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Processo Bussi: «il Comune si costituisca parte civile»

Dai sindacati appello a Regione e Provincia: «si occupino della bonifica»

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  Processo Bussi: «il Comune si costituisca parte civile»
PESCARA. Anche il Comune di Pescara probabilmente si costituirà parte civile nel processo contro la Montedison per l’inquinamento di Bussi che si svolgerà in Corte d’Assise.

Per il momento un invito è stato rivolto al sindaco e alla giunta stamane dal Consiglio comunale che ha approvato (22 voti favorevoli) il relativo ordine del giorno affinchè vengano predisposti tutti gli atti necessari. E’ stato questo l’esito della seduta straordinaria di ieri del Consiglio dedicata esclusivamente all’emergenza del fiume, ma non tanto, questa volta, in termini di dragaggio, quanto in termini di disboscamento delle sponde e della mancata bonifica.
«E’ stata una seduta importante – ha detto il capogruppo del Pdl Armando Foschi – che ancora una volta ci ha permesso di fare il punto su quanto l’amministrazione comunale di Pescara sta facendo da due anni e mezzo per la riqualificazione del nostro fiume».
E lunedì scorso, nel giudizio in corso per la discarica di Bussi, sono state accolte le richieste dei pm Mantini e Belleli, che, per l’ipotesi di “avvelenamento delle acque”, affida la competenza alla corte d’assise, di fatto, con la riformulazione del capo di imputazione, ma senza la spada di Damocle della prescrizione.
La Filctem, insieme alla Cgil di Pescara, confermerà la sua costituzione in parte civile anche in corte d’assise ed esprime soddisfazione per la decisione della camera di consiglio.
«La presenza di quello stabilimento, in quel territorio, rischia di lasciare sul posto inquinamento e povertà», dicono i sindacati. «Oggi quella presenza si chiama Solvay, che quindi ha dei doveri nei confronti di quella popolazione. Bisogna restituire, a quella gente, un territorio bonificato e una prospettiva occupazionale; non consentiremo il disimpegno di quella direzione aziendale senza che abbia risposto positivamente ai suoi obblighi su entrambe le questioni».
La bonifica del territorio, oltre che essere un dovere primario, secondo Filctem e Cgil è una occasione stessa di occupazione e di una possibile prospettiva di sviluppo ed «è decisiva per rendere esigibile un futuro di sviluppo sostenibile per il territorio».
I sindacati chiedono che si dia rapidamente attuazione all’impegno, da parte dell’assessorato alle attività produttive, di convocare il tavolo costituito da organizzazioni sindacali di categoria, Confindustria, Solvay e soggetti economici interessati (Toto ad esempio) per esaminare le prospettive rispetto alle ipotesi di bonifica e proposte di reindustrializzazione.
Ma le sigle sindacali chiedono anche a Regione Abruzzo e Provincia di Pescara di assumersi «fino in fondo» la priorità della bonifica, che nella Provincia riguarda, oltre che il sito di Bussi, il fiume Saline e si impegni a proporre, nel territorio la allocazione di una attività ecologica (pubblica, privata o società mista) che si occupi di bonifiche e di ripristino dei territori compromessi, scegliendo questa opzione come vera e propria opzione di sviluppo e occupazione. Ultime due richieste: «si concretizzi, in tempi rapidi, un accordo di programma per l’area di crisi Val-Pescara e zona Vestina che definisca l’uso delle risorse rispetto a priorità e progetti cantierabili e si avvii una indagine Epidemiologica che riguardi tutti i lavoratori che lavorano o hanno lavorato nelle attività collegate al “polo chimico” di Bussi e della Val-Pescara».