IL BILANCIO

I revisori comunali non firmano il bilancio

Il Comune rischia di uscire dal Patto di stabilità. Tagli in vista

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I revisori comunali non firmano il bilancio
CHIETI. Crisi dei conti al Comune di Chieti ed è scontro tra l’Amministrazione Di Primio ed i Revisori dei conti: il bilancio non rispetterebbe il Patto di stabilità e quindi per il momento non può essere presentato.

Manca, infatti, una delle tre firme richieste dalla legge e cioè quella dei sindaci revisori che deve affiancare quella del sindaco e quella del ragioniere capo Franco Rispoli. Il Patto di stabilità si sostanzia in un parametro indicato dalla legge: si sommano le entrate correnti e quelle in conto capitale per cassa, si sottraggono le spese correnti per competenza e le spese di investimento per cassa ed il risultato dovrebbe essere positivo. E, invece, anche se per poche migliaia di euro, il Comune sembra fuori da questo parametro, anche perché torna il solito problema: sono troppe le spese correnti effettuate utilizzando come pagamento i residui degli anni passati. Quindi l’effetto collaterale imprevisto – ma non tanto - di questo malvezzo, è che la libertà di spesa dei funzionari potrebbe aver inguaiato la Giunta che così sarà penalizzata pesantemente. Infatti essere fuori dal Patto di stabilità comporta tagli pesanti: dalla riduzione del 30% ai compensi degli assessori e del sindaco, al divieto di accendere mutui, al blocco delle assunzioni. E queste conseguenze si avranno da subito, già da oggi quando si presenteranno per un’assunzione temporanea 25-30 persone che erano state preavvisate di presentarsi al Comune. Come per ogni difficoltà contabile, anche questa potrà essere sistemata, essendo la cifra interessata non molto alta. Dall’esterno però si ha l’ennesima, ripetuta, sconfortante impressione che la macchina comunale vada per conto suo e che invece di ascoltare i suggerimenti dei Revisori, l’Amministrazione segua altri consiglieri non molto prudenti. Sarebbe bastato non impegnare tutti i 3,5 mln per il debito fuori bilancio del contenzioso con la Provincia (affitti arretrati) e così il Comune sarebbe stato tranquillamente dentro il Patto di stabilità. Cosa che non è avvenuta. Di fronte alle titubanze dei Revisori, l’Amministrazione ha cercato di correre ai ripari sostenendo che molti funzionari avevano solo prenotato queste spese correnti, ma si erano impegnati a disdirle. Il che avrebbe consentito di arrivare alla cifra richiesta per rientrare nel Patto. Questo impegno però non è bastato ad ottenere la firma, visto che la contabilità vive di cifre certe: o c’è la rinuncia o la promessa non conta, perché se poi non viene mantenuta… C’è stata quindi la rottura, non si sa quanto sanabile. In realtà la presentazione con le tre firme congiunte potrà avvenire anche con qualche ritardo, pagando una sanzione (cioè uno spreco). Ma intanto è crisi.
Sebastiano Calella