VERGOGNA INFINITA

Anche Chiodi lo ammette: il porto di Pescara è morto

Nessun dragaggio prima di ottobre. Si punta a finanziamenti europei per tamponare "l'emergenza"

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L'insabbiamento creato dalla diga foranea

L'insabbiamento creato dalla diga foranea

PESCARA. Il governatore: «lo scalo pescarese non ha nessuna possibilità di svolgere alcuna funzione, sia essa commerciale o di collegamento». Arresi davanti all’evidenza si ammette il fallimento. Ammissioni forti e dirette quelle fatte da Chiodi oggi in conferenza stampa arrivando a bocciare senza mezzi termini il porto di Pescara.

«E' arrivato il momento di dire come stanno le cose: lo Stato ha una responsabilità enorme, fin dal giorno della costruzione del porto di Pescara, una struttura realizzata prescindendo dalle buone regole di costruzione», ha detto Chiodi insieme a Guerino Testa, commissario per il dragaggio.
«Lo Stato - ha proseguito Chiodi - ha responsabilità enormi, perché negli anni non ha curato la manutenzione, dai costi elevatissimi. Costi che non sono stati assicurati attraverso i vari istituti e il Provveditorato alle Opere pubbliche. E' stato dichiarato lo stato di emergenza - ha poi sottolineato il governatore - ed è stato nominato un commissario straordinario per il dragaggio, cioé il presidente della Provincia di Pescara, Guerino Testa, che, però, non è stato messo nella condizione di poter affrontare i problemi».
«Sulla vicenda del porto di Pescara si potrebbe scrivere un libro. Ormai siamo di fronte ad una situazione 'kafkiana', ridicola - ha concluso Chiodi - e a pagarne le conseguenze sono la marineria e tutti coloro che col porto ci lavoravano».
In realtà la «situazione kafkiana» si è trasformata da subito in vero e proprio scempio, continuato poi con il solito scaricabarile delle istituzioni che si sono scrollate di dosso l’onere di pensare al “dragaggio perpetuo” dovuto agli errori enormi fatti in sede di progettazione.

L’EMERGENZA “UMANA”
Alla base dei problemi attuali che gli amministratori chiamano «emergenza» c'è il mancato dragaggio del Porto di Pescara, giunto ormai al punto da precluderne la navigabilità a tutte le imbarcazioni dotate di un pescaggio non minimale, al quale si vanno ad aggiungere altri fattori negativi come il progressivo ridimensionamento degli stock ittici, il caro gasolio, l'elevato livello dell'imposizione fiscale, la maggiorazione dei costi diretti e indiretti.
Queste imbarcazioni infatti, circa 60, non possono effettuare in sicurezza le operazioni di attracco e ormeggio, rifornimento, sbarco del pescato, entrata ed uscita dal porto canale, a causa di fondali sempre meno profondi e di banchi sabbiosi sempre più estesi e irregolari; inoltre non sono raggiungibili per acqua sia lo scalo di alaggio che i punti di rifornimento.
La Regione si era attivata per reperire dei fondi necessari per dare il via alle prime operazioni di dragaggio ma nel mese di dicembre 2011 i lavori sono stati sospesi dai provvedimenti giudiziari assunti dalla Procura della Repubblica dell'Aquila. Le risorse stanziate dalla Regione e dagli altri Enti competenti quindi sono servite in parte «per le analisi la cui attendibilità è, per ora, sub iudice, e in parte per le spese che andranno sostenute per risarcire l'impresa appaltatrice mentre siamo ancora in attesa del parere dell'ISPRA».
«Ad oggi», hanno detto Testa e Chiodi, «il porto di Pescara non ha nessuna possibilità di svolgere alcuna funzione, sia essa commerciale o di collegamento, con evidenti e gravissimi danni alle numerose attività economiche ad esso collegate. Inoltre, la stagione balneare, ormai alla porte, rende assai improbabile la possibilità di avviare il dragaggio prima di settembre per evitare che, oltre al danno, si aggiunga la beffa costituita dagli eventuali rischi per la salute pubblica e la crisi di un altro settore economico vitale per la città».

SI PUNTA PERSINO ALLA DEROGA DEGLI AIUTI DI STATO
«Ci muoveremo essenzialmente in due direzioni - ha sottolineato il Presidente Chiodi - infatti, dovremo cercare di ottenere dall'Unione europea una deroga agli aiuti di Stato ed al tempo stesso spingere il Governo a creare i presupposti, attraverso un decreto, per una dilatazione del fermo biologico fino a quattro mesi. Tuttavia, per ottenere un risultato del genere - ha messo in evidenza il Presidente - occorrerà fare massa critica con i parlamentari abruzzesi soprattutto alla luce del fatto che il porto di Pescara è un'infrastruttura di rilevanza statale e non solo regionale».
Insomma tutti i parlamentari, senza distinzione di appartenenza politica, dovrebbero puntare a fare pressione sul governo nazionale che a sua volta dovrebbe fare pressioni sulla Unione europea.
Un tentativo quanto meno nuovo anche se impervio per tappare il buco senza fondo del “porto nuovo di secca”. Il capo dell'Esecutivo regionale, ha, inoltre, ribadito poi il suo sostegno al Commissario Testa che non sarebbe stato messo nelle condizioni di operare per la pronta soluzione dell’affaire dragaggio.

COMMISSIONE D’INCHIESTA
Fioccano le commissioni di inchiesta in Regione, così come fioccano le proposte di istituirne di nuove anche se nessuno saprebbe enumerare a memoria i risultati raggiunti da sola una di queste.
Sta di fatto che tra le altre iniziative dei governi locali di centrodestra vi è anche quella di istituire una apposita commissione di inchiesta che «faccia luce sulle responsabilità e che consenta di ricostruire i fatti».
La storia benchè lunga di quasi 20 anni è alla fine dei conti molto semplice e più volte raccontata da PrimaDaNoi.it. I governi locali cittadini e non negli scorsi anni hanno permesso che il progetto che oggi viene… “buttato a mare” passasse con il consenso di tutti i partiti per consentire la spesa di miliardi di vecchie lire erogati grazie all’interessamento di questo o quel sottosegretario abruzzese. A nulla valsero le proteste dei comitati che tentarono di spiegare e illustrare l’obbrobrio che si sarebbe creato, lo stesso che 15 anni dopo la classe politica deve ammettere, ma a cose fatte.

AIUTI DI STATO ALLA MARINERIA
La Regione oggi ha chiesto l'attivazione di misure urgenti a sostegno della marineria pescarese che sta vivendo una situazione di emergenza, ulteriormente aggravata negli ultimi mesi, a causa di numerose ed annose criticità che richiedono interventi immediati. La richiesta era già stata inoltrata con due distinte missive indirizzate ai Ministri delle Politiche agricole, dell'Ambiente e delle Attività produttive, sia dal Presidente che dall'Assessore competente.
E’ vero tuttavia che molti pescatori sono fermi, letteralmente arenati in porto, e dunque si ritrovano inchiodati e senza reddito ma è anche vero che altra parte della flotta pescarese si è spostata verso altri porti, per esempio ad Ortona, dove hanno potuto continuare a pescare. Sarà probabilmente molto difficile riuscire ad individuare, eventualmente, quei pescatori che poi effettivamente saranno legittimati ad ottenere gli aiuti di cui si è parlato oggi.
L'intervento del Governo centrale, come ha ribadito lo stesso presidente della Regione, appare necessario anche in virtù del fatto che la situazione di stasi delle attività rischia di protrarsi per un arco temporale che è incompatibile con qualsiasi possibilità di autonomo sostegno a carico della sola Regione. C'è il rischio infatti che la flottiglia pescarese, ferma già da gennaio, sia costretta a rimanere in porto almeno fino a settembre e a questo punto si renderebbe indispensabile un provvedimento ministeriale che implementi le risorse destinate dalla Regione a sostegno della categoria.
Si stima un costo dell'intervento di circa 2,5 milioni di euro, solo per un terzo sostenibile a livello locale. Il reperimento delle risorse necessarie potrebbe risultare anche dalla creazione di una continuità tra l'intervento di sostegno ipotizzato e l'avvio delle misure di arresto temporaneo in ambito FEP 2007/2013.