OMICIDIO MELANIA

La perizia della difesa: «Parolisi non chattò con i trans»

Il difensore annuncia querela

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1870

La perizia della difesa: «Parolisi non chattò con i trans»
TERAMO. Salvatore Parolisi non ha mai contattato e non ha intrattenuto conversazioni in chat con transessuali.

E' quanto emerge dalla consulenza informatica che il perito della difesa, l'ingegner Paolo Reale, con cui i computer del caporalmaggiore accusato del delitto della moglie Melania Rea, sono stati esaminati e verificati negli hard disk.
I risultati emersi sono adesso alla base di un esposto-querela che il legale di Parolisi, l'avvocato Federica Benguardato, ha presentato alla procura di Teramo per fare chiarezza sull'illegittima diffusione di notizie coperte dal segreto d'ufficio, poi pubblicate sui quotidiani e diffuse in trasmissione televisive offrendo una interpretazione diversa.
In particolare, la difesa si riferisce alle notizie diffuse ai primi del mese di agosto e successivamente nell'imminenza e poco dopo la richiesta di giudizio immediato da parte della procura teramana, in cui si sottolineava, citando indiscrezioni provenienti dalla lettura della perizia tecnica svolta dai carabinieri del Ros per conto della Procura, che l'imputato intratteneva rapporti con transessuali e travestiti e che era impegnato in chat anche il 20 aprile, mentre i soccorritori cercavano la moglie scomparsa e che veniva rinvenuta cadavere nel boschetto di Ripe di Civitella, massacrata con 35 coltellate.
Secondo l'ingegner Reale, lo stesso che ha lavorato per la famiglia di Chiara Poggi nel delitto di Garlasco, anche la relazione dei Ros aveva sottolineato la difficoltà di copiare il disco fisso dei pc di Parolisi. Nessuna traccia, dall'analisi delle memorie, delle cronologie e dei file, ricondurrebbero a contatti in chat; anzi, le mail riferite a transessuali sono state bloccate in quei pc. Erano stati anche gli stessi trans, titolari di quegli indirizzi mail, una ventina in tutto, identificati e sentiti dagli investigatori, a riferire di non aver mai conosciuto Parolisi se non dopo il delitto attraverso le trasmissioni e le interviste televisive e sui giornali.
«E' stato Salvatore a volere fortemente questi accertamenti per tutelare anche e soprattutto la sua figura di padre - sostiene il legale Federica Benguardato - che sta lottando per poter rivedere la figlia, che non incontra dal giorno del suo arresto, il 19 luglio scorso, nonostante conservi ancora la patria potestà. La perizia, in particolare per il giorno del 20 aprile, dimostrerebbe che il computer di Parolisi, disponibile anche in caserma, ha navigato in Internet per la ricerca di un numero telefonico, su un sito di una banca e per consultare la posta elettronica».