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Terremoto, Italia Nostra: «troppi avvoltoi su L’Aquila ferita»

A tre anni dal sisma l’associazione boccia tutto

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Terremoto, Italia Nostra: «troppi avvoltoi su L’Aquila ferita»
L’AQUILA. Tre anni dopo L’Aquila è peggio del giorno dopo il terremoto, ferita, sepolta, saccheggiata.

Il centro storico di L'Aquila appare oggi un'aquila morente, circondata da avvoltoi in volo pronti a calare sulla "preda".
E’ questa la descrizione che l’associazione Italia Nostra fa del capoluogo di regione che domani ricorderà il terzo anniversario del sisma.
La ricostruzione, è sotto gli occhi di tutti, è ferma, tonnellate di macerie sono ancora lì (sono state rimosse solo il 5%), una selva di tubi sostiene palazzi, chiese e fontane. A tre anni dal terremoto questo è lo scenario all'Aquila e nei 56 borghi del cratere sismico. La popolazione vive nelle periferie, il lavoro manca, il disagio sociale raggiunge livelli allarmanti: aumentano depressione e suicidi, consumo di alcol e psicofarmaci, obesità. I lavori di ristrutturazione sono cominciati solo in alcune periferie o nelle campagne, dove si è peraltro costruito ad alto impatto ambientale, modificando la tipicità e i colori dell'abitato, dando un altro colpo alla vocazione turistica del territorio.
«Sono passati tre anni», insiste l’associazione Italia Nostra , «di mancata ricostruzione dei centri storici, prezioso e insostituibile unicum dell'identità culturale di un popolo; tre anni di sprechi di risorse senza alcun criterio di programmazione, di incertezze sul futuro degli abitanti, di pessimismo sempre più diffuso, di speculazioni "sotterranee", di "appetiti" inconfessabili».
L’associazione chiede aiuto e trasparenza ma soprattutto che la rinascita della città passino «definitivamente» alle amministrazioni locali e alle soprintendenze per i rispettivi ruoli, individuando nuove modalità di coordinamento, di indirizzo e di programmazione, che ad oggi, nonostante la presenza del Commissario e della costosa Struttura Tecnica di Missione, «non esistono». «A tre anni dal sisma, si deve ripartire da zero e resta comunque l'ombra della logica dell'emergenza e dei poteri straordinari contro quelli ordinari».
Italia Nostra chiede che il piano di ricostruzione predisposto dal Comune dell'Aquila, basandosi sui fondamentali concetti di restauro conservativo, venga immediatamente reso operativo e applicato sia al centro storico della città che a quelli di tutte le oltre 50 frazioni colpite dal terremoto, per un totale di 405 ettari di territorio, «assicurando le risorse necessarie, contemperando restauro e sicurezza e soprattutto eliminando gli sprechi e la frammentazione delle competenze che continua a permanere».
«Siamo stati abbandonati per due anni. Tremonti ha impedito di fare qualsiasi cosa per L'Aquila - dice il sindaco Massimo Cialente -. Con Monti, e con il grande lavoro del ministro Barca, è cominciato invece un nuovo corso. Ed è tornato un po' di ottimismo».
Gli esperti del'Ocse e dell'Università di Groningen, che hanno organizzato il Forum del 16 e 17 marzo all'Aquila cui ha partecipato anche il premier, hanno fatto una relazione spietata di quanto fatto finora. La relazione di Barca ha evidenziato cinque pilastri su cui d'ora in poi agire: comunicazione, informazione, semplificazione, programmazione e rigore. E partecipazione dei cittadini alle scelte della ricostruzione.