IL CASO

Ex dipendenti Italfinish senza lavoro e prospettive.

Cospa Abruzzo: «nessuno ne parla. La struttura in totale abbandono»

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Ex dipendenti Italfinish senza lavoro e prospettive.
L’AQUILA. C’è un immobile nella valle Tritana in totale abbandono. Si tratta dell’ex stabilimento della Italfinish (azienda bergamasca di finiture in alluminio) che ha chiuso i battenti lo scorso novembre 2011 lasciando a piedi una trentina di lavoratori.

A riaccendere i riflettori è Dino Rossi della Cospa Abruzzo rammaricato per lo stato in cui versa lo stabile e per il silenzio assordante attorno alla vicenda. «Che cosa ne sarà dei giovani della valle Tritana senza uno straccio di futuro?», si è chiesto Rossi.
L’azienda bergamasca circa dieci anni fa si è insediata nella zona industriale di Capestrano ai limiti con il confine di Ofena lungo la ss 153 usufruendo dei fondi legati all'obbiettivo 1 della comunità europea. Nel 2007 ha rilevato l'allora Lastra, controllata dalla multinazionale Agfa, aprendo due stabilimenti.  In quello di Sulmona lavoravano 20 lavoratori ed a Capestrano, invece, la produzione è andata avanti a fasi alterne per 30 operai. A novembre scorso tra mancanza di commesse e varie difficoltà l’azienda ha dichiarato istanza di fallimento al tribunale di Bergamo. Le avvisaglie c’erano state in primavera con gli stipendi in ritardo.
Oggi, due fatti suonano strani a Rossi. Innanzitutto, secondo lui, «le commesse all’Italfinish arrivavano dalla Cina, paese che esporta merce nella nostra nazione». Poi, il rappresentante di Cospa si è chiesto che cosa abbia spinto l’azienda dopo alcuni anni dall’insediamento, a rilevare la Lastra di Sulmona, una realtà già visibilmente in difficoltà economiche.
Oggi, secondo Rossi sul sito di Capestrano «è rimasta una cattedrale nel deserto costata ai contribuenti migliaia di euro provenienti dall’Ici, adesso Imu».
In casi come questi, ha detto, «le strutture dovrebbero tornare allo stato e riassegnate a ditte che hanno voglia di lavorare anche alla luce del fatto che i lavoratori tagliati fuori si trovano sistematicamente nelle piazze, nei bar a spendere la cassa integrazione alle “slot machine”, allo scopo di trovare lavoro o fortuna, progetti sempre più vanificati».