RICOSTRUZIONE

Minaccia di buttarsi dal balcone pe runa casa più grande

Eclatante protesta di uno sfollato alloggiato “provvisoriamente” nel progetto Case

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Minaccia di buttarsi dal balcone pe runa casa più grande
L’AQUILA. Inizia no a saltare i nervi per le condizioni di stabile e definitiva provvisorietà che investe e congela ancora gli aquilani terremotati di cui oltre 20mila ancora a carico dello stato.

Questa mattina si sono vissuti attimi di tensione e sgomento nel centro de L’Aquila per la protesta di un cittadino che ha minacciato di gettarsi nel vuoto.
Incatenato al balcone del suo appartamento inagibile, nel quartiere della Banca d'Italia dell'Aquila, uno sfollato del sisma del 2009, Teodosio Fedullo, dipendente dell'Alenia Space, ha minacciato di gettarsi nel vuoto perché l'abitazione del progetto C.a.s.e. assegnata non é più sufficiente alle esigenze della sua famiglia, in procinto di crescere per la nascita di un secondo figlio.
Dopo una serrata trattativa mentre si attendevano l’arrivo dei mezzi di soccorso e dei vigili del Fuoco , è stata fatta la promessa di esaminare il suo caso lunedì prossimo, da parte del coordinatore della Struttura Gestione Emergenza. Questo inatteso spiraglio è riuscito a dissuadere l’uomo dal gesto estremo.
Una richiesta che non aveva avuto esito durante i mesi in cui lo stesso aveva esposto le sue richieste.
 Sul posto poi erano portate le forze dell'ordine; i Vigili del Fuoco avevano montato un telone sotto il balcone dell'appartamento. A cercare di fargli cambiare idea, anche la moglie, al settimo mese di gravidanza, con il loro figlioletto. La famiglia, che vive in una casa di due locali più il bagno, ha già fatto richiesta per un alloggio più grande ma la regola é che venga assegnata solo dopo la nuova nascita, presentando il relativo certificato. Tutto "troppo rigido" secondo l'uomo che ritiene troppo faticoso per la moglie con due bambini piccoli affrontare un trasloco.
Al di là della storia particolare e specifica da molti mesi ormai è palpabile lo stato di insofferenza crescente che si respira nei nuovi quartieri cresciuti in fretta grazie al progetto Case. Molti i disagi che vengono acuiti dal trascorrere del tempo. Le case prefabbricate costruite dalla Protezione civile, infatti, iniziano a cedere e logorarsi a causa delle intemperie e si tratta di strutture leggere, spesso di legno o compensato e pensate per resistere 5-10 anni. Intanto gli aquilani si sono abituati a vivere nella provvisorietà e precarietà di alloggi improvvisati e piccoli che a lungo andare non fanno che deprimere. All’orizzonte si spera che le pratiche per la ricostruzione possano finalmente velocizzarsi e arrivare al termine. La verità è che per molti il sogno di ritornare a vivere nella loro casa di sempre danneggiata dal terremoto è ancora un miraggio.
In definitiva la ricostruzione della città e dei suoi riti è ancora lontana