PESCARA

Morte Alinovi, martedì l’udienza preliminare per 5 medici accusati di omicidio colposo

La procura ha chiesto il rinvio a giudizio, deciderà il gup Sarandrea

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Morte Alinovi, martedì l’udienza preliminare per 5 medici accusati di omicidio colposo
PESCARA. «Finalmente dopo anni riusciremo a vedere negli occhi gli imputati colpevoli per la morte di nostro figlio».

C’è molta attesa in casa Alinovi per l’udienza preliminare che si terrà martedì prossimo al Tribunale di Pescara. Il gip Gianluca Sarandrea dovrà decidere se rinviare a giudizio il direttore di chirurgia pediatrica, Pierluigi Lelli Chiesa, i dirigenti medici, Carlo Rossi, Michele Favale, Luigi Sardella, e il dirigente medico anestesista Antonello Persico. Tutti e cinque sono accusati di omicidio colposo nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pm Salvatore Campochiaro.
L’accusa contesta «imperizia e negligenza» che avrebbero cagionato il decesso del piccolo Paolo Alinovi a luglio del 2009. Il neaonato era ricoverato presso il presidio ospedaliero pescarese è morì a causa di un arresto cardio-circolatorio causato da anemia acuta, dovuta ad un grave disturbo della coagulazione, da «un gravissimo stato di shock ipovolemico», da insufficienza renale acuta e da «severa iperpotassiemia».
Tutte complicanze conseguenti, ricostruisce l’accusa, ad un intervento chirurgico addominale cui era stato sottoposto. Secondo la ricostruzione fatta durante le indagini i chirurghi Lelli Chiesa e Rossi e l’anestesista (nella parte finale dell’intervento) Favale, non avrebbero dato alcuna indicazione ai sanitari del reparto che hanno preso in cura il neonato per il decorso postoperatorio. Non avrebbero detto che il bimbo doveva essere monitorato «attentamente e costantemente, con esami clinici e strumentali». Inoltre non avrebbero né prescritto nè effettuato «esami tempestivi idonei a tenere sotto controllo tali anomalie, consentendo interventi rapidi di riequilibrio dei valori».
A Lelli Chiesa e Persico viene contestato anche l’omesso monitoraggio «con esami di laboratorio e strumentali, e sorveglianza clinica sul paziente nel decorso postoperatorio» o la mancata decisione di trasferire il piccolo Alinovi presso il reparto di terapia intensiva neonatale. In questo modo, sostiene il pm, si sarebbe consentito «il sensibile peggioramento delle sue condizioni» fino al decesso. Inoltre Persico «di turno notturno, pur in presenza di ulteriore contrazione della diuresi, omettendo altri interventi e controlli, effettuava terapia farmacologica con albumina e furosemide, assolutamente non adeguata alla situazione ed alle condizioni del neonato, senza disporne il trasferimento presso il reparto di terapia intensiva neonatale».
I genitori del piccolo Paolo vogliono verità e giustizia e non risparmiano toni duri nei confronti dell’equipe medica: «hanno abbandonato nostro figlio in una stanzetta gelida e non adeguata e lo hanno lasciato morire sbagliando addirittura la terapia e il farmaco che lo avrebbe salvato».