ODISSEA DRAGAGGIO

Dragaggio mancato, le aziende portuali nomineranno un perito

Gli operatori si sono rivolti alla Corte d’Appello di Roma

WhatsApp PdN 328 3290550

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

1667

Dragaggio mancato, le aziende portuali nomineranno un perito
PESCARA. Una trentina di aziende portuali e operatori marittimi sono sul piede di guerra.

Vogliono capire i motivi alla base dei danni causati dalle condizioni del fiume in seguito alla sua mancata manutenzione dal 2008 a oggi.
In seguito ai danni subiti e lamentati, le imprese hanno chiesto alla Corte d’Appello di Roma, presso il Tribunale regionale delle Acque pubbliche, lo svolgimento di un Accertamento tecnico preventivo con la nomina di un perito esperto in materia idraulica al fine di disporre di una puntuale descrizione dello stato dei luoghi, delle condizioni di fatto e di quelle amministrative in cui versa l’intera struttura, nonché le possibili cause. Anche l’amministrazione comunale di Pescara nominerà un proprio perito di parte per entrare nel merito della situazione che si è verificata a Pescara. La vicenda sarà seguita dall’avvocato Paola Di Marco che ha già avviato lo studio della pratica.
L’amministrazione pubblica, spiega l’assessore alle Problematiche portuali e alla Difesa della Costa Vincenzo Serraiocco, «non ha competenze sul fiume, ovvero non può provvedere alla sua bonifica, visto che la competenza fa capo a Regione e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ma a questo punto valuterà anche i danni arrecati alla città, in termini di immagine, derivati al capoluogo adriatico per vicende amministrativo-burocratiche che non ci hanno consentito di porre riparo, sino a oggi, all’insabbiamento del porto, fermo restando che nel frattempo l’amministrazione comunale sta accelerando quanto più possibile il Piano regolatore portuale dopo la ricezione delle osservazioni».
L’accertamento tecnico è stato richiesto da circa 27 imprese che svolgono un’attività imprenditoriale direttamente connessa con l’utilizzazione delle acque del fiume Pescara, imprese che lamentano i danni subiti a causa dell’insabbiamento del porto canale, ossia del tratto terminale del fiume, e della conseguente modificazione del regime delle acque pubbliche. A detta delle imprese, tale compromissione sarebbe peggiorata a partire dal 2008 per il restringimento del corso naturale del fiume a causa della presenza di canneti e zone di accumulo, oltre che per l’abbassamento dei fondali che hanno reso quasi impossibile la navigabilità del porto. «Colpa, ancora una volta», sostiene oggi Serraiocco, «di quel dragaggio che, nonostante l’impegno e la pervicacia delle Istituzioni locali, ossia Comune e Provincia, quest’ultima anche per la nomina del Presidente Testa quale Commissario straordinario, comunque non siamo riusciti a ottenere, con due false partenze, la lievitazione dei costi e, in ultimo, i mille problemi legati alla qualità dei fanghi da dragare».