LA DECISIONE

Comune di Chieti, il Tar boccia il ricorso dell’opposizione

«Inammissibile i ricorsi sul Bilancio del Pd. L’opposizione si fa in Consiglio»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2953

Comune di Chieti, il Tar boccia il ricorso dell’opposizione
CHIETI. Il Tar Pescara dichiara inammissibili i due ricorsi presentati dai consiglieri comunali del Pd contro alcune delibere in tema di Bilancio, adottate dall’amministrazione Di Primio.

E si scatena la guerra delle dichiarazioni della Giunta comunale sul significato della decisione del Tar: «siete incompetenti, almeno state zitti perché stiamo risanando i debiti che ci avete lasciato» (sindaco Di Primio), «è stata confermata la bontà della nostra gestione contabile» (assessore Roberto Melideo). «Non è proprio così», replica il Pd, che comunque dissimula a stento una certa delusione per l’esito del ricorso. Infatti l’opposizione si era rivolta al Tribunale amministrativo contestando il ritardo con cui la documentazione sul Bilancio era stata resa disponibile dalla Giunta e contro la contrazione di nuovi mutui utilizzati per la spesa corrente e non per gli investimenti. Il Pd aveva poi segnalato che a suo parere alcuni dirigenti avevano modificato il piano delle opere pubbliche senza averne la competenza, ed in sostanza faceva proprio il corpo delle contestazioni dei Revisori dei conti che avevano espresso molte riserve ed eccezioni sul Bilancio comunale. I legali del Comune hanno replicato sostenendo il difetto di legittimazione dei consiglieri a presentare il ricorso ed hanno sostenuto che in effetti, ritardo o non ritardo, i documenti erano comunque a disposizione in Comune. Il Tar ha accettato sostanzialmente questa eccezione procedurale ed ha unificato i due ricorsi e le varie censure sollevate dal Pd contro il Bilancio del Comune. Però nelle 13 pagine della sentenza non entra mai nel merito della discussione sul Bilancio e tanto meno su quella politica, sollevate dal Pd.
Spiega soltanto che i consiglieri comunali, in quanto tali, non sono legittimati a presentare ricorso contro un provvedimento al quale in ogni caso hanno partecipato «perché non è consentito ad un componente di un organismo adire alla giustizia amministrativa per dirimere un conflitto interorganico sorto all’interno del medesimo ente». Infatti non sono stati lesi loro diritti, nemmeno “uti cives”, cioè come cittadini, perché solo in questo caso si poteva ricorrere alla tutela giudiziale. Insomma, dice il Tar, se passasse la richiesta dei consiglieri Pd, il sistema democratico delle tutele e dell’indipendenza dei vari organi «sarebbe scardinato da una generalizzata possibilità di ricorrere da parte delle opposizioni che in qualche modo utilizzerebbero la giustizia amministrativa come la prosecuzione di un’attività politica sostitutiva».
 Il che non è previsto nella nostra democrazia, perché così il ruolo dell’opposizione in Consiglio comunale «si trasferirebbe impropriamente nelle aule di giustizia».
 Cosa che la legge non consente, tenendo ben distinte l’attività politico-amministrativa e quella del Tar.
Sebastiano Calella