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Dragaggio Pescara, Chiodi: «se necessario una commissione d’inchiesta»

Testa solo contro tutti: «scandalo enorme, zero risultati»

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Dragaggio Pescara, Chiodi: «se necessario una commissione d’inchiesta»
PESCARA. La soluzione ai problemi del dragaggio del porto di Pescara «non è più rinviabile».

Per il presidente Gianni Chiodi «è necessario intervenire e, se occorresse, agire su eventuali responsabilità, magari con una commissione d'inchiesta».
Il governatore ha raccolto e sostenuto l'allarme della Confcommercio, che questa mattina ha riproposto le gravi conseguenze del perdurare di «una situazione di incertezza». Sempre Chiodi ha ricordato che la Regione Abruzzo, «fin da subito è intervenuta con una procedura speciale, quella della dichiarazione dello stato di emergenza, proprio allo scopo di disegnare un iter veloce, snello e dedicato, con l'affidamento del coordinamento ad un unico soggetto commissariale, volendo evitare l'incancrenirsi del problema legato all'insabbiamento del porto, e per dare risposte agli operatori. Abbiamo concretizzato la nostra volontà anche anticipando due milioni di euro dei Fondi Fas - ha aggiunto Chiodi - sempre nella volontà di dare una soluzione alla marineria pescarese ed ora, questioni legate alle analisi delle acque, rischiano di vanificare il nostro operato e di far perdere il controllo della situazione».
Il presidente ha, infine, assicurato l'intensificazione dell'impegno, anche attraverso un più fitto scambio di informazioni con gli enti coinvolti, fino ad un interessamento del Governo Monti alla vicenda.
«Ritengo, però - ha concluso il presidente - che, nella valutazione dei ruoli e delle responsabilità, non si proceda a facili ed inappropriate censure visto che l'Arta è un'agenzia tecnica all'altezza dei suoi compiti e non certo la causa di questo stato di cose. Intendo, inoltre, esprimere grande apprezzamento per l'impegno che il Commissario delegato, Guerino Testa, sta profondendo per individuare una soluzione ed a tal proposito comprendo le notevoli difficoltà che sta incontrando per venire a capo di una vicenda che sta assumendo contorni sempre più complessi».
Nei giorni scorsi proprio Testa aveva avanzato l’ipotesi di spedire tutta la documentazione sul dragaggio alla Corte dei Conti «per valutare il danno erariale provocato da questa vicenda inenarrabile e far emergere eventuali responsabilità».

TESTA SOLO CONTRO TUTTI: «SCANDALO ENORME, ZERO RISULTATI»

Intanto proprio Testa ha lanciato un Sos sul porto dicendo che «urge un appello corale al Governo, per affrontare in maniera decisiva la vicenda con il presidente del Consiglio dei Ministri, i ministri dell'Ambiente e delle Infrastrutture e il Prefetto Gabrielli. La mia voce - aggiunge - e' la prima a levarsi in tal senso. E' arrivato il momento - aggiunge - che ciascuno per le proprie competenze faccia la sua, ricordando il mandato ricevuto dagli elettori».
Testa parla di una situazione che «ha dell'inverosimile» e fa notare che «lo scalo della piu' grande citta' d'Abruzzo sta vivendo una progressiva agonia e, a parte alcune voci che si sono levate a fianco alla mia, non ho registrato interventi concreti in favore di questa infrastruttura. Gli appelli sono stati moltissimi, verbalmente e per iscritto» ma ben pochi sono stati i risultati per lo scalo, «se non una montagna di parole».
Tutto cio' come se la questione del dragaggio del porto di Pescara «fosse una questione solo e soltanto mia e di pochi altri, dice Testa, e come se il porto fosse una struttura di interesse esclusivamente commissariale e come se la marineria di questa parte dell'Adriatico fosse avulsa rispetto ad altre, cosi' come gli operatori commerciali che lavorano attorno al porto. E invece - aggiunge Testa - ricordo che le attivita' economiche legate allo scalo sviluppano migliaia di posti di lavoro e decine di milioni di euro di fatturato».
Il commissario si dice «certo di aver lavorato scrupolosamente, attentamente e nel rispetto della legge per arrivare ad un risultato concreto che altri hanno fatto sfumare, e mi chiedo ancora quali siano le cause. Oggi siamo ad un nulla di fatto, nessuno sa se nella darsena commerciale ci sia o meno il Ddt e l'Istituto Superiore di Sanita' non si e' ancora pronunciato pur avendo da venti giorni un campione da esaminare. Forse il nodo sul Ddt non sara' mai sciolto, e non mi stupirebbe affatto, conclude Testa, ma e' indispensabile che si dica se l'Arta puo' continuare a svolgere analisi, considerato che l'attivita' di questa Agenzia e' stata messa in discussione dall'Ispra, ed e' urgente che io venga messo in condizione di dragare il porto, con i fondi necessari e con strutture tecniche adeguate. Altrimenti si dica che non si vuole e non si puo' salvare il porto».