TERREMOTO, IL GIORNO DOPO

Bertolaso a Letta, «zittire i giornali, tieni basse le polemiche»

E oggi dice «a L'Aquila basta piagnistei»

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 Bertolaso a Letta, «zittire i giornali, tieni basse le polemiche»
L’AQUILA. Era il 7 aprile 2009, giorno dopo il terremoto che devastò L’Aquila, quando l’allora capo della protezione Civile, Guido Bertolaso, chiese al telefono a Gianni Letta di prendere in mano la situazione.

A lui venne affidato un ruolo importantissimo: calmare gli animi, e soprattutto tenere a freno i giornali italiani con la vicenda dello sciame sismico. Insistere in pratica sul fatto che di previsioni non se ne potevano fare ed evitare polemiche «per non creare disorientamento».
La conversazione, intercettata dagli inquirenti, è stata pubblicata oggi dal quotidiano Repubblica.it.
E’ l’ennesimo file audio che riguarda Bertolaso, dopo quello della telefonata con l’ex assessore alla protezione civile regionale Daniela Stati, che è costata a Bertolaso l’incriminazione di omicidio colposo nell’ambito del processo sulla Grandi Rischi che si sta svolgendo in questi mesi a L’Aquila.
«Devi gestire un po’ questa vicenda che già ti ho detto stamattina…quelli che fanno polemiche perché dicono che avevano previsto un terremoto», chiede il giorno dopo il terremoto l’ex numero uno della Protezione civile all’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
«Sì purtroppo stamattina su qualche giornale c’era», risponde Letta, «sciame sismico da Trieste a L’Abruzzo…».
«Questa situazione noi l’abbiamo monitorata», continua Bertolaso, «noi abbiamo mandato la commissione Grandi rischi la settimana scorsa qui a L’Aquila, su mio incarico, c’era Barberi e Zamberletti. Zamberletti stava male ed è venuto Barberi che ci fa comodo, perché Barberi come sai è un esperto. E’ venuto lui, è venuto Boschi, sono venuti tutti e hanno detto ‘non si può fare assolutamente niente, il terremoto non si può prevedere quello che si sta facendo è il massimo’. Adesso tu devi dire ai giornali che questa cosa qui la devono tenere bassa come polemica. Hai capito? Perché altrimenti andiamo a diffondere un disorientamento totale». «Certamente, certamente», replica Letta.
«Mi raccomando», chiude Berolaso.

IL PROCESSO
E proprio questa mattina si è tenuta una nuova udienza del processo alla Grandi Rischi: l'organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio è accusato, nella sua composizione del 2009, di avere sottovalutato il rischio dello sciame sismico prima della scossa del 6 aprile e avere rassicurato gli aquilani inducendoli a restare a casa, causando la morte di 309 persone. Sette gli imputati, i capi d'imputazione sono omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose.
L’udienza prevista per oggi, però, è stata rinviata per il legittimo impedimento di uno degli avvocati difensori, Filippo Dinacci, che assiste due degli imputati, Bernardo De Bernardinis e Mauro Dolce. La prossima ci sarà mercoledì 11 aprile. In quell'occasione è prevista la testimonianza di Franco Gabrielli, attuale capo dipartimento della Protezione civile e prefetto dell'Aquila all'epoca del terremoto.

BERTOLASO NON SARA’ A L’AQUILA
E si avvicina anche il terzo anniversario del sisma. Proprio Bertolaso torna a parlare di quei giorni e di quanto è stato fatto con una lettera al quindicinale dell’arcidiocesi ‘Vola’.
«Non sono venuto all'Aquila», spiega l’ex capo del dipartimento, «non tanto per il disagio che mi ha creato l'etichetta di indagato e di imputato che mi è stata incollata addosso senza alcun fondamento reale, ma perché mi sono reso conto di esser stato scientificamente trasformato in un fattore di divisione, che è esattamente l'ultima cosa che serve agli aquilani per riprendere nelle loro mani il loro futuro. Ciò che ho visto - ha aggiunto - ad eccezione dell'impegno di tanti amici che non hanno smesso di darsi da fare, non mi ha fatto piacere. Ho visto persone che assumevano in pubblico posizioni critiche per poi dire in privato che a ciò si sentivano costrette, ho visto la sofferenza degli aquilani diventare oggetto di contese correntizie e tra partiti, ho visto tante manovre, tante difese di interessi anche piccoli e alle volte meschini, molta ingratitudine, buone dosi di egoismo corporativo, categoriale e di gruppo, molto astio che invece di ridursi molti hanno contribuito ad aumentare anche strumentalizzando con i megafoni mediatici presunte mie irregolarità sulla gestione di quei materiali utili solo a mitigare l'immenso disagio di chi ha dovuto trascorrere mesi nelle tendopoli».
Bertolaso si augura anche che finiscano presto «i piagnistei» sui soldi sprecati per le abitazioni allestite in meno di nove mesi per i senzatetto, «che qualcuno dice 'sottratti alla ricostruzione' per rendere omaggio a manie di grandezza insensibili alle reali esigenze della città. Mi sento in obbligo di dire una cosa che avrei voluto sentir affermare da molti - spiega Bertolaso -: se il tema della ricostruzione dell'Aquila è ancora all'ordine del giorno, lo si deve anche al fatto che la città è stata messa in grado di accogliere quasi tutti i suoi abitanti, impedendo uno degli effetti più normali di un sisma, il flusso di emigrati che abbandona le aree terremotate svuotando le città colpite. Si fa sempre l'esempio del Friuli, dimenticando che oggi nelle varie Americhe vivono più friulani di quanti ce ne sono in Italia, proprio a causa del 'loro' terremoto».