SANITA'

Impugnato l’Atto aziendale della Asl L’Aquila

Ricorso al Tar del Comitato pro ospedale di Tagliacozzo

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L'assessorato alla sanità

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L’AQUILA. L’Atto aziendale della Asl dell’Aquila è stato impugnato di fronte al Tar dal Comitato per la difesa dell’ospedale di Tagliacozzo, presieduto da Rita Tabacco.

Il ricorso mira a far annullare la delibera del direttore generale Giancarlo Silveri nella parte in cui dispone la chiusura di questo ospedale, come previsto nel Programma operativo Chiodi-Baraldi (delibere 44 e 45 del 2010).  In effetti la Asl Avezzano – Sulmona – L’Aquila con questa decisione del direttore generale presa il 12 febbraio scorso ribadisce una scelta, cioè la chiusura dell’ospedale di Tagliacozzo, che già era stata annullata dal Tar. Dopo la mancata ottemperanza alla sentenza da parte della Asl e della Regione – l’ospedale, infatti, non era stato riaperto – era stato promosso un nuovo giudizio, concluso a febbraio con un rinvio alla Corte Costituzionale. Infatti il Programma Operativo con tutte le sue decisioni conseguenti (peraltro bocciate dai vari Tar) è stato trasfuso nel decreto legge 98/2011 e il Tar Abruzzo ha ritenuto che questa operazione di trasformare in legge le scelte amministrative non è legittima, sia perché è una scorciatoia per aggirare la giustizia sia perché è un’invasione di campo nella potestà legislativa della Regione, unica legittimata a decidere in sanità. Senza preoccuparsi di questi aspetti la Asl ha approvato il suo atto aziendale e, soprattutto, ha ribadito che l’ospedale di Tagliacozzo deve essere chiuso. E’ proprio questo il punto sul quale il ricorso si concentra: gli avvocati Paolo Novella, Simone dal Pozzo (veterano di queste vicende) e Livia Ranuzzi hanno chiesto al Tar la riforma dell’Atto aziendale poiché di fatto si potrebbe configurare una “nullità derivata”.
Nelle tabelle allegate all’atto aziendale si legge chiaramente che il presidio di Tagliacozzo non solo perde tutti i reparti per acuti, ma viene trasformato in un presidio territoriale di assistenza (Pta) privo persino di pronto soccorso e unità di radiologia. Insomma il ricorso è una reazione di fronte all’ennesimo tentativo di far passare scelte che danneggiano la sanità di una delle zone più interne della regione. Tra l’altro si tratta di una decisione incomprensibile, se si pensa che a confine con il Lazio questo ospedale potrebbe addirittura costituire una valvola per recuperare una mobilità che in Abruzzo ha un saldo sempre più negativo. Altro che chiuderlo, bisognerebbe potenziarlo, come prevedeva tra l’altro il Psr precedente che non chiudeva nessun presidio ospedaliero, ma dava un’identità ai piccoli ospedali e privilegiava le Asl di confine (in particolare Teramo e L’Aquila). Il ricorso è stato già notificato e per il mese di maggio si attende l’udienza per la sospensiva davanti al Tar. Con questo ricorso, dopo quello di Chieti, già impugnato dalla lista civica di Guardiagrele e per il quale si attende la sentenza a giorni, è il secondo Atto aziendale su quattro che viene contestato e, stando agli annunci, si profila un ricorso anche contro l’atto di Teramo da parte del sindaco di Pineto.
Sebastiano Calella