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UdA, esposto in Procura su documento carichi pendenti del nuovo direttore

Il documento riporta che non vi sono processi a carico di Filippo Del Vecchio

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Pierluigi Pennetta

Pierluigi Pennetta

CHIETI. Si arricchisce di una nuova puntata la telenovela sul nuovo direttore della d’Annunzio: riguarda la segnalazione di possibili errori nella documentazione presentata all’UdA per ricoprire il posto di direttore amministrativo.

 In pratica una variante non amministrativa del contenzioso per disarcionare il nuovo arrivato sulla poltrona di Marco Napoleone. Ieri infatti l’avvocato Pierluigi Pennetta è salito alla Procura della Repubblica dove ha depositato un’integrazione all’esposto presentato a suo tempo dalla candidata esclusa dalle selezioni contro la nomina del nuovo direttore (prima Giovanni Cucullo, subito rinunciatario, poi Filippo Del Vecchio, in carica). E’ l’effetto indotto non previsto della consegna da parte dell’Università dei documenti per i quali era stato richiesto l’accesso. Tra questi – delibere, decreti, circolari – spicca la dichiarazione che Filippo Del Vecchio ha depositato al momento dell’accettazione dell’incarico, dove l’interessato esclude l’esistenza di problemi penali. E l’integrazione dell’esposto punta la sua attenzione proprio su questo: la certificazione allegata non è quella solita dei “carichi pendenti”, ma un documento  della Procura della repubblica dell’Aquila da cui risulta che non ci sono procedimenti penali in corso a suo carico. Potrebbe essere la stessa cosa, cioè che non ci sono problemi su questo versante, ma la richiesta alla Procura è quella di accertare se si è trattato di una svista in buona fede e per motivi di rapidità (per i carichi pendenti spesso ci vuole più tempo) o se invece è una scorciatoia per arrivare alla nomina. Si conferma così che la scelta di una forte contrapposizione tra il rettore e l’ex dg finora ha prodotto solo danni all’immagine dell’UdA, così come una certa durezza nei rapporti tra i legali degli opposti schieramenti ha impedito una composizione consensuale della rottura ai vertici. Insomma invece di un divorzio consensuale, l’Università sta vivendo le asprezze di una separazione per colpa, con tutti i problemi dell’affido. Di solito chi ci rimette sono i figli.
Sebastiano Calella