LA SENTENZA

Condanna Cantagallo-Di Blasio, all’azienda speciale «favoritismi politici e nepotistici»

Uscite le motivazioni della prima condanna dell’ex sindaco di Montesilvano

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Enzo Cantagallo

Enzo Cantagallo

PESCARA. L' ex sindaco di Montesilvano, Enzo Cantagallo, e l'ex direttore dell'azienda speciale, Gianluca Di Blasio, sono stati condannati lo scorso dicembre dal tribunale di Pescara.

La pena che il Collegio presieduto dal presidente Carmelo De Sanctis ha inflitto è di 2 anni e 8 mesi per concussione. Adesso sono uscite anche le motivazioni di quella sentenza. Si tratta della prima condanna per l’ex sindaco di Montesilvano, ancora imputato nel più ampio procedimento ‘Ciclone’.
La pena detentiva è stata dichiarata interamente condonata e applicate le attenuanti generiche.
Per l’abuso d’ufficio relativo alle assunzioni presso l’azienda speciale il Collegio ha assolto gli imputati Guglielmo Di Febo, Marco Savini, Giuseppe Tini, Giovanni Bratti, Cristiano Tomei, Enzo Cantagallo, Gianluca Di Blasio perché «il fatto non sussiste atteso che, non essendo stata rinvenuta una condotta costituente violazione di legge o regolamento, viene meno la fattispecie oggettiva integrante il reato».

«NESSUNA INTIMIDAZIONE»
Altra assoluzione per Di Blasio è quella relativa al capo di imputazione per le presunte pressioni (il reato contestato era concussione) che l’ex direttore avrebbe esercitato nei confronti di alcuni assunti con contratto a progetto affinchè deponessero il falso davanti agli ispettori del lavoro. «Dall’istruttoria espletata», scrive il Collegio giudicante, «è emerso unicamente che Di Blasio abbia chiesto alle dipendenti di rendere una dichiarazione falsa senza che vi sia stata alcuna forma di intimidazione». I giudici sottolineano come «le stesse dipendenti condividessero l’esigenza di non palesare il sistema di assunzioni clientelari di cui loro stesse avevano beneficiato».
Di Blasio e Cantagallo sono stati invece condannati per la concussione commessa ai danni della dipendente comunale Alison De Rito: «è emerso in termini di certezza», scrivono i giudici, «che la rinuncia all’assunzione a tempo indeterminato formulata dalla Di Rito è stata il frutto non già di una libera valutazione, bensì è derivata dalla minaccia espressamente posta in essere da Di Blasio».
Per i giudici l’ex direttore dell’azienda speciale ha agito «con abuso di potere e delle qualità di pubblico ufficiale, esercitando una indebita pressione e facendo sorgere nella Di Rito il concreto timore che, ove non avesse acconsentito alle sue pretese, ne sarebbe derivato un danno rilevante».

CANTAGALLO E IL RUOLO MORALE
Se l’ex direttore della azienda speciale è stato, dicono i giudici, «l’autore materiale del reato» non si sottovaluta «il ruolo morale svolto da Cantagallo che è stato sicuramente l’ispirazione di Di Blasio, quanto meno in occasione della seconda rinuncia all’assunzione formulata dalla De Rito ed alla quale è conseguita l’assunzione di Di Febo Giorgia, figlia di Di Febo Guglielmo che- contestualmente è stato nominato assessore».  Per i giudici inoltre il ruolo dell’ex sindaco non si evince solo dalle intercettazioni telefoniche ma anche «dalla continua ingerenza dello stesso nella gestione dell’azienda speciale».
«Dalle intercettazioni telefoniche», sottolinea poi il Collegio, «risulta chiaramente come il Cantagallo volesse esercitare una gestione diretta nelle assunzioni operate dall’azienda speciale. E lo si desume quando l’ex sindaco afferma che la gestione della Debora Ferrigno deve essere svolta da persone di sua fiducia che a lui rispondano direttamente, pretende che gli vengano comunicati i nominati dei soggetti da assumere in via preventiva. Esercita pressioni non eludibili affinchè venissero assunti soggetti anche privi dei requisiti»
Di Blasio «rispondeva direttamente del suo operato nei confronti di Cantagallo» e doveva «chiaramente assecondare le richieste tese a perpetrare favoritismi politici e nepotistici, costituenti tipica espressione della gestione clientelare dell’operato dell’azienda speciale».

LA PENA
Per la determinazione della pena il Collegio ha valutato che sia Cantagallo che Di Blasio erano incensurati e per questo hanno beneficiato delle attenuanti generiche. E’ stata ritenuta dunque equa per entrambi la pena di 2 anni e 8 mesi di reclusione (ovvero 4 anni ridotti di un terzo per le attenuanti generiche).

LE PARTI CIVILI
Cantagallo e Di Blasio sono stati entrambi condannati anche al pagamento in solido delle spese processuali e interdetti dai pubblici uffici per il periodo della pena. Inoltre i due sono stati condannati al risarcimento dei danni non patrimoniali ed in via equitativa in solido al Comune di Montesilvano che si era costituito parte civile per l’ammontare di 1.000 euro. Nessun risarcimento del danno patrimoniale, invece, perché «non è stata offerta prova alcuna dell’ammontare del danno subito dall’ente locale».
All’altra parte civile ammessa in giudizio Alison De Rito il Collegio ha riconosciuto il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali per l’ammontare di 40mila euro più interessi dal giorno della commissione del reato a quello della sentenza (15 mila euro per il danno patrimoniale e 25 mila per il danno non patrimoniale). La donna, secondo i giudici «ha sicuramente subito un danno non patrimoniale derivante dalla sofferenza e dal patema conseguente all’aver subito la coartazione della propria volontà rispetto ad un aspetto fondamentale della persona qual è il conseguimento della stabilità lavorativa. Al contempo, la parte civile», si legge ancora nelle motivazioni, «può vantare un danno patrimoniale insito nella mancata assunzione a tempo indeterminato».
Per quantificarlo si è partiti da 1.000 euro di retribuzione media mensile che le sarebbe spettata se fosse stata assunta presso l’azienda speciale, moltiplicata per 12 mesi (tredicesima e quattordicesima comprese). La Di Rito aveva invece chiesto di moltiplicare quella cifra mensile per la durata presumibile della vita lavorativa (trattandosi di posto a tempo indeterminato). Ma per il Collegio questo calcolo non è corretto «in quanto attribuirebbe alla De Rito una sorta di rendita vitalizia equivalente alla definitiva perdita di qualsivoglia capacità lavorativa». E se è vero che quello che è accaduto «l’ha privata di una opportunità mensile», sottolineano i giudici, «non l’ha privata certo delle capacità di produrre reddito mediante altre forme di impiego».
Al conto presentato a Di Blasio e Cantagallo devono aggiungersi le spese legali alle parti civili (2.500 euro al Comune e 4.800 euro a De Rito).

L'avvocato Gianluca Di Blasio ad aprile dello scorso anno, dunque a processo in corso, aveva intimato attraverso il suo difensore a PrimaDaNoi.it di cancellare l'articolo inerente il suo arresto appellandosi a ragioni relative alla "privacy" poichè aveva appreso dal nostro quotidiano della sentenza che era stata emessa dal tribunale di Ortona.   Per quella ragione da allora qell'articolo non è più rintracciabile nel nostro archivio.
Alessandra Lotti