LA SORPRESA

Processo Housework, i dubbi sulla determina di incarico per i cimiteri

Il tribunale ordina una nuova acquisizione di atti per verificare quando sono stati redatti

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D'Alfonso e l'avvocato Milia

D'Alfonso e l'avvocato Milia

PESCARA. Un piccolo fuori programma, ieri, nell’ennesima udienza del processo Housework per presunte tangenti al Comune di Pescara che vede imputato, tra gli altri, l’ex sindaco di Pescara Luciano d’Alfonso.

Ieri il pm Gennaro Varone ad apertura di udienza ha chiesto che potessero essere acquisiti in originale una serie di atti che riguardano gli incarichi affidati nel 2005 a Francesco Ferragina e Marco Mariani che hanno lavorato nell’ambito del progetto di finanza dei cimiteri.
Secondo l’accusa i due professionisti, Farragina e Mariani, avrebbero chiuso un occhio «sulla non conformità urbanistica», scrisse il gip nell'ordinanza, «gli vennero assegnati una serie di incarichi gemelli», «senza alcuna giustificazione», alcuni dei quali pagati proprio dall’imprenditore De Cesaris, ma solo nel caso in cui i due avessero approvato il progect financing della ditta che voleva appropriarsi dei cimiteri. Otto in totale gli incarichi ai due, per un totale di 340 mila euro (230 dei quali saldati dall'imprenditore vincitore De Cesaris). «Il risultato di tale incredibile anomalia», scrisse De Ninis, portò «all'approvazione dell'offerta dell'ATI (così ricevendo, in contropartita della predetta istruttoria, ben € 235.000) pur non essendo la stessa conforme al bando, in vantaggio del privato».
I capo della Squadra Mobile, Pierfrancesco Muriana, è stato incaricato di recuperare la documentazione originale in Comune. Solo in seguito si potrà capire a cosa mira il pm. Sembra, però, che nei numerosi scatoloni che contengono il materiale sequestrato nei due ani di indagini siano stati ritrovati documenti che forse prima non erano stati valutati nel modo giusto.
In particolare sarebbe stata trovata una mail all’interno dello scatolone dei reperti relativi a Ferragina e Mariani, consulenti attraverso la ditta Kon spa, nella quale i due scrivono a Giampiero Leombroni del Comune di Pescara chiarendo che loro hanno l’incarico per i cimiteri ma non la determina che ne suggella l’ufficialità. Il primo problema è che la data della mail è gennaio 2006 mentre la determina di incarico porta la firma del 30 luglio 2005 cioè 6 mesi prima. Il secondo problema è che nel periodo della mail Leombroni non è già più dirigente del Comune perché aveva lasciato l’incarico prima per la Provincia di Pescara e poi ritornando a far parte del gruppo Toto spa.
L’altra particolarità è che proprio quella determina fu l’ultimo atto ufficiale di Leombroni nel suo ultimo giorno di incarico al Comune. Se la determina è del luglio 2005 perché i due consulenti scrivono una mail sei mesi dopo dicendo che non esiste ancora una determina?
Sempre negli stessi scatoloni è stata trovata anche una relazione del piano economico finanziario che i due consulenti avevano redatto nell’ambito del project financing dei cimiteri. In questa relazione, a differenza di quella poi repertata e finita realmente nel processo, sarebbe leggermente diversa.
La relazione del 20 ottobre 2004, infatti, ha conclusioni diverse e dice chiaramente che «il progetto non è bancabile», cioè non si regge economicamente. Acquisita dal tribunale, invece, c’è una relazione in tutto identica tranne che per questa parte dove si conferma che il progetto di finanza si può fare.
Il perchè di queste incongruenze è ancora difficile spiegarlo ed è probabile che si tratti di errori.
La storia però fa venire in mente a chi qualche trucco “amministrativo” lo conosce lo stranissimo ma popolare fenomeno delle “determine in bianco” con numero e data di protocollo già assegnate ma lasciate vuote. Un fenomeno che ben conoscono moltissimi dirigenti comunali e non, e che spesso riesce a soccorrere qualche amministratore poco avveduto creando all’occorrenza un documento oggi ma datato ieri. Un falso a tutti gli effetti ma difficile da scoprire. Di sicuro le determine bianche esistevano anche ai tempi di D’Alfons così come ce ne sono in Comune ancora oggi, come documentato in una inchiesta di PrimaDaNoi.it.
Nel prosieguo dell’udienza il processo non ha riservato molte sorprese e sono stati chiamati i testimoni delle difese tra cui il senatore Giovanni Legnini chiamato dall’avvocato Femminella per la difesa di Paolini (che ha snocciolato le sue competenze, ha parlato della pubblicità istituzionale e dei problemi relativi al patto di stabilità, dei suoi rapporti diretti con D’Alfonso e degli incontri nei pressi del garage), il consigliere del Pd Enzo Del vecchio (che ha parlato dello staff del sindaco, della pubblicità istituzionale, della Pescara calcio e degli autisti di D’Alfonso), Giovanni Landi (un nonno vigile che ha spiegato che Paolini lo vedeva non si sa quanto spesso davanti alla scuola accompagnare i figli di D’Alfonso con una panda bianca), l’ex assessore Tommaso Di Biase e Gianluca Fusilli che ha confermato che la famosa lista Dezio non è una lista di tangenti.
Più di una volta il presidente del collegio giudicante Antonella Di Carlo ha richiamato gli avvocati a rimanere ancorati ai capi di imputazione, a «condurre i testimoni» e a non debordare su argomenti generici che non hanno attinenza con il processo.