IL PROCESSO

Sanitopoli, è Angelini show: dribbla, svicola, punge e dà lezioni di sanità

Udienza si ferma per i problemi di saluti dell’imprenditore

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Del Turco e Quarta in aula

Del Turco e Quarta in aula

ABRUZZO. Chi si immagina barbose udienze sonnacchiose fatte di commi ed eccezioni incomprensibili sbaglia di grosso. Anche quest’oggi l’udienza del processo Sanitopoli non ha deluso le aspettative di processo “atipico”.

Nell’ultima parte della mattinata è stata finalmente la volta della seconda parte del controinterrogatorio del principale accusatore, Vincenzo Maria Angelini, che ha messo nei guai buona parte della vecchia giunta di centrodestra e quella di centrosinistra. Nello specifico le sue dichiarazioni (suffragate da riscontri della procura) sono alla base di buona parte delle accuse di corruzione mosse agli ex amministratori regionali.
Dopo più di un mese si ritorna, dunque, a parlare di sanità abruzzese e corruzione poiché le scorse udienze sono saltate per lo sciopero degli avvocati e le malattie di Angelini. Malattie peraltro tutte certificate e di particolare rilevanza, secondo quanto si è appreso, che rendono l’ex re della sanità abruzzese particolarmente fragile e non sempre in grado di sostenere tempi e ritmi del processo.
Una prima sfuriata l’ex patron di Villa Pini nelle vesti di testimone-imputato-parte civile l’ha fatta proprio sul fatto di dover mettere in piazza i suoi problemi di salute “beccando” subito «Caiazza (l’avvocato di Del Turco, ndr) e le sue caiazzate» che lo ha accusato di rallentare il processo. «Del Turco rinunci alla prescrizione così non ci saranno problemi», ha detto Angelini alludendo al dilatarsi delle udienze per la sua scarsa resistenza fisica.
Udienza tecnica di “livello universitario” che ha sviscerato lo sconfinato universo della sanità pubblica e privata, dei controlli effettuati dalla commissione ispettiva, dalle decine di norme e delibere, contratti, allegati e accordi che hanno regolato il meccanismo dei rimborsi con soldi pubblici alle cliniche private. Udienza tecnica, approfondita e a tratti difficile da seguire non tanto per il chiasso e le frequenti interruzioni quanto per il gioco del contraddittorio che spesso sembra lasciare per strada la verità fattuale. A fare notizia tuttavia sono state anche questa volta le battute al veleno di Angelini che si è mostrato scostante, pungente, ironico verso l’avvocato di Del Turco che invece è sembrato più propenso ad incassare i colpi con freddezza tentando di far scivolare in contraddizione Angelini.

CORDOMA E GLI ALTRI : L’INUTILE STRATEGIA DEL «BEOTA»
L’esordio di Angelini questa mattina è stato dedicato alle recenti testimonianze dei famosi membri delle commissioni permanenti ispettive tra cui figurava l’attuale sindaco uscente di Montesilvano, Pasquale Cordoma, che è stato ascoltato in questo procedimento confermando il suo verbale in ambito di indagini preliminari. In sostanza Cordoma (non indagato) ha ammesso la sua totale ignoranza negli ambiti tecnici che poi erano quelli fondamentali per valutare la appropriatezza dei ricoveri, la ragione stessa della commissione ispettiva.
«Questa gente non può cavarsela così», ha chiarito oggi Angelini, «è inaccettabile che Cordoma venga qui e tenti di salvarsi utilizzando la tecnica “niente vidi niente sacciu”, non credo sia giusto che si possa consentire che lui, come anche Casalena, vengano qui a raccontarci che non sapevano, non conoscevano, facendosi passare per beoti». L’ex imprenditore della sanità privata ha dunque spiegato che per entrare a far parte delle commissioni ispettive bisognava superare una graduatoria pubblica stilata in base ai titoli ma le indagini hanno svelato che alcuni componenti, oltre a non conoscere i “fondamentali”, erano anche laureati in discipline diverse da quelle ipoteticamente utili. Le commissioni regionali ispettive dovevano stabilire se i ricoveri e le metodologie utilizzate dalle cliniche private erano corrette, la verifica era alla base della erogazione del rimborso pubblico per le prestazioni effettuate in convenzione.
Si è poi tornati a parlare di queste commissioni facendo emergere alcuni dati oggettivamente importanti (ma letti a seconda degli interessi). Durante la giunta Pace le commissioni avevano contestato prestazioni irregolari alle cliniche private per circa 220mila euro nel 2004, mentre nel 2005 e nel 2006 la cifra è salita vertiginosamente arrivando a toccare quota 35milioni. E’ come se le commissioni si fossero improvvisamente svegliate da un inspiegabile torpore. La difesa Del Turco interpreta il dato come un vanto per aver fatto emergere rimborsi non dovuti, mentre Angelini li interpreta come mezzo attraverso il quale si sarebbe commesso «l’omicidio di Villa Pini» e dunque l’attacco frontale della Regione nei confronti dell’imprenditore. Infatti buona parte di quei 35 milioni erano imputati proprio al gruppo di Chieti.
Angelini, però, ha spiegato anche una serie di altri fatti e retroscena per spiegare che la Regione avrebbe disatteso le sue stesse regole per avvantaggiare questo imprenditore (Pierangeli) o danneggiare quest’altro (Angelini).

PARENTESI PIERANGELI
E’ noto che l’ossessione di Angelini è il suo eterno rivale: Luigi Pierangeli, titolare e concorrente nelle cliniche private. Se non altro è emerso oggi, ancor più chiaramente, che un interesse comune Angelini e Del Turco ce l’hanno poiché entrambi hanno da guadagnarci nello sbriciolare le basi solide su cui poggia l’imprenditore pescarese della sanità privata (lo stesso verso il quale si è scagliato pochi giorni fa anche Gianni Chiodi).
Così la «notizia criminis» che Angelini ha tentato di lanciare in aula è il teorema (finora non provato) degli eventuali vantaggi avuti da Pierangeli che poteva disporre nella giunta Del Turco grazie ad Enrico Paolini. Vantaggi che sarebbero derivati dall’interpretazione particolare delle norme e che di fatto avrebbe posto la Regione nella posizione di dover pagare caramente prestazioni pure giudicate inappropriate. «Andate a controllare lo “storico” della Regione e noterete che l’anno 2004 non esiste, si passa dal 2003 al 2005…», ha detto Angelini che ha anche spiegato che Pierangeli vinse al Tar e che la Regione non fece mai appello. Proprio le prestazioni del 2004 furono oggetto di un esposto «di cui non si è saputo più nulla, nonostante la Asl di Pescara abbia commesso un falso eclatante».
Caiazza ha, invece, fatto emergere l’incongruenza della versione di Angelini che sarebbe provata dal fatto che Pierangeli si sarebbe costituito parte civile contro la giunta Del Turco e non verso la giunta Pace. Una incongruenza che forse sarà spiegata proprio nell’ambito dell’ascolto di Pierangeli al quale si chiederanno i suoi rapporti con Paolini, ex vice di Del Turco, che tuttavia ha collaborato con la procura che poi arrestò l’allora governatore.

I POSTI LETTO E LE «INVENZIONI DELLA GDF»
Angelini ha poi iniziato a leggere (quasi subito fermato dal presidente del collegio giudicante Carmelo De Santis) una lunga memoria che tenderebbe a “smontare” conti e ricostruzioni della Guardia di finanza e dei Nas che hanno contestato a Villa Pini una serie di ricoveri inappropriati giungendo così a stimare i famosi «5 malati per letto». La memoria ed un faldone di documenti sono stati poi prodotti al tribunale dallo stesso imprenditore che non ha lesinato sferzate alla Gdf e alle sue «invenzioni» dettate da interpretazioni «fantasiose» che genererebbero «paradossi».

LA VENDITA DI VILLA PINI, DEL TURCO E DE BENEDETTI
Un'altra parte importante del controinterrogatorio ha riguardato le trattative di vendita del gruppo Villa Pini. Angelini ha ribadito che sono state molte le trattative intavolate per cercare di vendere al miglior offerente: «avrei venduto a tutti, anche al diavolo ma mai a De Benedetti che voleva pagarmi solo i debiti» spiegando che già dal Natale 2005 aveva capito quale sarebbe stata la sua fine, cioè quali fossero i reali intenti della giunta Del Turco. Secondo l’accusa, infatti, Del Turco ed i suoi avrebbe tentato di far acquistare la clinica Villa Pini, svendendola, a De Benedetti promettendogli un trattamento diverso e di favore rispetto a quello riservato ad Angelini.
«Per i crediti che Villa Pini vantava nei confronti della Regione Del Turco non prevedeva alcun tipo di transazione mentre questa era stata promessa a De Benedetti». 

LA RICOSTRUZIONE DELLE DAZIONI
L’ultima parte del controinterrogatorio ha scatenato l’ennesimo putiferio a fatica sedato dal presidente. L’avvocato Caiazza ha chiesto ad Angelini di spiegare in che modo sono state ricostruite le dazioni fondanti dell’accusa di corruzione dai documenti contabili al netto delle spese personali e dalla distrazione che pure c’è stata di parte dei fondi. La domanda era stata preceduta dalla premessa di quanto asserito dalla moglie di Angelini che ha più volte ribadito di aver saputo delle tangenti solo in un secondo momento, «dunque come ha potuto aiutarla nel ricostruire le dazioni?».
«Ho ricostruito tutto con mia moglie che mi ha aiutato ad individuare le cifre dei prelievi dagli estratti conto», ha spiegato Angelini, «soprattutto rispetto agli altri utilizzi che abbiamo fatto dei soldi». Insomma sarebbe stato utilizzando una sorta di metodo per “esclusione” attraverso il quale si sono individuati gli importi delle tangenti (attraverso gli estratti conto) ed i giorni precisi (attraverso i dati del telepass). Smontare la veridicità di questa lista significa per la difesa di Del Turco riuscire a smarcarsi dalle accuse di corruzione per aver incassato la cifra di circa 5 milioni.
La battaglia si è poi interrotta all’improvviso quando Angelini si è alzato ed ha dichiarato di non farcela più per i motivi che aveva preannunciato qualche ora prima. Il presidente alle 13.40 non ha potuto che aggiornare l’udienza al 18 aprile.
Di sicuro ci saranno ancora molti i colpi di scena in questo processo.
Alessandro Biancardi