IL CASO

Cardiochirurgia di Chieti: i solai vanno rinforzati

Le sale per l’Emodinamica non erano adatte

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Cardiochirurgia di Chieti: i solai vanno rinforzati
CHIETI. Il grande bluff sulla Cardiochirurgia di Chieti rischia di essere scoperto.

Come a poker, basta vedere le carte: sembra non vera l’affermazione a lungo difesa e diffusa che era inutile realizzare al quarto livello la sala operatoria ibrida/emodinamica a fianco di quelle cardiochirurgiche vere e proprie, in quanto l’Emodinamica era già stata prevista in due sale al sesto livello.
 E su questo si scontrarono duramente Francesco Zavattaro, dg della Asl di Chieti, supportato dall’assessore regionale Mauro Febbo, ed Alessandro Giardinelli, capogruppo Udc al Comune di Chieti: i primi parlarono di inutile doppione perché l’Emodinamica era già prevista al sesto livello e quindi si poteva risparmiare la spesa, il secondo eccepì che la sala ibrida, come ogni sala operatoria, deve nascere come tale fin dalla progettazione, quando si calcolano i carichi del solaio. Quindi l’Emodinamica – sosteneva il capogruppo Udc – doveva essere realizzata al quarto livello nella sala ibrida, dove i solai erano stati progettati proprio per le sale operatorie. Quindi le sale presenti al sesto livello erano dedicate ad altro, cioè forse a semplici ambulatori senza macchinari particolari. Infatti le attrezzature dedicate pesano ed è necessario che siano installate su solai sicuri. Lo scontro durò a lungo, in un quadro di denuncia della politica sanitaria regionale che di fatto penalizzava il reparto di Chieti, che pure era ed è un fiore all’occhiello della Asl e dell’intero Abruzzo. A sorpresa oggi si scopre che il direttore dei lavori della nuova sede della Cardiochirurgia è stato contattato per vie informali e senza lasciare traccia nei documenti ufficiali: la richiesta è stata quella di adeguare e di rafforzare i solai delle due sale del sesto livello realizzate per l’Emodinamica. Ma queste non erano le sale di cui si parlava con molta sicumera durante lo scontro Asl-Febbo con Giardinelli? Dice il documento che abbiamo potuto leggere: «a seguito di richiesta verbale del Rup Asl (il responsabile unico del procedimento) di relazionare su quanto necessario per la prossima attivazione del corpo di fabbrica del polo carchiochirurgico»  l’architetto Benito D’Armi, direttore dei lavori, propone una «possibile soluzione per la realizzazione delle due sale per Emodinamica (sesto livello)».

«In attesa dell’acquisizione delle attrezzature correnti ed in particolare dell’angiografo, si suggerisce di realizzare le opere di sostegno a pavimento ed a soffitto, le finiture e le predisposizioni universali di cui alle indicazioni delle ditte fornitrici l’angiografo. Per dette opere si stima un importo pari a circa euro 150 mila».
 Il tutto datato 22 febbraio scorso. Come dire che in attesa della consegna finale dei lavori, prevista all’inizio dell’estate (ci sono state alcune brevi proroghe e non si sa se i soldi basteranno….), qualcuno sta cercando di trovare una soluzione tecnica soddisfacente ai capricci della politica, contraria a tutti i costi (e costi quel che costi) a potenziare il reparto di Chieti. Non è un caso infatti che appena noti i dati Agenas (agenzia sanitaria nazionale) del “Progetto esiti”, fu la Cardiochirurgia di Teramo ad essere elogiata dal presidente Chiodi come la migliore d’Abruzzo, pur avendo statisticamente gli stessi dati di quella teatina. Eppure nessuno si complimentò con Chieti.
Sebastiano Calella