LA SENTENZA

Fondi Docup e Fira. Masciarelli e Lanetta devono restituire 101.423,08 euro

La vicenda riguarda la truffa aggravata sui fondi pubblici scoperta nel 2006

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Giancarlo Masciarelli

Giancarlo Masciarelli

ABRUZZO La Corte dei Conti ha condannato l'ex presidente Fira, Giancarlo Masciarelli, l'imprenditore televisivo Vincenzo Lanetta ed Onorina Ferri.

I tre dovranno risarcire in solido in parti uguali il danno nei confronti della Fira S.p.a. e della Regione Abruzzo per 101.423,08 euro (più spese di giudizio in favore dello Stato).
I tre sono stati accusati di truffa aggravata per erogazioni pubbliche per aver messo in piedi un’operazione volta ad ottenere indebitamente il finanziamento regionale (attraverso dichiarazioni fittizie, documenti non forniti).
La vicenda si inserisce in quella ben nota dello scandalo Fira scoppiato ad ottobre del 2006 e che portò all'arresto tra gli altri dell'ex presidente Fira Giancarlo Masciarelli che poi ha patteggiato una pena di 3 anni e 4 mesi anche per le accuse di Sanitopoli.
Questa recente sentenza dei giudici delle amministrazioni riguarda i fondi Fira relativi al bando monosettoriale – Docup Abruzzo Ob 2 2000-2006 – Annualità 2003 che prevedevano l’acquisto di attrezzature di tecnologia digitale, per un ammontare di 174.041,00 euro (macchinari e impianti) per i quali la società Publi 10 S.r.l., rappresentata dall’ amministratrice Onorina Ferri ha fatto richiesta , in data 22 ottobre 2002.
Nel modulo di sovvenzione la Ferri ha indicato come struttura di riferimento per il progetto l’unità locale di Piane d’Archi (Ch), via Nazionale n. 66.
La società (agenzia dell’emittente “Antenna 10”) per ottenere l’importo ha anche affermato di gestire un volume di affari di euro 318.107,29 nell’ultimo anno, e di impegnarsi a realizzare il progetto entro 18 mesi dalla data della sua approvazione e di restituire i contributi indebitamente erogati nel caso previsto di revoca.
La Commissione regionale per la valutazione della richiesta e del controllo dei requisiti l’ha così ammessa al finanziamento con un punteggio di 0,7667 (sufficiente) per euro 87.020,50. Il contributo conseguito dalla società era pari a euro 83.539,68 a fronte di una spesa preventivata di euro 174.041,00.
L’8 agosto 2003 la Fira, a firma dell’allora presidente Giancarlo Masciarelli erogò la prima tranche del finanziamento pari a euro 34.808,20.
Ma la Commissione, è emerso successivamente dalle indagini, in data successiva (23 luglio 2004) ha ritenuto insufficiente la documentazione presentata dalla società richiedendole i documenti mancanti. Richiesta rimasta inascoltata. La Guardia di Finanza poi ha trovato il fascicolo istruttorio del finanziamento, nel quale la commissione regionale prima ha espresso parere contrario all’erogazione del saldo, poi, il giorno successivo si è dichiarata favorevole.
Dalle successive indagini è venuto fuori che la sede della società era fittizia, che la Publi è stata cancellata dal registro delle imprese, (come da visura camerale), in data 11 luglio 2005, e trasferita a Roma, in via Anastasio II n. 312. Scoperte in contrasto con le dichiarazioni della Ferri, per la quale l’unità locale era attiva al momento della richiesta dei fondi.
Le indagini hanno anche accertato che una delle fatture, la numero 96 del 18 febbraio 2004, emessa dalla ditta Onda Teleelectronic di Bologna recava quale luogo di destinazione della merce “Pescara Corso Vittorio Emanuele n. 10”, sede dell’emittente Antenna 10.
L’indirizzo corrispondeva all’abitazione di tale Salvatore Sebastiano Nino, che ha dichiarato alle autorità che la sua abitazione era adibita al deposito di attrezzature.
Gli ulteriori accertamenti hanno poi portato alla scoperta che tutte le fatture presentate per la rendicontazione erano relative a operazioni inesistenti.
La Regione Abruzzo, Direzione Sviluppo Economico Servizio Sviluppo delle Industrie ha così revocato il contributo nei confronti della Publi con recupero della somma.

TERMINI SCADUTI?
Secondo il legale di Lanetta , l’avvocato Giovanni Gebbia, il suo assistito «ha avuto solo il ruolo di richiedente il contributo attraverso l’esibizione di un’unica fattura del tutto vera e reale, poiché la sede di Piane d’Archi era effettivamente operante, essendovi stati realizzati numerosi servizi giornalistici da mandare in onda sull’emittente televisiva Antenna 10, grazie all’impiego di Sebastiano Salvatore e di Gioia Salvatore, giornalista di rinomata serietà e capacità».
La difesa inoltre ha evidenziato che presso l’abitazione di Sebastiano Salvatore vi è stata una sede provvisoria di Antenna 10, presso la quale venivano effettuati dei servizi, e veniva edito anche il “Giornale d’Abruzzo”.
Tutto questo quindi non dimostrava la falsità delle dichiarazioni e della documentazione a sostegno della domanda di contributo.

«IL TERZETTO»
La Corte dei Conti non ha dubbi. Il terzetto, così come si legge nella sentenza di condanna, ha provocato il danno erariale non soltanto della Regione Abruzzo, ma anche delle altre società richiedenti il finanziamento.
Ognuno, secondo la Corte, avrebbe svolto un ruolo cardine nella vicenda. Masciarelli ideatore del piano rivestiva la posizione chiave di amministratore della società Fira, erogatrice del finanziamento; Lanetta, amministratore di fatto della Publi 10 e la Ferri, prestanome del Lanetta, ha sottoscritto tutta la documentazione inerente la domanda di finanziamento.
Si è trattato, secondo i togati di «una regia intelligente, non casuale, tendente alla realizzazione dei fatti di cui è causa e tale dimostrazione è insita negli atti e non necessita di ulteriore approfondimento probatorio; pertanto va respinta la richiesta di prova per testi articolata dalla difesa del Lanetta e da quella della Ferri, in quanto in palese contrasto con le risultanze documentali».
Marirosa Barbieri