L'APPELLO

Sos dei dipendenti Villa Pini e SanStefar: «posti di lavoro a rischio»

Si chiede l’intervento della Regione

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3460

Sos dei dipendenti Villa Pini e SanStefar: «posti di lavoro a rischio»
CHIETI. Mille dipendenti di Villa Pini e del SanStefar preparano un appello al presidente- commissario Gianni Chiodi.

Chiedono così un suo intervento immediato per scongiurare ogni pericolo per i loro posti di lavoro (e indirettamente anche per quelli di tutte le altre società della galassia Villa Pini). Il timore è che il Consiglio di Stato possa convalidare la decisione del Tar L’Aquila, secondo il quale vanno annullati gli accreditamenti concessi dalla Regione alle società fallite di Angelini. Il che provocherebbe la chiusura immediata di tutte le attività finora svolte. La lettera ripercorre la storia della vertenza Villa Pini e arriva alle soglie della sentenza del Consiglio di Stato, la cui udienza è prevista per il 13 aprile. Le due pagine, molto articolate, ricordano gli scioperi, le assemblee, i sit-in, le trattative sindacali, i lunghi, lunghissimi mesi senza stipendio, il fallimento con esercizio provvisorio, l’asta e l’arrivo di Nicola Petruzzi, affittuario nel caso di Villa Pini e proprietario per il SanStefar. Infine la domanda: è possibile che un giudice amministrativo possa vanificare il tutto con un tratto di penna («annichilire i nostri sforzi», si legge nel testo)? La sentenza attesa dopo il 13 aprile potrebbe confermare infatti la tesi del Tar, secondo il quale la legalità sarebbe stata violata con l’accreditamento concesso dalla Regione, un provvedimento che avrebbe danneggiato «gli operatori onesti della sanità abruzzese» e cioè le altre Case di cura private concorrenti. In realtà, scrivono i dipendenti, siamo noi gli «operatori onesti che attendono da anni un segnale di legalità dal Consiglio di Stato e dalle Istituzioni».
In effetti la lettera pone due problemi. Il primo – più importante - è che l’intervento diretto su Chiodi bypassa per la prima volta il sindacato, che pure in questi anni si è speso molto nel salvataggio delle aziende ex Angelini, ma che probabilmente in quest’ultimo periodo viene accusato di un pò di assenza di fronte al “pericolo Consiglio di Stato”.  Il secondo è lo stato di massima tensione dei dipendenti, giustamente preoccupati di dover rivivere un periodo molto buio e che per questo dimenticano che non sarà una lettera o una pressione più o meno velata a modificare l’orientamento e le decisioni dei giudici amministrativi. Resta invece valida – e forse è addirittura un pò tardiva – la pressione sulla politica che avrebbe gli strumenti per elaborare un piano B, cioè quei provvedimenti in grado di salvare i posti di lavoro anche in caso di decisione sfavorevole del Consiglio di Stato. Perché una cosa è il rispetto del Diritto, che tocca ai giudici, un’altra è il rispetto del diritto al lavoro, che spetta ai politici. Basterebbe infatti una modifica della legge 32 per consentire l’accreditamento oggi contestato, senza lesioni del diritto di nessuno.
Dunque la chiusura per “debiti” di Maristella, scongiurata per la decisione del comitato dei creditori di continuare con l’esercizio provvisorio fino alla sentenza del 13 aprile, ha fatto scattare allarme e panico tra tutti i dipendenti di Angelini oggi tornati in servizio. Quello che sorprende in tutta questa storia è ancora una volta l’assenza o la distrazione della politica, che sembra aver delegato le soluzioni ai giudici e addirittura – in questo caso – ai dipendenti esasperati. Basti pensare, ad esempio, che gli stipendi di Maristella sono fermi ad ottobre scorso e quindi si preannuncia una Pasqua magra per chi lavora: alcune Asl non pagano e quelle che pagano (come Chieti) non riescono a tenere il ritmo degli stipendi. Eppure con gli ospedali che scoppiano e con le liste di attesa che si allungano, basterebbe considerare che la chiusura di Villa Pini & C. comporterebbe il disastro per la Asl di Chieti e forse anche per le altre. Quanto basta ed avanza per giustificare un piano B, che poi sarebbe semplicemente riscoprire il giusto rapporto tra sanità pubblica e sanità privata nei loro diversi ruoli complementari.
Sebastiano Calella