LA LETTERA

Dal sindaco di Chieti sostegno ai dipendenti di Villa Pini

Una mamma protesta per il trasferimento del figlio da Maristella

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Dal sindaco di Chieti sostegno ai dipendenti di Villa Pini
CHIETI. Insolito affollamento a Villa Pini di Chieti. Ieri è stato in visita il sindaco di Chieti Umberto Di Primio, che ha portato la sua solidarietà e promesso il suo impegno ai lavoratori in ansia per la sentenza del Consiglio di Stato che potrebbe far saltare accreditamenti e posti di lavoro.

Domani ci sarà la messa pasquale dell’arcivescovo Bruno Forte, in verità già l’anno scorso in visita alla clinica. Al sindaco è stata consegnata la lettera-appello che i circa mille dipendenti di Villa Pini e del SanStefar hanno sottoscritto e dove si chiede un intervento della Regione per tutelare comunque i loro posti di lavoro e l’assistenza ai malati, al di la di come sarà la sentenza sull’accreditamento. Infatti, come ha condiviso anche Di Primio, la sostanza del problema non è il dibattito teorico sulla regolarità o meno dell’accreditamento concesso all’esercizio provvisorio, ma la tutela dei posti di lavoro e del rapporto tra sanità pubblica e privata.
Il sindaco si è infatti impegnato a sollecitare il presidente Gianni Chiodi perché si arrivi ad una soluzione che contestualmente salvi entrambi questi aspetti, magari attraverso una rivisitazione della legge sull’accreditamento che consenta a Villa Pini & C. di continuare ad operare. L’impegno è stato accolto con favore, perché esplicita un’attenzione del Comune di Chieti che non sempre in passato era stata di questo tenore. Piace soprattutto l’accenno alla filiera istituzionale, per la quale sindaco e presidente – stesso orientamento partitico – dovrebbero lavorare insieme verso gli stessi obiettivi che sono il lavoro e l’assistenza. Filiera che però non sembra esserci per un’altra emergenza che riguarda Maristella, istituto di riabilitazione che opera all’interno di Villa Pini. Per una diversa interpretazione del setting assistenziale, cioè della gravità delle malattie da cui sono affetti i ricoverati, la Asl sta procedendo allo svuotamento dell’Istituto con il trasferimento dei malati che non sarebbero più bisognosi di un’assistenza riabilitativa particolare. Per loro è stata prevista una sistemazione in Rsa o in Ra, insomma in qualche ospizio per anziani, con l’aggravio anche della richiesta di una compartecipazione (cioè di un ticket) spesso molto oneroso e vicino agli 800-1000 euro mensili a carico delle famiglie. Scrive la madre di un malato di 34 anni, ricoverato da molto tempo a Maristella: «Mio figlio è affetto da tetraparesi spastica e insufficienza mentale complicata da grave epilessia. Dal sub commissario Baraldi, presenti anche Venturoni e Nic oletta Verì, avevo avuto l’assicurazione che tutto sarebbe rimasto fermo, fino all’adozione del nuovo Piano sanitario regionale e che si stava pensando ad una Rsa per disabili. Ora invece la Asl di Chieti vuole trasferire mio figlio in una Rsa che ospita solo anziani e non è per disabili. Un insufficiente mentale non è un malato di mente e nemmeno un anziano demente».
La donna ricorda che il figlio deve essere seguito sempre perché può mettersi in situazioni di pericolo. Nella vecchia dicitura è un “pluriminorato” da non confondere con un disabile di altro genere.
«Certo questo non serve per mio figlio perché non deambula, ma comprende», aggiunge , «mi è stato chiesto anche un ticket di 25 euro/giorno pe ri primi mesi, salvo poi aumentarlo a 50. Al di la del fatto che non posso pagarlo, in risposta ad alcune mie osservazioni riguardo alle numerose crisi epilettiche che il ragazzo presenta, mi è stato risposto che si poteva chiamare il 118 per portarlo al Pronto soccorso. Quindi ogni 4/5 giorni dovremmo fare questo balletto di ricoveri e sovra ricoveri, con quale risparmio si capisce. Il problema però è anche un altro: se a Maristella viene pagata già una retta da Rsa perché trasferire mio figlio? Dov’è il risparmio? Debbo accettare o no entro il 31 marzo e ciò mi obbligherà a fare qualunque tipo di azione al fine di ottenere il diritto di sopravvivenza per mio figlio e il diritto a poter scegliere dove vivere. E  questo lo faccio non solo per mio figlio, ma per tutti i disabili che una volta venivano chiamati pluriminorati. Occorrono RSA specifiche per insufficienti mentali e disabili fisici e possibilmente non molto decentrate in posti irraggiungibili e non RSA generiche, come quella proposta».
Sebastiano Calella