IL CASO

Ikea e pressioni per le assunzioni: è caccia al politico “redarguito”

L’Abruzzo si è fatto (ri)conoscere fino in Svezia ed il “marketing” territoriale è gratuito

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Ikea e pressioni per le assunzioni: è caccia al politico “redarguito”
SAN GIOVANNI TEATINO. I tentacoli della politica nostrana ancora una volta non hanno resistito. E così dai palazzi del “potere” locale qualcuno ha

spedito via posta le proprie segnalazioni ed i propri personali “consigli” su chi assumere, magari non vere pressioni sul gruppo Ikea per sistemare i propri clientes. L’occasione è data dall'apertura, nei prossimi mesi, del punto vendita di San Giovanni Teatino in frazione Dragonara, nei pressi del casello Pescara Ovest - Chieti dell'autostrada A14.
Il coordinatore regionale Giovani dell'Italia dei Valori, Giampiero Riccardo, ha lanciato la notizia dalle pagine Twitter e Facebook e subito si è scatenato un vero e proprio caso con effetto a catena (una valanga di commenti e post). «Ikea manda lettere a politici abruzzesi per intimare di smettere con le raccomandazioni», ha scritto sui social network. Silenzio di tomba sull’identità del promotore della spintarella che sembra essere un esponente di spicco della Regione Abruzzo e se l’identità dovesse essere confermata non sarebbe nuovo a questo tipo di pratica. Da casa Ikea non si sbottonano, neppure il sindaco di San Giovanni Teatino, Luciano Marinucci, aggiunge particolari. «Non sono io», il commento del primo cittadino.
Tutti tacciono sull’identità del politico che in fondo ha “solo” segnalato persone così come si è sempre fatto nella prima e seconda Repubblica, magari è pure tutto regolare ma la casta nostrana comunque preferisce  proteggersi ostentando un pudore difficilmente decodificabile.
E’ però caccia al politico abruzzese di cui nessuno farà il nome perché già circolano velate minacce di querele e poi perché non sarà mica stato l’unico a fare la letterina di raccomandazione  ma forse il più sfortunato, incappato in una persona con senso civico particolarmente sviluppato.

IL CASO
«La mia denuncia sulle raccomandazioni all'Ikea di Chieti ha fatto il giro d'Italia», ha scritto Riccardo contattato anche da quotidiani nazionali, «la prevalenza della spintarella non è folklore o semplice malcostume: uccide la meritocrazia, blocca la mobilità sociale e aumenta l'inefficienza nel Paese. Basta raccomandazioni!». Oppure si legge: «La spintarella soffoca la meritocrazia. Ben fatto Ikea!». Sui social network intanto impazzano una marea di commenti e fioccano i post di persone indignate.
Stefano Totoro sulla pagina Twitter di Riccardo prova a saperne di più: «come giovane prima e politico Idv poi mi aspetterei i nomi, senza la notizia vale poco». Ma il coordinatore replica che «deve essere Ikea a pubblicare la lettera con il nome e che intanto il gruppo ha confermato la fondatezza della sua denuncia».
Ma l’azienda non sembra affatto intenzionata a rispondere. E’ impossibile parlare con dirigenti o manager. L’unico canale di comunicazione è via mail. Dopo una serie di infruttuosi tentativi PrimaDaNoi.it ha ricevuto la risposta elettronica di Valerio Di Bussolo responsabile delle relazioni esterne di Ikea.
«In merito alle vostre domande», si legge, «capita quasi regolarmente che prima dell'apertura di un nuovo punto vendita, Ikea riceva segnalazioni o richieste di informazioni sull'andamento dei percorsi di selezione di specifici candidati. E questo è successo recentemente anche in occasione del cantiere di San Giovanni Teatino». Una conferma dunque senza troppi particolari né risposte precise alle domande molto più mirate.
Poi, l’azienda ribadisce la sua policy improntata sulla correttezza sui criteri professionali, sulla competenza, motivazione ed esperienza dei candidati. Ovviamente, conclude il testo, «l’azienda non rilascia informazioni in merito a terzi, e ragioni di privacy ci portano a comunicare solo ai diretti interessati il risultato delle selezioni, operate sempre».

L’IDENTIKIT
Da alcune ricerche effettuate e da una veloce nostra indagine è però emerso che il politico indicato da alcune fonti confidenziali sarebbe di livello regionale avendo in passato ricoperto più cariche. Non abbiamo potuto ancora avere la prova e dunque per questo non possiamo fare il nome ma pare certo che la notizia sia emersa grazia ad una persona a lui vicina che, probabilmente indignata, ha fatto circolare la notizia o ha fatto una confidenza.  Come detto il muro di gomma è compatto e nessuno ha voglia di correre rischi o ripercussioni di nessun genere…
Intanto il sindaco di San Giovanni Teatino, Luciano Marinucci, è intervenuto per precisare la sua estraneità ai fatti e fugare ogni dubbio. «Io non c’entro nulla con queste pressioni. Non sono io il politico in questione», ha precisato a PrimaDaNoi.it chiarendo la sua posizione e lasciandosi andare anche ad esternazioni colorite: «rischio di essere cornuto e mazziato».
A sua discolpa fornisce prove (la lettera con cui Ikea ribadisce i suoi criteri di correttezza nella selezione del personale e chiarisce che non consente interferenze ed i ringraziamenti dell’azienda verso la sua neoeletta Giunta).
«Quando non ero ancora ero sindaco», racconta, «incontrai sul cantiere membri dell’Ikea ai quali chiesi le modalità che avrebbero utilizzato per la selezione del personale del nuovo centro».
Ad una domanda orale, Marinucci ha ricevuto una risposta scritta a firma del responsabile Ikea Antonius Reijmers con oggetto: chiarimenti iter assunzione, indirizzata ai consiglieri Marinucci Di Clemente, Cacciagrano, Federico e Ferargalli in data 18 aprile 2011.
«Per quanto concerne la formazione professionale…», scrive Ikea, «intendiamo eseguire le stesse metodologie adottate con le aperture di tutti gli altri punti vendita in Italia».
Quando invece Marinucci è diventato sindaco ha ricevuto una missiva, sempre da Reijmers, datata  26 maggio 2011 in cui l’azienda ha ringraziato il sindaco per la disponibilità e cortesia dimostrate. Quest’ultima sarebbe la prova, secondo Marinucci, di una comune visione d’intenti e dello spirito di collaborazione.
Il sindaco poi non si è sbottonato sull’identità del politico: «non spetta a me dirlo», e poi ha negato di saperlo.
L’Abruzzo di oggi è questo e forse gli abruzzesi dovrebbero chiedersi perché un politico perde tempo a scrivere lettere, quali ritorni ha che non siano privati, se il politico ha utilizzato strutture pubbliche e mezzi pagati con i soldi pubblici, quante volte in passato ha già fatto la stessa cosa… ce ne sarebbero di cose da sapere. Sta di fatto che la figuraccia anche questa volta l’Abruzzo l’ha incassata perché se è vero che si è sempre fatto così, è anche vero che nel mondo (e magari in Svezia) c’è ancora qualcuno che si indigna. Almeno lì.
m.b.