FALLIMENTO ANGELINI

Resta a Chieti processo fallimento Angelini: nessuna incompatibilità ambientale

Rigettate tutte le richieste dell’imputato

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5159

Vincenzo Angelini

Vincenzo Angelini

CHIETI. «Il 16 aprile va bene?» «No, il giudice del collegio è impegnato in altra udienza». «Allora facciamo il 18?» «No c’è sanitopoli». «Il 20 aprile? Va bene a tutti? Poi però ci tocca scorrere a maggio».


Si è inceppata nel toto-udienza la conclusione del primo appuntamento del processo ad Enzo Angelini per il suo fallimento. E c’è voluta tutta la pazienza di Patrizia Medica, che al Tribunale di Chieti ieri presiedeva il collegio straordinario formato anche da Isabella Maria Allievi e Antonella Redaelli, per stilare un primo calendario di 7 udienze.
Sarà così esaurita la fase dell’esame e del controesame dei testi dell’accusa e della difesa, che terminerà il 31 ottobre.
«Sentiamo prima i testi della Procura: sono 12. Ce la facciamo con un’udienza? No? Allora due udienze – ha continuato il presidente - poi dobbiamo saltare a giugno. Cominciamo con i testi di Angelini, i primi 20, poi passiamo a quelli delle parti civili».
«No, io proprio non posso - spiega un difensore - sono già impegnato in un’altra udienza».
Slitta perciò ad ottobre, salvo altri intoppi, la conclusione della prima parte di questo processo: ci sono infatti anche i turni delle ferie per i pm. Quello di ieri mattina era un appuntamento atteso, dopo il clamore degli anni scorsi per le vicende di Villa Pini, ma alla prova dei fatti è scivolato via nell’indifferenza generale. Ed Enzo Angelini ha assistito da solo ed un pò contrariato alla bocciatura di quasi tutte le richieste avanzate dai suoi nuovi legali Sergio Menna e Iole Di Bonifacio: dall’istanza per il trasferimento del processo ad altra sede per incompatibilità ambientale, alla sollecitazione per ottenere tutti i documenti sul fallimento del gruppo Villa Pini, alla nomina di un perito “terzo” nominato dall’attuale collegio giudicante.
Questo super-perito avrebbe dovuto fare il punto sul fallimento senza utilizzare la perizia del commissario giudiziale Sergio Cosentino, come richiesto dai pm in udienza (c’erano il procuratore capo Pietro Mennini e i due sostituti Andrea Dell’Orso e Giuseppe Falasca) e come osteggiato da Angelini, perché ritenuto troppo vicino all’accusa. Solo al secondo tentativo, dopo una camera di consiglio breve, pur negando la nomina di un nuovo Ctu, il collegio ha deciso di acquisire le relazioni di Cosentino, solo dopo averlo ascoltato come teste.
Poi il pm Dell’Orso ha consegnato al presidente un indice di più pagine con l’elenco dei documenti presentati (almeno due carrelli di faldoni) e con i testi. Così hanno fatto gli avvocati Stefano Rossi, Marco Femminella e Giovanni Di Biase che difendono rispettivamente Unicredit ed i Revisori dei conti. Il leit motiv ricorrente nelle richieste della difesa di Angelini è stata l’acquisizione delle “carte” del fallimento: «se si dice che Angelini ha distratto alcune somme, sarebbe bene conoscere con precisione quanto ha “distratto” proprio per difendersi meglio – hanno sostenuto i suoi avvocati - finora non ce le hanno date, ne disponga l’acquisizione il collegio giudicante».
Nulla da fare. Né documenti del fallimento, né nuovo Ctu, né altri termini a difesa. «Visto che non mi vogliono dare questi documenti presenteremo ricorso in Cassazione – ha commentato Enzo Angelini – la domanda che pongo è: chi deve nascondere cosa? L’accertamento della verità vorrebbe un processo chiaro. Oppure mi vogliono impacchettare senza tante storie?»
Sebastiano Calella