LA SENTENZA

Centrale del latte, vince il privato. Rc: «il Comune non si è difeso abbastanza»

Per Rifondazione: «adesso necessario il ricorso al Consiglio di Stato»

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Centrale del latte, vince il privato. Rc: «il Comune non si è difeso abbastanza»
PESCARA. Il Tar Abruzzo, sezione distaccata di Pescara, lo scorso 8 marzo ha accolto il ricorso della Immobiliare Se.Bi. S.a.s.

Così facendo ha annullato il provvedimento d’imposizione del vincolo storico artistico sulla ex-Centrale del Latte. Nei mesi scorsi le associazioni ambientaliste si erano mobilitate per salvare la struttura, primo stabilimento industriale della provincia di Pescara. Dall’altro lato c’era la società che contestava sia il vincolo (che avrebbe dovuto fermare l’ultimazione della demolizione), sia il ruolo della Soprintendenza «colpevolmente assente nei momenti importanti della pianificazione urbanistica» e che si «è attivata solo successivamente alla demolizione del fabbricato». Ovvero quando era rimasto in piedi solo una minima parte di una delle quattro facciate.
Nel 2010 il senatore Andra Pastore (Pdl) chiese l’intervento dell’allora ministro ai Beni Culturali Sandro Bondi per stabilire al più presto il valore storico-culturale del manufatto e i motivi dell’ordinanza di sospensione di lavori emessa «con procedura del tutto anomala e improvvisata» il 2 agosto.
Oggi la vittoria del privato e l’annullamento del vincolo storico artistico. Rifondazione Comunista si chiede se chi doveva tutelare l’interesse pubblico lo abbia fatto nel migliore dei modi.
«E' fondamentale ricorrere al Consiglio di Stato e farlo con determinazione», dice Maurizio Acerbo dopo aver letto la sentenza del Tar, «perchè è evidente dalla lettura della sentenza che vi sono molti elementi su cui probabilmente si sono registrati equivoci. E' dovere di chi deve tutelare l'interesse pubblico difenderlo almeno con la stessa tenacia con cui i privati difendono i propri legittimi interessi».
Il consigliere regionale non dubita che la Soprintendenza ricorrerà al Consiglio di Stato ma crede che sia doveroso che lo faccia anche il Comune di Pescara. «Non posso non stigmatizzare», continua l’esponente di Rc, «che anche in sede di contenzioso amministrativo il Comune ha mostrato la medesima negligenza dimostrata nella fase precedente all'abbattimento ma su cui non voglio ritornare a far polemica».
Anche nella sentenza c’è un chiaro riferimento a quanto sostenuto da Acerbo quando si dice: «Si è inoltre, costituito in giudizio il Comune di Pescara, che con memoria depositata il 30 novembre 2011 ha evidenziato di non avere interesse all’impugnativa in esame».
«Il Comune di Pescara non aveva interesse?», domanda attonito Acerbo. «Certo che se questi sono gli argomenti con cui abbiamo difeso il vincolo davanti al TAR non potevamo che soccombere. Constato che quasi sempre i privati vincono perchè chi dovrebbe difendere gli interessi collettivi dorme. Il "disinteresse" del Comune deriva da un input politico della giunta o da una decisione tecnica dell'ufficio?»