla per i dipendenti»

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Chieti, «i precari reggono il Comune ma vanno a casa»
CHIETI. Sarà colpa del patto di stabilità, della mancata programmazione, di tanti altri fattori. Poco interessa ai precari del Comune di Chieti che non sanno cosa li attenderà nei prossimi giorni. A dirlo, a gran voce, l’ Usb (Unione Sindacale di Base) di Chieti.

«Questi indispensabili precari del comune», ha detto Silvio Di Primio dell’Usb, «reggono quasi da soli, importanti uffici comunali. Riteniamo che il problema maggiore sia la nulla programmazione sulle politiche occupazionali per il personale che questa amministrazione è stata capace di attuare e mettere in opera durante il suo mandato».
Il problema è nato, in apparenza dalla mancata certificazione del Patto di stabilità da parte del Comune. La certificazione andava presentata entro il 31 marzo ma sarebbe arrivata sul tavolo dei revisori dei conti soltanto il 29 marzo. C’è stato appena un giorno per verificare il rispetto del parametro del Patto di stabilità. A farne le spese dipendenti, lavoratori titolari di contratti a tempo determinato, impiegati da anni in vari uffici del Comune con contratti in scadenza.
La rabbia è forte. Non ci voleva molto, a tempo debito, ad iniziare un percorso di stabilizzazione di questi lavoratori, ha rincarato l’Usb, «tutti tacciono sul fatto poi che anche senza questa tegola, il Comune non avrebbe potuto rinnovare i contratti a tutti ma solo a pochissimi. Questo è il risultato della norma ammazza-precari introdotta lo scorso anno dai magnifici tre : Brunetta – Tremonti – Sacconi del Governo Berlusconi».
La norma, ha ricordato il sindacato, che abroga la procedura di stabilizzazione del personale precario con almeno tre anni di contratto a tempo determinato, «obbliga le amministrazioni pubbliche a spendere, per i precari, il 50% di quanto speso nel 2009».
«Fatto sta», ha concluso Silvio Di Primio, «che è mancata completamente qualsiasi azione di programmazione da parte di questa amministrazione comunale che, anzi, ha aumentato ancora di più il numero dei precari facendo come le famose scimmiette : non vedo, non sento, non parlo fin tanto che il problema non scoppia».