PESCARA

Richiamo della Corte dei Conti? La maggioranza Mascia: «era per l’epoca di D’Alfonso»

La maggioranza replica alle accuse dell’opposizione

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Richiamo della Corte dei Conti? La maggioranza Mascia: «era per l’epoca di D’Alfonso»
PESCARA. «Nessun errore nei conti tra residui passivi e attivi e nessuna sanzione per la ritardata approvazione del rendiconto consuntivo del 2009».

Ad assicurarlo l’assessore alla Finanze Eugenio Seccia che risponde al Pd che, in merito al presunto ‘richiamo’ della Corte dei Conti. «Tale non è», assicura l’assessore, «perché Del Vecchio ha dimenticato di dire che le eventuali osservazioni sollevate dalla Sezione regionale di controllo si riferivano non ai conti dell’amministrazione di centrodestra ma, nel caso, a quelli del centrosinistra, ossia del governo del consigliere Del Vecchio».
Per la maggioranza il Pd avrebbe avuto «una interpretazione del tutto personale» della nota della Corte dei Conti: «per smentire tali affermazioni», spiega ancora Seccia, «abbiamo preparato una delibera chiarificatrice e trasparente che addirittura porteremo in Consiglio comunale».
«Per effetto della legge del 2005, la Sezione regionale di Controllo della Corte dei Conti sottopone ogni anno a verifica la gestione dei conti di tutti gli Enti territoriali, operazione che avviene ogni anno, dunque è una consuetudine, non un fatto eccezionale. Tale procedura – ha spiegato entrando nel dettaglio il dirigente D’Aquino – è stata applicata anche per il rendiconto del 2009. Nella delibera della Sezione, del 28 luglio 2011, la stessa conclude nel deliberato con una frase chiara ed emblematica, ovvero che ‘non vi sono evidenze in prima istanza di una specifica pronuncia per gravi irregolarità’, ovvero il rendiconto del 2009 non è stato bersagliato da irregolarità. Nel deliberato di 20 punti, la Corte osserva solo due punti, ma senza alcuna prescrizione: innanzitutto ricorda che il rendiconto del 2009 doveva essere approvato entro il 30 aprile 2010 e chiede le ragioni per cui il documento è stato approvato il 10 agosto del 2010».
La seconda osservazione entra nel merito dei numeri e dice che la Corte ha fatto dei conteggi sui residui inerenti gli investimenti. I residui, nello specifico, sono quelle somme stanziate in bilancio ma non incassate, e allora sono residui attivi, o non ancora pagate, e sono residui passivi. La Corte sostiene che nel settore investimenti il rendiconto 2009 porta un saldo tra i debiti delle opere pubbliche e i crediti a favore dei debiti di 22milioni 200mila euro e ce ne chiede le ragioni. Soprattutto chiede se per caso il Comune abbia introitato somme che poi non ha speso per opere pubbliche.
«Noi abbiamo chiarito», ha spiegato ancora il dirigente, «che nel bilancio vengono riportati quadri economici risalenti anche agli anni ’80 per opere ormai concluse, i cui piani di ammortamento sono abbondantemente estinti, in cui il Responsabile unico del procedimento deve solo fare l’atto con cui si afferma che l’opera è conclusa. Parliamo in sostanza dei ribassi d’asta che normalmente restano in piedi finchè l’opera non si dichiara conclusa. In questo caso parliamo di opere degli anni ’80, ’90 o 2000. Se oggi chiudiamo i quadri economici, portiamo l’Ente a una somma da estinguere pari a più di 3 milioni di euro. Con la revisione dei residui, i debiti portati in meno costituiscono una sopravvenienza attiva e significa che l’Ente potrà utilizzare l’avanzo di amministrazione».
«Vale la pena sottolineare – ha aggiunto Renato Ranieri – l’assurdità delle accuse del Pd perché è chiaro che non avremmo avuto interesse a nascondere i conti del 2009, che peraltro appartenevano per tre quarti all’amministrazione di centrosinistra, con i suoi eventuali errori. Ed è qui – ha proseguito l’assessore Seccia – che si ravvisa l’errore: secondo il Pd la Corte dei Conti avrebbe rilevato che gli investimenti contratti nel 2009 dal Comune di Pescara superavano i 19milioni di euro e i mutui contratti negli anni precedenti non erano sufficienti a coprire le spese, quindi, non avendo capienza, avremmo attinto agli introiti vincolati per la spesa corrente. Una possibilità esclusa categoricamente dalla normativa».