LA SENTENZA

Corte dei Conti: finanziamento illegittimo della banca Ifis ma senza danno per il Comune

Ieri la sentenza che censura il metodo di finanziamento adottato dalla giunta Angelucci

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Roberto Angelucci

Roberto Angelucci

FRANCAVILLA. Il prestito con la Banca Ifis non si poteva fare: secondo la Corte dei Conti abruzzese l’ex Giunta Angelucci non poteva richiedere 10 mln di euro per finanziare la spesa corrente del Comune di Francavilla al mare.

 Infatti un’amministrazione pubblica può attivare prestiti e mutui solo per gli investimenti. Quindi sotto accusa non è il modo con cui sono stati ottenuti i 10 mln, cioè offrendo in garanzia le rate dei tributi ancora da riscuotere, quanto l’uso che assessori e sindaco fecero di questi soldi. Ma non c’è stato danno erariale per il Comune, come è riuscito a dimostrare l’avvocato Massimo Cirulli: il contratto con la Banca Ifis è nullo perché ha violato norme imperative del Codice, quindi gli interessi già pagati dovranno essere restituiti al Comune. E senza danno la richiesta di risarcimento ai vecchi amministratori è improponibile. Perciò la Corte dei Conti ha comminato solo una sanzione pecuniaria agli assessori e all’ex sindaco Angelucci, calcolando un multiplo dell’indennità di carica. In pratica qualche migliaio di euro ciascuno da pagare, mentre nessuna responsabilità è stata riconosciuta a carico di alcuni funzionari. La multa è scattata perché, come già detto, è vietato l’uso dei mutui per le spese correnti. Stando a queste prime anticipazioni, in attesa di leggere la sentenza per esteso, la vicenda del prestito Ifis si chiude con un grosso sospiro di sollievo per questi ex amministratori ai quali la Corte dei conti inizialmente aveva contestato un danno erariale milionario.
La vecchia Giunta di Nicolino Di Quinzio e il direttore generale Antonio Infantino  oggi si trovano ad avere ragione, dopo essere stati mandati a casa e dopo essere stati sbeffeggiati per anni per aver contestato questo modo di amministrare. Sulle casse del Comune di Francavilla al mare questo debito con la Banca Ifis, lasciato in eredità da Roberto Angelucci, pesò molto e ad un certo punto l’amministrazione Di Quinzio elaborò anche un piano di rientro dal debito, con rate mensili da 180 mila euro che però alla fine fu interrotto. Ora il debito residuo con la Banca, che è di circa 5 mln, andrà ricalcolato, ma forse servirà una causa civile per trasformare gli interessi pagati in quota capitale. E così forse il debito sarà inferiore. La sentenza bacchetta tuttavia questi metodi della finanza creativa, le cui conseguenze sono state nefaste sulle casse comunali, tanto che quei debiti si ripercuotono ancora oggi sulla Giunta Luciani attualmente in carica.
Sebastiano Calella