FRANCAVILLA AL MARE

Prestito Ifis: dopo la sanzione resta il possibile danno al Comune

C’è stato o no il danno erariale?

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Roberto Angelucci

Roberto Angelucci

FRANCAVILLA AL MARE. La vicenda del prestito della Banca Ifis alle casse del Comune di Francavilla al mare potrebbe riservare sorprese.

Per il momento la questione si è chiusa per l’ex Giunta Angelucci solo con una multa della Corte dei conti pari a cinque volte l’indennità di carica. La sanzione è stata decisa infatti solo per colpire la “colpa grave” di aver deliberato con molta superficialità l’indebitamento del Comune. Ma la sentenza di 22 pagine, resa nota nei giorni scorsi, presenta una sorpresa: del danno e dell’eventuale risarcimento alle casse comunali si dovrà riparlare dopo la fine del contenzioso ancora aperto tra il Comune e la Banca Ifis. Si tratta cioè di definire quanti soldi totali debbono essere restituiti per il prestito ottenuto. Solo allora si saprà se c’è stato danno erariale.
La sanzione è scattata perché questo prestito alla Banca Ifis perché è stato chiesto  e ottenuto nella forma di un factoring che la legge vieta agli Enti locali: al massimo infatti la Giunta può chiedere al Tesoriere del Comune un’anticipazione di cassa pari ai 3/12 delle entrate registrate nel penultimo esercizio precedente. In questo caso, invece, a fronte di un rifiuto del Tesoriere, la Giunta ha aggirato il divieto attraverso una serie di delibere che hanno fruttato un prestito di 10 milioni e 618 mila euro. Il danno – come detto - per il momento non è stato preso in considerazione nel giudizio, ma pende sospeso. La sentenza dunque ha deciso una sanzione “al minimo edittale” solo per i componenti della Giunta: Roberto Angelucci (15.300 euro), Giuseppe Pellegrino (8.400), Luciano Orsini (8.100 mila), Anna Chiementa, Daniele D’Amario, Nicola De Francesco, Rocco Moroni (6.900) e Rocco Cappelletti (3.400). Gli altri chiamati in giudizio (Salvatore Antonucci, Nino Pagano e Nando Cerasoli) sono usciti invece indenni perché funzionari comunali. La Procura si era mossa a seguito di una denuncia dei revisori dei conti e della successiva indagine della Gdf di Chieti che avevano cristallizzato questa situazione: 10 milioni e 568 mila euro il totale erogato dall’Ifis, 7 mln e 875 mila restituiti, 913 mila euro di interessi, 409 mila di commissioni factoring e 4.500 euro di massimo scoperto. Per il Pm c’erano «elementi di illegittimità e chiari profili di danno erariale»: il factoring per il Comune è vietato, non si può finanziare così la spesa corrente, i crediti ceduti non erano né certi né liquidi e addirittura ancora da accertare, la cessione era avvenuta pro-solvendo e non pro soluto (cioè il rischio rimaneva a carico del Comune), la competenza sui debiti è del Consiglio e non della Giunta, infine non era stata indetta la gara per individuare la banca a cui chiedere il prestito. In sostanza la “colpa grave” è consistita nel fatto che a fronte di un’operazione così complessa, nessuno della Giunta aveva approfondito gli aspetti tecnici di questo prestito. Tanto da aver contestato inizialmente un danno di 4 mln e 320 mila euro, poi invece ridotto - dopo le controdeduzioni degli interessati - a 864 mila euro (più interessi) cioè quelli  «oggettivamente quantificati dallo stesso Comune» e «da aumentare di eventuali spese conseguenti al possibile contenzioso con la Ifis». Insomma un’operazione di finanza creativa molto a rischio che però aveva registrato ampi consensi nella maggioranza di Angelucci, che poi, divenuta opposizione con la successiva amministrazione, contestò aspramente il sindaco Nicolino Di Quinzio contrario a questa operazione e che aveva subìto le reprimende anche di alcuni cittadini (la sentenza cita Raffaele Landolfo) schierati a favore della legittimità del factoring. La difesa ha sostenuto invece che questa era un’operazione equivalente all’anticipazione di cassa, non era un indebitamento e comunque essendo il contratto nullo per violazione di norme imperative, il danno per il Comune non esiste, se si attiva per recuperare le spese illegittime, le commissioni e tutto il resto non dovuto. Di avviso contrario i giudici della Corte: se è pur vero che il factoring è più o meno neutro quanto a spese, questi prestito di 10 mln non sono i 3/12 concessi dalla legge, quindi siamo di fronte ad “un’elusione dei vincoli e ad un’indebita acquisizione di risorse aggiuntive a copertura di spese correnti. Inoltre, si legge in sentenza, c’era “la permanenza dei crediti ceduti nei residui attivi del Comune”, il che produceva una “duplicazione” dei soldi disponibili. Non proprio la moltiplicazione dei pani e dei pesci, ma lì vicino. Quindi c’è “colpa grave” perché la Giunta Angelucci non ha avuto nessuna remora a decidere, anche se in realtà le controdeduzioni di quasi tutti gli ex-assessori addossano la responsabilità ai vertici dell’Amministrazione ed ai pareri positivi dei funzionari comunali. Ma la Corte dei conti ha deciso il minimo della sanzione perché l’operazione non è di natura “dolosa”. Improcedibile invece, al momento, il risarcimento del danno, che potrebbe avvenire in un secondo momento. Il che significa che la palla passa ora all’amministrazione Luciani da cui dipenderà l’esito del contenzioso.
Sebastiano Calella