L'INCHIESTA

Cabina di regia: «se me ne fossi andato si sarebbero mangiati tutta Spoltore»

I racconti dell’ex assessore D’Onofrio che capì che qualcosa stava andando storto

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Franco Ranghelli

Franco Ranghelli

SPOLTORE. Quanti dubbi su quella cabina di regia istituita dall’ex sindaco Franco Ranghelli e finita al centro dell’inchiesta della procura pescarese.

I dubbi non sono stati avanzati solo dalla magistratura che ritiene che quello fosse «un vero e proprio organo decisionale estraneo agli organi istituzionali preposti all'amministrazione del Comune di Spoltore, che venivano così esautorati, allo scopo di condizionare le scelte amministrative e politiche di tale ente e di consentire affari e personalismi».
Dubbi sono stati espressi nel corso dei mesi antecedenti lo scoppio dell’inchiesta che ha portato agli arresti tra gli altri anche il sindaco Ranhelli e l'ex presidente del Consiglio regionale Marino Roselli, anche da alcuni esponenti politici della città, anche vicinissimi al sindaco.
Fabio Rosica rappresentante dell’Italia dei Valori sentito dagli uomini della Forestale che indagavano per conto del pm Gennaro Varone, raccontò come si sviluppava la cabina di regia e come funzionava. Rosica partecipò attivamente alla campagna elettorale spoltorese del 2007, candidandosi anche nella lista dell’Idv. Insieme ai partiti della coalizione del Centro –Sinistra sottoscrisse un programma elettorale dove al punto numero 5 si faceva riferimento ad una costituenda cabina di regia.
«Secondo quanto venne scritto», ricorda Rosica, «la cabina di regia sarebbe stata composta dai segretari di partito e dal sindaco».
Tra le ‘regole’ messe nero su bianco anche la necessità del «massimo coinvolgimento di tutte le forze politiche nell’azione amministrativa. Sulle principali questioni dovrà riunirsi la cabina di regia che dovrà prevedere di volta in volta la partecipazione di assessori, capigruppo e consiglieri per la definizione delle scelte fondamentali sul piano amministrativo».
La Cabina di Regia avrebbe quindi dovuto garantire alla cittadinanza la massima trasparenza dell’azione amministrativa, grazie al coinvolgimento assiduo di tutte le forze politiche.
Ma Rosica raccontò agli inquirenti che il 17 settembre del 2008 i partiti politici, rifondazione Comunista, Idv, Comunisti italiani e Partito Socialista tramite una lettera aperta alla cittadinanza segnalarono che la cosiddetta Cabina di Regia era stata «ignorata e fraintesa» visto che non «vi erano mai stati incontri ufficiali con i nostri rappresentanti».
Stesse conferme arrivarono da Giuseppina Pagliuca referente di Spoltore del partito politico Rifondazione Comunista.
«Secondo quanto venne scritto», raccontò Pagliuca agli inquirenti, «la cabina di regia, che si doveva riunire esclusivamente in luoghi istituzionali, sarebbe stata composta dai segretari di partito di maggioranza e dal sindaco con il fine di assicurare trasparenza negli atti amministrativi posti alla successiva approvazione della Giunta e del Consiglio. Ho partecipato ad alcune cabine di regia all’interno dell’ ufficio del sindaco svoltesi fino al Settembre 2008. Successivamente sottoscrivemmo insieme ad altri partiti politici una lettera indirizzata al Sindaco ed ai cittadini di Spoltore in cui si evidenziava che la cabina di regia veniva ignorata e fraintesa».
Ignorata, «perché noi come partito politico sollecitavamo il sindaco a convocare le riunioni della Cabina di Regia per discutere i punti programmatici del programma politico mentre il sindaco spesso non accoglieva le nostre richieste con tendenza a rimandare sempre le riunioni».
Fraintesa, «perché spesso in queste riunioni i partiti venivano convocati solo per una presa d’atto di decisioni già prese».

«RANGHELLI GESTIVA TUTTO»
E anche Dino D’Onofrio, assessore alla Polizia Municipale, scoprì qualcosa di strano: «all’interno della Giunta comunale, tutti mi davano ragione ma nel momento in cui c’erano da prendere delle decisioni importanti, tutti erano d’accordo con il sindaco Franco Ranghelli che di fatto gestiva tutto! Non ho rassegnate le dimissioni perché sono una persona onesta ed ho voluto cercare di salvare il salvabile, facendo il bene dei cittadini di Spoltore ed anche perché senza la mia presenza, il gruppo di potere si sarebbero mangiato tutto Spoltore ed anche perché per mettermi contro l’amministrazione mi sarebbero serviti tempo ed energia personale ed anche dei soldi per le consulenze legali»
Sempre l’ex assessore raccontò di aver avuto una strana sensazione:  «avevo sentore che ci fossero altri incontri importanti, non ufficiali, dove successivamente il sindaco e gli altri ci avrebbero fatto “ingoiare” le loro decisioni! Io personalmente ho partecipato ad alcuni incontri avvenuti nei bar, ma preciso che non sapevo assolutamente che erano “Cabine di Regia”, in quelle occasioni c’erano Roselli Marino, Luigioni Pino ed altri. Il sindaco Ranghelli è stato segnalato da Roselli e quindi era certo che doveva stare alla parola di quest’ultimo».
Ma D’Onofrio parlò con gli investigatori della Forestale anche della gara per il servizio di riscossioni delle multe e della pubblicità, dove Ranghelli barattò la proroga del contratto del figlio con il rappresentante di zona della Maggioli.
«Voglio precisare», spiegò l’assessore, «che per prendere la decisione circa l’affidamento mediante delibera di consiglio comunale hanno aspettato che io andassi in vacanza lontano dal Comune di Spoltore. Durante le vacanze venivo avvertito telefonicamente dal sindaco del fatto che nel consiglio del 30.12.2009 avrebbero deliberato l’accorpamento della riscossione tributi della Polizia Municipale e delle affissioni. Secondo me, data l’insistenza, solo il Sindaco avrebbe avuto interessi. Su questa storia ho ricevuto diverse pressioni psicologiche da Vernamonte Luciano e Roselli Marino, ma non ricordo cosa ci siamo detti di preciso e in che occasioni».
Sempre D’Onofrio raccontò che Vernamonte «anche se più volte mi ha dato ragione e mi rassicurava sulla liceità delle mie posizioni circa la gara e l’aggiudicazione alla Maggioli, poi alla prova dei fatti, tramite il consigliere Maurizio, figlio di Vernamonte, ha votato a mio sfavore approvando della delibera a cui io mi ero opposto».

Alessandra Lotti