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Marotta: «No deciso alla scomparsa di Carispaq, il Piano Bper va rivisto»

Parla il presidente della fondazione Carispaq mentre la campagna elettorale impazza…

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Roberto Marotta

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ABRUZZO. E’ rottura tra Fondazione Carispaq e Bper (Banca popolare Emilia e Romagna) sul progetto di “fusione per incorporazione” che trasforma la Cassa di Risparmio in “Divisione L’Aquila.”

Questo l’esito dell’incontro che c’è stato ieri tra Luigi Odorici, Ad Bper, e Roberto Marotta, Presidente della Fondazione Carispaq, accompagnato dai consiglieri Ferdinando Margutti e Pieluigi Caputi. E per una volta, lasciato il linguaggio felpato della comunicazione ufficiale, la Fondazione «ha rinnovato la propria assoluta contrarietà all’ipotesi di fusione proposta dal Piano industriale Bper. Tra le varie gravi conseguenze, questo Piano comporterebbe anche la perdita di un patrimonio di 153 anni di rapporti tra comunità e banca locale ed il venir meno di un attore fondamentale per la ripresa economica del territorio».
 Dunque il progetto va rivisto e la Fondazione si riserva «ogni più opportuna decisione ed iniziativa per la tutela degli interessi e dei diritti di cui è portatrice». In realtà questa posizione di assoluto rifiuto delle decisioni Bper era stata già annunciata nel CdA della Fondazione che il 5 aprile scorso aveva espresso una valutazione molto negativa del Piano industriale Bper. Questa operazione – aveva detto il CdA – «è in contrasto con la linea di mantenimento e di rafforzamento di Carispaq quale “banca del territorio” che la Fondazione da sempre persegue».
«Sì, in effetti oggi non ci sono novità rispetto a quanto già il CdA aveva sottolineato – spiega Roberto Marotta Presidente Fondazione Carispaq – certo Bper è socio di maggioranza assoluta dal 1999 con il 90% delle azioni e se fosse solo questo ci sarebbero pochi margini di manovra. Il fatto è che lo scorso anno, per consentire alla Bper di avere i requisiti di Basilea 3, abbiamo partecipato ad una Ops (offerta pubblica di scambio) e recentemente, cioè il 16 gennaio scorso, abbiamo sottoscritto patti parasociali. C’era l’impegno chiaro ad assicurare alla Fondazione una significativa partecipazione alla governance della stessa Carispaq, per un periodo di almeno 5 anni. Nei patti c’era anche l’obbligo della Bper di informazione preventiva alla Fondazione, che non c’è stata. E così ci ritroviamo queste novità». Infatti, come anticipato da PrimaDaNoi.it, il Piano industriale per “Il nuovo Gruppo Bper: crescita, valore e territorio in un Paese che cambia” viene reso noto alla stampa e presentato alla comunità finanziaria il 14 marzo scorso a Milano. Prevede la nascita della “Grande Bper” attraverso la fusione per incorporazione di Meliorbanca, Carispaq, Bls, Bpa (Banca popolare di Aprilia) e di parte degli sportelli di Banca Campania e Banco di Sardegna. Alla posizione contraria della Fondazione Carispaq, probabilmente oggi si aggiungerà quella della Bls e della Provincia di Chieti, visto che è in programma a Lanciano un altro incontro dell’Ad Odorici, chiamato alla missione di spiegare – anche se in netto ritardo - la strategia della Bper che tra l’altro avrà un impatto negativo anche sul versante occupazionale. Il personale addetto del Gruppo, che nel 2009 era di 12.337 unità, è già passato a 11.996 nel 2011. Ed ora, con le fusioni previste nel Piano, diventerà di 11.546 dipendenti con un calo di 450 unità (di cui la metà in Abruzzo). Eppure rischiano di avere scarso peso le sollevazioni emotive contro questo progetto da parte di enti locali, associazioni, sindacati e delle due banche interessate. Tutti avvertono che così si porterebbe fuori dell’Abruzzo un pezzo importante del mondo bancario regionale e che quote significative del risparmio abruzzese sarebbero destinate a finanziare economie regionali già più floride. C’è però l’impressione che la Bper abbia l’appoggio della Banca d’Italia, che fin dal 1999 ha tentato diverse strade per il rafforzamento del tessuto bancario abruzzese. E se è così, questo Piano industriale andrà avanti nonostante i patti parasociali, di cui parla il presidente Roberto Marotta. In tempi di deregulation e di attacco complessivo al sistema bancario forse non valgono più i vecchi valori riassunti nella formula “pacta servanda sunt”. Oggi i patti non si rispettano più e questo provoca dissensi, contrapposizioni e proteste che tentano di riempire il vuoto della politica, del tutto assente in questo settore. Questo spiega anche l’imposizione dell’operazione “Grande Bper”: non ci sono stati step intermedi ed il consenso viene bypassato. Insomma è già tutto scritto: l’Abruzzo è destinato a diventare una colonia con scarsa autonomia economica locale e solo con molta libertà di protestare. Tanto chi lo ascolta.

Sebastiano Calella