SANITA'

Cardiochirurgia: eccellenza pari per Teramo e Chieti, Vasto soffre

I dati dell’Agenas (segreti) dimostrano una sostanziale parità tra i due capoluoghi

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4099

   Cardiochirurgia: eccellenza pari per Teramo e Chieti, Vasto soffre
ABRUZZO. Gira e rigira, è la Cardiochirurgia abruzzese il tallone di Achille sanitario del presidente Chiodi.

Da una parte si sbilancia in una dichiarazione troppo “affettuosa” e forse un pò affrettata: «il reparto di Teramo è primo per l’applicazione dei bypass aortocoronarici e Chieti è quarto» (secondo i dati dell’Agenas, agenzia sanitaria nazionale), dall’altra subisce l’attacco di Giuseppe Tagliente, Pdl, con l’allarme – poi rientrato - per la Cardiochirurgia di Vasto in crisi per mancanza di personale. Nulla di male se il primato del Mazzini sul SS. Annunziata fosse giustificato dai numeri: sarebbe solo la dimostrazione che sta dando i suoi frutti il progetto politico di far crescere Teramo a danno di Chieti, come si era intuìto dalle difficoltà frapposte per la realizzazione della nuova sede della Cardiochirurgia a Chieti. Ma le dichiarazioni sul primato di Teramo sembrano più da ultras che da presidente della Regione. Perché al di là delle indiscrezioni del Sole 24 Ore, che sono alla base di questa classifica sulla Cardiochirurgia, i dati Agenas citati da Chiodi descrivono una realtà diversa, come PrimaDaNoi.it ha potuto accertare. Pur con tutte le difficoltà di interpretare una ricerca così complessa come il Pne (Progetto nazionale esiti), entrambe le Cardiochirurgie sembrano avere coincidenti parametri di mortalità, il dato che certifica l’eccellenza. Mentre i dati già disponibili per il 2011, registrano a Chieti una mortalità totale del 4,5%, cioè solo 1/3 della mortalità attesa a livello nazionale, che è del 15%. E questo nonostante il dimezzamento dei posti letto di terapia intensiva post operatoria, che sono il vero collo di bottiglia del reparto di Chieti.
Riuscire ad avere i dati della ricerca Agenas non è semplice. Il sito nega l’accesso ai non addetti ai lavori e scarso risultato ottengono anche le telefonate. Alla fine, dopo varie insistenze, il consiglio è di contattare l’Ufficio stampa del  Ministero della salute, che è “il proprietario” della ricerca. Ma la prima risposta è che «per ora i dati non sono disponibili e le testate che li hanno pubblicati non sono state autorizzate». Però sono veri o falsi questi dati, visto che non sono stati smentiti? Perché farli conoscere solo ai manager o ai direttori sanitari? Risposta: «Questi dati sono strumenti di valutazione a supporto di programmi di auditing clinico ed organizzativo finalizzati al miglioramento dell’efficacia e dell’equità nel Ssn e, attualmente, data l’alta complessità scientifica dei report, non sono destinati alla divulgazione (e non è nemmeno facile “semplificarli” a uso di tabelle e classifiche: infatti molti di quelli che stanno pubblicando, lo stanno facendo in maniera superficiale e inappropriata). E’ per questo che non possiamo divulgare i dati, né confermare quelli apparsi sulla stampa (non solo per quanto riguarda l’Abruzzo)».
 Strana questa interpretazione della trasparenza dove la conoscenza è destinata solo a chi comanda. Eppure il Ministero dovrebbe sapere che nel 2012, con internet, la platea di chi è interessato a “conoscere” è un pò più ampia. E PrimaDaNoi.it l’allarga pubblicando questi dati, da cui si evince con chiarezza un pareggio tra Chieti e Teramo.
Infatti il rischio grezzo (cioè la mortalità attesa) è simile, così come sono coincidenti (0,57) il dato adj (il rischio aggiustato) e il rapporto con il rischio nazionale (rradj) che è 0,20. Identico anche il dato finale complessivo di 1,116. Insomma la realtà dei numeri non premia Teramo. Ma viene un altro dubbio a chi legge le tabelle, forse realizzate tenendo conto delle Sdo, le schede di dimissione ospedaliera. Queste sono un documento così complesso e di così dubbia attendibilità (come insegna l’inchiesta Sanitopoli) che metterlo alla base di una ricerca scientifica è veramente a rischio. Il che potrebbe spiegare la reticenza di Agenas e Ministero a divulgare dati di cui non si è proprio sicuri. Vista quindi l’indisponibilità di numeri certi di provenienza ospedaliera e visto che nemmeno tutte le Asl rispondono alle richieste ministeriali, in queste statistiche sanitarie c’è una scorciatoia frequente, ma molto pericolosa per la scientificità dei risultati. A volte si usano i dati della sinistrosità assicurativa, il che significa che questi dati potrebbero provenire dal database delle Assicurazioni, le uniche in grado di comunicare dati precisi sulla mortalità o sugli incidenti della malasanità. Come dire che se il paziente è deceduto in un ospedale dove l’accoglienza o il rapporto “alberghiero” con i malati è migliore e con denunce minori, di colpo la minore conflittualità diventa sanità di eccellenza. Il che non è.
In realtà però è proprio lo scontro sulla Cardiochirurgia di Vasto che spiega meglio di tutto l’atteggiamento della Regione verso la sanità in generale. Risposte immediate a parole (la Asl ha assicurato che si sta attivando per nuove assunzioni e per realizzare anche l’Emodinamica), disagi che continueranno a lungo. Come spiega anche Ivo Menna, ambientalista storico locale, che ha rivendicato la primogenitura di questo allarme ed ha proposto «l’uso dei 100 mln del nuovo, futuro (chissà quando) ospedale di Vasto per affrontare le emergenze attuali». Semplici schermaglie? In questa emergenza, dice Menna, «l’aspetto più serio riguarda l’indifferenza che la Regione mostra nei confronti dei livelli di assistenza verso i cittadini del comprensorio».
Sebastiano Calella